Pagella della censura della Turchia

24.10.2012 - Murat Cinar

Pagella della censura della Turchia

Meno di una settimana fa, il canale televisivo privato NTV, che trasmette a livello nazionale, ha mandato
in onda un documentario su Leonardo da Vinci. Durante la trasmissione, l’Uomo Vitruviano era provvisto
di un organo sessuale appositamente sfocato. Il giorno seguente, la NTV ha diramato un comunicato
mirato a scusarsi con gli spettatori, specificando di aver camuffato le pudenda dell’Uomo Vitruviano con
una sfocatura per una sorta di precauzione, considerando le multe assegnate in casi omologhi dall’Ente
Superiore della Radio e della Televisione (RTUK).

Soluzione per fuggire le accuse o tentativo di non perdere i propri telespettatori? Chissà. Eppure,
vagliando la storia della censura in Turchia degli ultimi anni e dell’ultimo periodo, non sarebbe assurdo
temere un’ingerenza dell’RTUK. Studiamo alcuni casi:

Durante la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Londra 2012, il conduttore del canale televisivo
statale TRT, traducendo Imagine di John Lennon, tralascia la frase “and (imagine there’s) no religion too”,
cioè “e (immagina che non ci sia) neanche una religione”.

Maggio 2012, il telefim Behzat C. ha ricevuto diverse sanzioni dall’RTUK per aver trasmesso scene in cui
veniva mostrato l’uso di bevande alcoliche da parte di agenti di polizia in servizio, un esempio negativo
per i giovani.

Giugno 2012, secondo un articolo pubblicato sul giornale nazionale Milliyet, il fatto che i protagonisti
della versione locale del famoso format televisivo Love Bugs non siano sposati, secondo il RTUK è
un esempio, negativo, di relazione al di fuori del matrimonio. Per questo, il copione ha previsto che i
protagonisti convolassero a matrimonio.

Luglio 2008, sempre sulla TRT, durante la messa in onda del film di Halit Refiğ, Kırık Hayatlar, sono state
tagliate scene in cui le attrici indossavano minigonne e scene di baci ed effusioni.

Giugno 2011, la censura avanza anche sulla stampa cartacea. Ad esempio, la rivista mensile fumettistica
Harakiri ha ricevuto una multa di 75.000 Euro dall’Ente per la Protezione dei Minori dalle Cattive Abitudini
(Başbakanlık Küçükleri Muzır Neşriyattan Koruma Kurulu), della Presidenza dei Ministri, perché,
attraverso le proprie strisce, pareva incoraggiare la popolazione ad avere rapporti extracogniugali. Non
potendosi permettere di saldare la sanzione, la rivista ha chiuso i battenti.

Agosto 2008, il quotidiano nazionale Zaman, di ispirazione fondamentalista, ha cancellato gli elementi
grafici che richiamano la teoria evoluzionista presenti nella pubblicità dell’gestore telefonico Avea.

Aprile 2012, un altro esempio arriva dal mondo del teatro: il Consiglio Comunale di Erzurum Yakutiye
non ha autorizzato la messa in scena dello spettacolo teatrale Mentre Esiste Tutta Questa Povertà (Onca
Yoksulluk Varken) perché sullo sfondo della scenografia campeggiava la scritta “Abbasso il fascismo”.

Gennaio 2012, il Consiglio Comunale di Smirne non ha autorizzato l’esposizione di tre fotografie
all’interno di una mostra fotografica. Le fotografie raffiguravano rispettivamente un bacio tra due donne
velate, una donna in intimo con lo chador sul capo ed un bacio tra due uomini.

Aprile 2011, l’Ente di Controllo del TRT ha censurato il primo videoclip dell’album musicale della cantante
Efsun perché considerato provocatorio a livello tradizionale e sessuale. La canzone, Senti la mia voce
(Duy sesimi) parla dei cosiddetti delitti d’onore.

I dirigenti della TRT, pochi minuti prima della diretta della serata di premiazione del Diciassettesimo
Premio Sadri Alisik per gli attori del teatro e del cinema, hanno sentito gli slogan in sala che
scandivano “no alla privatizzazione dei teatri statali” ed hanno deciso non mandare più in onda la serata
e passare al tg una versione estremamente ridotta dell’evento, un défilé di premiati che ritirano i premi e
dicono “grazie”.

