La Nonviolenza attiva in stile Oceano Meridionale…

12.03.2013 - Scott Wilkie

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

La Nonviolenza attiva in stile Oceano Meridionale…
(Foto di Paul Watson)

Viviamo in un’epoca di saperi olistici. Viviamo in un’epoca in cui si considera sempre di più il Pianeta Terra, o meglio, tutti gli organismi biologici che vivono su di essa ed i loro rispettivi ambienti, come interdipendenti.

Ci siamo resi conto di quanto il nostro pianeta possa essere fragile. Con l’attuale tasso di ‘estinzione delle specie’ vs ‘nuove specie’, questa Terra diventerà un arido paesaggio in meno di 1000 anni. Sappiamo che questa tendenza deve essere invertita. Mentre il Cambiamento Climatico attualmente, e a ragione, rappresenta la principale preoccupazione, la gente si batte ogni giorno contro l’impatto diretto del consumismo e dell’economia sconsiderata sull’ambiente. Fin dagli anni ‘60 abbiamo visto migliaia di organizzazioni di base influire sulla politica e sulla legislazione governativa, ma la difesa dell’ambiente è ancora una necessità reale.

In effetti il Movimento ambientalista è emerso come la più grande forza politica ‘alternativa’ in molti Paesi occidentali, e il Partito dei ‘Verdi’ ha ottenuto seggi nel Parlamento australiano già da qualche tempo.

In questo momento la Sea Shepherd Australia sta attuando la sua prima campagna annuale per difendere le popolazioni di balene degli Oceani del Sud dal governo giapponese. La flotta, in precedenza controllata dalla sede statunitense della Sea Shepherd Conservation Society, è stata costretta a spostare il suo ‘controllo’ in Australia a causa di continue liti del Giappone nel Nono Circuito della Corte d’Appello degli Stati Uniti.

Il giudice Kozinski ha detto che ‘ricercatori’ giapponesi sono stati autorizzati a svolgere le loro attività in Antartide grazie a un permesso emanato ai sensi della Convenzione internazionale sulla regolamentazione della caccia alle balene – “Ciononostante il Giappone è stato per anni perseguitato in alto mare da un gruppo che si fa chiamare Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) e dal suo eccentrico fondatore, Paul Watson”. La sentenza prosegue con accuse di pirateria alla Sea Shepherd – “Le attività in cui la Sea Shepherd si è impegnata in sono chiari esempi di atti di violenza per fini privati​​, l’incarnazione stessa della pirateria”.

Tuttavia mi trovo d’accordo, come altre migliaia di persone, con le affermazioni della Sea Shepherd sul fatto che la flotta giapponese ha sistematicamente abusato di questa ‘autorizzazione’ eseguendo de facto, su base annua, una caccia alla balena in territorio straniero a scopo di lucro. Il governo australiano ha riconosciuto anche questo, dopo aver formalmente presentato i documenti sulle attività del Giappone alla Corte Internazionale di Giustizia. Naturalmente, queste ‘proteste’ devono ancora essere affrontate.

Le azioni della Sea Shepherd oltrepassano la linea, spesso sottile, tra violenza e nonviolenza? Io credo di no. Mentre sentiamo stridore di metalli e certamente negli ultimi anni la vita nell’Oceano meridionale è stata messa in pericolo, con tanto di drammi opportunamente creati per l’attenzione dei media, non si sono riscontrati gravi danni. In confronto a tutti gli atti di violenza commessi dall’umanità, la Sea Shepherd registra una classificazione delle attività pari a zero.

Inserisco saldamente le attività della Sea Shepherd nella categoria della ‘nonviolenza attiva’. Paul Watson, Bob Brown, ed altri, non stanno semplicemente rendendo giustizia a quei magnifici mammiferi che vanno a zonzo per i nostri oceani, stanno proteggendo il nostro fragile ecosistema, umanità inclusa.

Nell’ambito delle proprie azioni, la Sea Shepherd sta mostrando qualcosa che proprio ora potremmo maggiormente usare, portando ingiustizie etiche e morali verso teste con una comprensione intuitiva dei confini della nonviolenza attiva e con una solida organizzazione, intelligenza e lungimiranza.

 

Articolo tradotto da: Matilde Mirabella

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Oceania, Opinioni
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