Non siamo debitori, non pagheremo. Ora dipende da noi!

09.10.2012 - Pressenza IPA

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

Non siamo debitori, non pagheremo. Ora dipende da noi!
(Foto di http://bit.ly/QzeaTu)

Proponiamo qui il manifesto integrale dell’appello per la  manifestazione del 13 ottobre.

In questi ultimi mesi, l’impatto della cosiddetta crisi sulle nostre vite si è andato intensificando, mentre i politici non mostrano nè volontà né capacità di affrontarla. Di conseguenza, noi stiamo costruendo la nostra politica, prendiamo l’iniziativa per rivelare quello che si nasconde dietro il meccanismo del debito che sostiene il grande imbroglio chiamato crisi. Noi dichiariamo che:

Il debito non è né pubblico né legittimo.

La crisi del debito, che ha cominciato a colpire veramente gli europei solo a partire dal 2008, non è un’ esclusiva dei paesi del nord. Per decenni, il debito è stato utilizzato come meccanismo di estorsione e di sottomissione, un mezzo per spogliare gli stati della loro sovranità e trasformarli in schiavi finanziari.

Lungi dal servire alle popolazioni che si sostiene lo abbiano sottoscritto, il debito è stato destinato a finanziare gli interessi di poteri finanziari e di grandi imprese private. Non c’è mai stata socializzazione del profitto. Eppure, assistiamo non solo alla socializzazione delle perdite, ma praticamente l’intero ammontare di esse ricade sulle nostre spalle, sul popolo.

Ci hanno detto che la responsabilità di questa “crisi-truffa” è nostra, che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Ma la responsabilità non è la stessa, né questa crisi è nata per coprire le stesse necessità. Il debito delle famiglie rappresenta solo il 20% del totale, ed è stato contratto principalmente per l’acquisto della prima casa (diritto costituzionale che dovrebbe essere garantito dallo stato), mentre oltre il 60% del debito appartiene a banche e grandi imprese (specie nel settore costruzioni), ed è stato generato da attività portate avanti per ottenere profitti. É un dato di fatto: l’1% ha vissuto sopra le possibilità del 99%. Risultato: sfratti in grande scala, tagli nell’occupazione, nei diritti sociali e persino in quelli civili. Una continua spoliazione dei cittadini al fine di soddisfare il bisogno patologico dei creditori di riavere indietro i loro rischiosi investimenti. Voi avete giocato, voi avete perso. Non siamo noi i debitori, non pagheremo!

Un debito contratto non per fornire servizi pubblici ai cittadini ma per pagare gli errori dei responsabili della truffa è ILLEGITTIMO e NON deve essere rimborsato dai cittadini.

Il salvataggio e le sue bugie

Il sistema dei salvataggi che si sta portando avanti adesso in Europa, in paesi come il Portogallo, la Grecia, e ora la Spagna, è stato utilizzato in precedenza nei paesi del sud del mondo, per decenni, sotto il nome di “Piani di aggiustamento strutturale”. Per far fronte ai debiti fatti da imprese private o istituzioni finanziarie i governi sottoscrivono prestiti con organismi finanziari come il FMI, la Banca Mondiale, e in Europa la BCE o la CEE.

Proseguendo la tradizione di Zapatero, che inventò diversi nome per la crisi-truffa, anche il governo di Rajoy evita di nominare il salvataggio (bailout), e va alla ricerca di eufemismi, come “aiuti al settore bancario”, “salvataggio morbido”, e così via. Comunque lo si chiami, si tratta sempre della stessa cosa: iniezione di capitali per le banche condizionata a misure di austerità (tagli) e riforme strutturali (lavoro, aumento dell’IVA, e altre riforme fiscali…), progressivamente applicate dal governo seguendo un piano preciso firmato nel Memorandum d’intesa (MOU) dal governo spagnolo e dalla Troika. Le misure ivi contemplate non sono temporanee ma permanenti, e sono destinate a smantellare quello che è lo “stato sociale”, per sostituirlo con un modello di società neoliberale fino alle sue ultime conseguenze.

Tutto ruota intorno alla necessità di garantire al sistema bancario europeo il recupero dei propri investimenti irresponsabili. Non c’è flusso di credito verso le famiglie, o verso le piccole e medie imprese o i lavoratori autonomi; i soldi vanno direttamente a coprire le perdite delle banche e non all’economia produttiva. Non è un salvataggio, è il golpe finanziario contro la democrazia. No al salvataggio. Ci salveremo con i soldi di quelli che hanno creato questa truffa.

