Realtà e utopia

05.02.2013 - Milano - Anna Polo

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese

Realtà e utopia
(Foto di Wikimedia Commons)

Ogni volta che si tocca il tema della follia delle spese militari, chiedendone la riduzione, c’è sempre qualcuno che salta su invocando gli impegni internazionali, la situazione concreta che “purtroppo” impone di ricorrere alla guerra e altre motivazioni del genere e bolla questa idea come utopistica. Il tono è sempre di sufficienza e compatimento (se non di scherno) nei confronti dei sognatori ingenui e idealisti che si ostinano a ignorare la dura realtà dei fatti.

Eppure tante cose che oggi ci sembrano mostruose o ridicole – la schiavitù, la terra piatta, i re per diritto divino, l’inferiorità delle donne – venivano accettate come normali e chi le metteva in discussione riceveva lo stesso trattamento oggi riservato agli oppositori della logica delle armi e della guerra. Anzi, spesso in passato il costo di questa ribellione era terribile e poteva comportare la prigione, l’esilio, la tortura e perfino la morte.

Il contrasto tra realtà e utopia, tra due scelte contrapposte – accettazione delle condizioni date o ribellione in nome di valori e ideali nuovi e di un mondo ancora da costruire –  ha attraversato tutta la storia umana. Quando ha prevalso la prima scelta tutto si è fermato nella rassegnazione e nell’oscurantismo, quando si è imposta la seconda si sono avuti cambiamenti culturali, spirituali, sociali e politici di enorme portata.

In genere “ciò che c’è” si contrappone a “ciò che dovrebbe essere” e la distanza in apparenza incolmabile tra i due termini viene usata per sostenere con forza il primo e definire un’utopia irrealizzabile il secondo, oppure provoca un senso di scoraggiamento e impotenza in chi vede troppo lontano il compimento dei suoi ideali.  Questa impostazione andrebbe però rivista in modo radicale, contrapponendo “ciò che c’è” a “ciò che non c’è ancora”, ma che prima o poi si produrrà. Certo, questo cambiamento non avverrà da solo, in modo meccanico, ma come è già successo tante volte nella storia sarà frutto della messa in discussione di ciò che in un momento è stabilito e generalmente accettato, dell’impegno, dell’inventiva, della speranza, del coraggio, della bontà e della compassione che hanno fatto avanzare l’umanità e che sicuramente porteranno in futuro nuovi progressi.

Se li consideriamo sotto questa luce, tante questioni in apparenza complesse diventano semplici: si tratterà di definire dei passi intermedi per raggiungere l’obiettivo fissato, ma tornando al tema iniziale, un mondo senza guerre e senza armi cessa di essere un sogno irrealizzabile per diventare una possibilità concreta, che dipende dai nostri sforzi, dalla nostra creatività e dalla fiducia nell’umanità e nel futuro.

Categorie: Opinioni, Pace e Disarmo
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