Carne ‘e maciello

04.10.2013 - Olivier Turquet

 

Quella che è finita in bocca ai pesci ieri e negli ultimi anni (quasi 20.000 vittime documentate sul blog “Fortress Europe” dal 1988) ha una sola triste definizione “carne ‘e maciello”.

La fortunata espressione di Lacreme napulitane, meravigliosa descrizione dello stato di emigrante, mi risuona nelle orecchie dall’ultima strage di Lampedusa.

Un’espressione mirabile nel definire, nella sua crudezza, quel processo di cosificazione, trasformare l’essere umano in oggetto della propria intenzione: sfruttamento, emarginazione, discriminazione, razzismo.

Quando noi umanisti diciamo niente al di sopra dell’essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro riceviamo spesso sguardi ironici: che ingenuità demodé!

No, scusate, stiamo proprio dicendo questo: finché l’essere umano non sarà il valore centrale saremo relegati nella preistoria umana; saremo in un mondo di guerre, di ingiustizia, non comunicazione, violenza, sopraffazione, razzismo e un lungo eccetera.

Non giriamoci intorno: la speculazione selvaggia sulla vita e il viaggio dei poveretti di turno che fuggono una guerra (siriani, eritrei, sudanesi, somali ecc.) o che cercano un futuro decente (chicanos, filippini, cinesi, senegalesi, europei dell’est ecc.); lo sfruttamento di una forza lavoro a basso costo e con poche garanzie sindacali; lo spauracchio dell’invasione per i poveri dei paesi ricchi, eccellente serbatoio di voti delle forze conservatrici; tutto questo fa comodo ai poteri del momento e non verrà cambiato a suon di lacrime di coccodrillo. Tutto questo è l’’espressione più gretta dell’Anti-umanesimo.

Abolire le leggi che prevedono il reato di favoreggiamento per chi salva i profughi in mare (come chiede la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini); abolire la Bossi Fini e sostituirla con una legge per l’Accoglienza e l’Integrazione; ridiscutere integralmente o abolire Shengen: questa sarebbe la risposta minima a quelle 20.000 anime che vagano per il Canale di Sicilia, per non parlare di tutti gli altri in altre parti del mondo.

Ma, più in là, abolire dalla Mente umana l’idea di persone di serie A, B, C; l’idea di quegli esseri che nemmeno giocano il Campionato perché sono bestie: così definiva Cronwell gli irlandesi quando ne massacrò l’80%; così i cristiani conquistadores definivano gli “indiani” quando andavano in giro a violentare in nome del Re.

Ma anche quando si discriminavano noi italiani con i simpatici cartelli “vietato l’ingresso ai cani e agli italiani” nella civilissima Svizzera.

La storia dell’umanità è piena di carne e maciello ed è l’ora di sbarazzarcene.

Ognuno di noi può cercare dentro di sé la sensazione interna, il registro, della discriminazione e della violenza; ognuno di noi può riconoscerlo, accettarlo e riconciliarsi con quel registro per iniziare un nuovo cammino.

Questo inizierà in te e in me; si tradurrà in azioni concrete, nella vita di tutti i giorni: azioni di solidarietà, di amicizia, di rispetto, di curiosità, di dialogo, di lotta, di comprensione…

E dovrà finire in ogni angolo della Terra.

Categorie: Diversità, Europa, Internazionale, Opinioni, Umanesimo e Spiritualità
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