Questo periodo di censure dirette ed indirette oppure nazionali o locali che toccano diversi ambiti
ricordano stranamente un’epoca triste dell’Impero Ottomano, il periodo in cui, Abdulhamit II cercava di
mantenere il proprio potere esercitando la censura. Per via del suo naso importante, spesso oggetto
di scherno e citatissimo dalla satira, aveva proibito l’uso della parola “naso”. La lista delle parole
taboo era parecchio lunga e comprendeva “libertà”, “socialismo”, “anarchia”, “attentanto”, “colpo di
stato”, “diritto”, “rivoluzione”, “straniero”, “repubblica”, “uguaglianza” etc.

Abdulhamit II era senz’altro materia ambita per i fumettisti dell’epoca, per questo egli era in grande
conflitto con questi artisti. Nell’arco di 33 anni di sultanato, per ben 31 anni non permise la pubblicazione
di fumetti. Ciononostante, clandestinamente, vennero alla luce parecchie pubblicazioni realizzate
all’estero.

Anche l’attuale Primo Ministro della Repubblica Turca, Recep Tayyip Erdogan, non va molto d’accordo
con i fumettisti. Senz’altro la situazione attuale non è troppo prossima al caso Abdulhamit, tuttavia
Erdogan continua a tentare di zittire chiunque lo critichi, compresi i fumettisti che non di rado lo
raffigurano come un gatto.

Il 9 Maggio 2004, il quotidiano nazionale Cumhuriyet illustrò Erdogan come un gatto pasticcione,
ingarbugliato tra i fili di un gomitolo di lana, per simboleggiare i suoi complicati ma forti impegni per
riaprire le scuole superiori per Imam. Erdogan aprì subito una causa contro il giornale e vinse, tuttavia
l’Alta Corte di Appello decise anche che i politici dovessero accettare le critiche e la satira ed il caso si
chiuse.

Nel 2005 il settimanale Penguen pubblicò una serie di fumetti in cui Erdogan appave sempre, sottoforma
di gatto. Il Primo Ministro non attese molto per intentare una causa e chiedere 20.000 Euro per i
risarcimenti morali. Quasi contemporaneamente intentò un’altra causa al quotidiano nazionale Evrensel,
sempre per una striscia che lo raffigurava in maniera poco lusinghiera, chiedendo 5.000 Euro di
risarcimento. Nel frattempo, otto illustratori del settimanale Penguen pubblicarono una serie di fumetti
per protestare contro queste cause ed il Primo Ministro non esitò a citarli perché “i fumetti comprendono
attacchi contro la personalità del Primo Ministro”.

Nel 2006 il Tribunale Civile di Primo Grado di Ankara rigettò le richieste di Erdogan e chiuse i casi.
L’ultimo espisodio risale al 2006: un’altro settimanale a fumetti, Leman, pubblicò in copertina l’immagine
di una persona con una zecca simile ad Erdogan sulla schiena e titolò “Reco, febbre Congo-Crimea
fa sputare sangue alla Turchia” (“Reco Kongo kenesi Türkiye’nin anasını ağlatıyor)”. Senza esitare,
gli avvocati di Erdogan, intentarono una nuova causa contro il settimanale, chiedendo 12.000 Euro
di risarcimento ed anche in questo caso, il Tribunale di primo grado di Ankara Numero 14, rigettò la
richiesta ritenendo accettabile una semplice critica nei confronti del Primo Ministro.

Qualche giorno fa il Comitato per la protezione dei giornalisti(Cpj) ha pubblicato la relazione annuale
del 2012 e la Turchia detiene il record mondiale di giornalisti in carcere, 76, di cui almeno 61 “sono
detenuti in diretto rapporto con i lavori pubblicati o con la loro attività di ricerca di informazioni”. La
condizione di altri 15 giornalisti è meno chiara.

Invece in un’altra relazione pubblicata sempre nel mese di Ottobre dalla Commissione dell’Unione
Europea sulla Turchia si specifica che c’è un notevole aumento nelle limitazioni della libertà
d’espressione. 2800 studenti in carcere per motivi politici, il codice penale deve essere cambiato in vari
articoli perché limita la libertà d’espressione dei cittadini, la presenza della censura anche su internet ed
alla fine l’esistenza del RTUK sono alcuni punti evidenziati nella relazione.

Categorie: Diritti Umani, Europa, Internazionale
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