Il nostro gruppo, Rete degli Ebrei contro l’Occupazione, si è formato anni fa perché non potevamo più sopportare  le voci ufficiali ebraiche che erano sempre e incondizionatamente, diremmo organicamente, filo israeliane, nonostante decenni di occupazione israeliana in Cisgiordania e Striscia di Gaza, il costante aumento delle colonie, una politica di occupazione crudele e manifestamente atta a cercare di scoraggiare e sgombrare il campo da chi da sempre lì abitava: i palestinesi.

Sono passati anni da quel giorno in cui, durante una manifestazione pro-Palestina, siamo sfilati a Roma col nostro striscione, accolti in piazza da un emozionante e affettuoso scroscio di applausi il cui senso era evidente: grazie per esserci, grazie per impedirci di pensare che gli ebrei con la loro storia, sono tutti indifferenti alla tragedia palestinese.

Ed eccoci oggi, ancora qui, a riaffermare la giustezza della causa palestinese, nonostante Riccardo Pacifici, un ebreo ufficiale che rilascia interviste sui giornali internazionali, continui ad avere come unica bussola la difesa dello Stato di Israele, spingendosi ad affermare (senza purtroppo dare l’esempio e in questo è molto italiano) che gli ebrei italiani dovrebbero prepararsi ad emigrare in Israele. Perché? Perché in Italia c’è chi critica la politica israeliana. Indipendentemente da ogni giudizio su questa o quella personalità politica italiana, vogliamo riaffermare la nostra assoluta, severa condanna dell’occupazione israeliana nei territori palestinesi.

Pacifici è un analfabeta della politica, che non sa scindere gli interessi di uno Stato, che in quanto tale si muove con le sue logiche, da quelli di una minoranza, gli ebrei italiani, che ha in questo paese una storia millenaria;  non si rende nemmeno conto che a furia di dare dell’antisemita a chiunque critichi il più che criticabile Stato di Israele, contribuisce indirettamente a sentimenti anti-ebraici, perché come tutti sanno e come il diritto internazionale afferma attraverso le risoluzioni dell’Onu, Israele è dalla parte del torto, un torto che è un insulto alla Memoria, la tanto sbandierata e strumentalizzata Memoria.

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