Tagli, conseguenze del debito

Le conseguenze di questo tipo di misure per la popolazione sono chiare, le stiamo già sopportando e ancora altre ne verranno. Non è questione di qualche anno, è un processo a lungo termine che sta mettendo a rischio il nostro futuro e quello delle prossime generazioni. Aumento della povertà e delle differenze sociali, con maggior impatto sui più svantaggiati, come donne, migranti, pensionati, i giovani, i bambini. Aumento del prezzo dei beni primari, come acqua, elettricità, alimenti. Privatizzazione dei servizi e vendita dei beni comuni. Tagli alla spesa sociale, come i benefici della “Ley de dependencia” (legge per il sostegno alla non-autosufficienza), che ha un particolare impatto sugli immigrati e sulle donne che sostengono il peso maggior per l’assistenza e la cura ai non-autosufficienti e, naturalmente, i disabili stessi. Aumento della disoccupazione in seguito alle riforme del lavoro, dismissione di dipendenti pubblici, tagli al sistema scolastico (aumento della precarietà e classi affollate, ecc.). Tagli nel settore della ricerca e dello sviluppo, nella sanità (aumento delle liste d’attesa, pagamento delle medicine, privatizzazione del sistema sanitario). Tagli alla cultura (aumento dell’IVA al 21%, cancellazione dei sussidi, ecc).

L’implementazione di queste misure ingiuste si accompagna alla perdita di sovranità. Gli Stati si trovano asserviti ai poteri finanziari, i quali impongono il loro pensiero unico attraverso i mezzi d’informazione. Siamo bombardati da messaggi sulla costante e illimitata crescita, ma non si parla del fatto che ci troviamo nel bel mezzo di una crisi mondiale senza precedenti che attraversa varie dimensioni: umanitaria, sociale, energetica, alimentare, sanitaria, finanziaria ed economica. Prendendone coscienza, sempre più voci si alzano a cercare di creare e sviluppare alternative, promuovere uno sciopero generale globale che coinvolga tutti, non solo i lavoratori ma anche studenti, disoccupati, pensionati, migranti, lavoratori del sommerso e collaboratori familiari… Noi, da qui, chiamiamo tutti alla mobilizzazione.

Alternative, processare i colpevoli

Contro questi attacchi, ci siamo organizzati, siamo scesi in piazza per protestare, per creare vere alternative ai problemi imposti dal sistema capitalista. Reti sociali già esistenti si sono rafforzate, e ne sono sorte di nuove. Abbiamo creato degli strumenti per fronteggiare questa ingiustizia.

Tra questi, vogliamo sottolineare in particolare due scioperi generali, il 29 settembre e il 29 maggio, gli accampati in varie città del mondo, e due dimostrazioni globali nell’ultimo anno. Abbiamo osservato le lotte degli altri. Dimostrazioni e scioperi si sono moltiplicati in questi ultimi mesi: studenti, lavoratori di vari settori, immigrati e disoccupati, e poi manifestazioni per l’aborto e il diritto al proprio corpo…Siamo in tanti, dobbiamo solo riuscire a fare il passo successivo.

Nei prossimi giorni, nelle assemblee di quartiere, nei collettivi e nei posti di lavoro, decideremo se partecipare all’appello per lo sciopero generale del 31 ottobre in tutto il territorio spagnolo.

Contro le misure dell’1%, questo è il nostro proclama, noi 99% :

-Noi siamo la soluzione
-Rifiuto del Memorandum e del rimborso di un debito illegittimo, per recuperare sovranità sulle nostre vite. Non siamo debitori, non paghiamo! Dipende da noi!
-Salviamo le persone, non le banche.
-Cancellazione delle misure di austerità, che significano tagli e privatizzazione dei servizi essenziali per lo stato sociale, e delle riforme del lavoro e delle pensioni.
-Sottoporre a giudizio i responsabili della crisi.
-Cominciamo a cambiare il sistema, per un’equa redistribuzione della ricchezza.
-Riforma fiscale.
-Lotta alla frode fiscale e abolizione dei paradisi fiscali.
-Abolizione del regime delle SICAV (Società di Investimento a Capitale Variabile)
-Recupero dei beni comuni: servizi pubblici universali e spazi per autogestione e solidarietà.
-Creazione di una banca realmente pubblica e sociale sotto il controllo democratico.

I nostri problemi non sono né solo nostri né limitati localmente, nel resto del mondo sta succedendo la stessa cosa, quindi la soluzione deve essere globale, pur richiedendo azioni e coordinamento locali.
Perciò vi incoraggiamo tutti a partecipare e a creare eventi contro il pagamento di debiti illegittimi, oltre a prepararvi per la Settimana Internazionale di azione contro il debito, e soprattutto a partecipare alla concentrazione-dimostrazione Rumore Globale che avverrà a Barcellona sabato 13 ottobre alle 18 in Piazza Catalunya “Rimandiamo il debito a quelli che lo hanno generato”.

NON SIAMO DEBITORI, NON PAGHIAMO, DIPENDE DA NOI!!!

Ci salveremo con i soldi di chi ha creato questa truffa.
Tira fuori tutto il debito che hai dentro!

#NoDebemos #NoPagamos #DeNosotrasDepende
#13O
#13Obcn
#GlobalNoise

https://twitter.com/13obcn
http://manifestacioglobal13obcn.wordpress.com/
Settimana internazionale di azione contro il debito: http://tinyurl.com/8t8gkqq

Traduzione di Giuseppina Vecchia

 

 

 

 

Categorie: Economia, Internazionale
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