Una transizione pacifica è possibile. Occorre evitare un guerra civile lunga e sanguinosa

29.05.2012 - Internet - Il Dialogo

Una transizione pacifica è possibile. Occorre evitare un guerra civile lunga e sanguinosa
(Foto di http://bit.ly/TijyhF)

Intervista ad Ossamah Al Tawel, membro del Comitato Esecutivo del Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico. Vive in Italia da vent’anni, è italo-siriano, ha 40 anni, lavora come designer, è stato perseguitato in Siria a 18 anni ed è rimasto in Italia perché obiettore di coscienza. Dopo l’utlima strage di Hula lo abbiamo intervistato ieri per conoscere il suo punto di vista sulla situazione siriana. Lo abbiamo già intervistato una prima volta lo scorso 11 Febbraio 2012. Ecco le sue risposte.

Qual è la situazione in Siria dopo l’ultima strage di Hula?

E’ del tutto evidente che c’è chi ha interesse a far fallire il piano Hannan dell’ONU in Siria. Il CNS (Consiglio Nazionale Siriano) dava per morto il piano prima ancora che esso iniziasse. E questo perché il CNS è formato da una maggioranza di fratelli musulmani che, in modo pacifico, non avrebbero alcuna possibilità di arrivare al governo perché la geografia politica siriana non è come quella dell’Egitto. Certo i musulmani non sono tutti così. Nel nostro coordinamento ci sono i moderati che non condividono la scelta militare del CNS.

Si parla di un ruolo sempre più attivo di Al-Qaeda in Siria. E’ così oppure no?

Al-Qaeda ha ruolo attivo in Siria. Non vogliono che la rivoluzione cominciata in modo pacifico vada avanti in modo normale cioè pacificamente come era iniziata. Qatar e Arabia Saudita armano e finanziano l’opposizione ed il terrorismo. Questi due paesi hanno dato vita a due conferenze dei cosiddetti “Amici della Siria”. In particolare il ruolo dell’Arabia Saudita in Siria è molto sporco. Le prime responsabilità vanno comunque date al regime di Assad, prima di darle ad Al-Qaeda. Dato che il regime siriano è un regime di polizia, subito dopo le prime manifestazioni pacifiche è stato lo stesso regime a mettere le armi davanti ai manifestanti ad Hara. Si voleva spingere i manifestanti alla violenza per poter dire al mondo che il governo stava lottando contro terroristi e non contro una rivoluzione popolare.

Cosa vogliono Qatar e Arabia Saudita?

Le petro-monarchie vogliono una Siria debole con Assad presidente. Vogliono rompere i rapporti forti che esistono fra Siria e Iran e così l’Iran si indebolisce.

Perchè parli di “rivoluzione” visto che in Siria non c’è stato un cambiamento di Governo?

Parlo di rivoluzione perché è quello che vogliamo fare. Non si tratta di una semplice rivolta popolare. Questo movimento ha prodotto qualche cambiamento a livello costituzionale anche se non è quello che noi vogliamo.

Dall’esterno sembra che in Siria a parte 3-4 città non ci siano manifestazioni contro Assad. E’ così?

Si tratta di una impressione sbagliata. Nella mia regione dove è presente la minoranza drusa ci sono per lo meno due manifestazioni alla settimana che vengono represse in modo brutale. Ma le TV delle petro-monarchie, Al-Arabia e Al-Jazeera, non ne parlano perchè non vogliono far conoscere manifestazioni che non siano sunnite. Trasmettono i filmati di Al-Qaeda. L’Arabia Saudita è Al-Qaeda. Il terrorismo americano si esercita attraverso l’Arabia Saudita che usa cifre altissime per arruolare mercenari con ingaggi di 100dollari al giorno che in Siria sono tantissimi se si pensa che il reddito di un siriano oscilla fra 300 e 500 dollari al mese.

La situazione economica dei siriani attualmente com’è? E’ vero che cominciano a mancare beni essenziali?

Si è vero ma questo è usato dal governo per fare pressione sulla gente. Dove non ci sono manifestazioni contro il governo c’è di tutto, dove invece ci sono le manifestazioni non ci sono cose come il gasolio o il gas.

Tu ritieni possibile un intervento della NATO in Siria?

Non lo ritengo possibile. Un tale intervento produrrebbe o una guerra regionale su larga scala o addirittura la Terza Guerra mondiale. La Siria non è una zona da prendere alla leggera. L’esercito siriano è dotato di missili russi S300 e missili antinavi. Una guerra in Siria son sarebbe una passeggiata. La Siria non è paragonabile con la Libia che non aveva neanche un esercito. In Siria c’è un esercito potente e unito a favore di Assad. Gli attivi sono 400mila ma con i riservisti si arriva ad un milione e duecentomila soldati. Non va dimenticato che i missili Scud sovietici sono fabbricati in Siria che possiede anche un armamento chimico molto dannoso e tutti gli strumenti per utilizzarlo. Nessuno può intervenire in Siria a cuor leggero. Meno male che c’è stato il veto Russo perché ci ha salvato dalla guerra di aggressione della Nato. L’intervento militare è stato ed è una speranza del CNS perché per loro è l’unico mezzo per arrivare al potere.

Vuoi dire che il CNS è fuori gioco?

Il CNS è crollato in tutta la Siria e sta in piedi solo con i soldi. A noi risulta che il capo del CNS abbia ricevuto 10milioni di dollari dalle petro-monarchie. Voglio ricordare che lui faceva parte del nostro coordinamento, poi dopo un incontro al Qatar cambiò idea. I tentativi di corruzione da parte delle petro-monarchie sono continue anche nei nostri confronti. A noi arrivano proposte tutti i giorni per mollare il coordinamento siriano con offerte di soldi.

Perchè tutto questo?

La Siria ha una posizione strategica fondamentale in tutta la zona. Basti ricordare che la Guerra del Kippur del 1973 (quando Siria ed Egitto aggredirono Israele n.d.r.) mise in ginocchio l’economia internazionale. Oggi sarebbe la stessa cosa per tutto il mondo. Lo scopo è quello di isolare l’Iran provocando una situazione tipo Iraq anni ’90.

C’è una possibilità di uscita pacifica?

Russia e Cina stanno lavorando per una transizione pacifica. Secondo noi Assad è già fuori gioco e presto ci sarà un governo di transizione che dovrà essere accettato anche da Usa e Arabia Saudita che non hanno altra scelta, a meno di non provocare una guerra catastrofica.

Noi appoggiamo una transizione come quella avvenuta nello Yemen, con un governo tecnico transitorio che guida il paese lungo un processo democratico. E’ l’unica strada visto che è impossibile l’intervento della NATO.

**Questa transizione è favorita dalla recente modifica costituzionale introdotta in Siria?**

La Costituzione approvata recentemente non aiuta perché tutti i poteri sono nelle mani del presidente. Quella Costituzione bisogna necessariamente cambiarla.

Si parla di “corridoi umanitari”, cosa ne pensi?

Per realizzare i “corridoi umanitari” è sempre necessario un aiuto militare e questo non sarà concesso dalla Siria. L’unico paese che potrebbe realizzare questi corridoi potrebbe essere la Turchia ma c’è il problema dei curdi che in Siria sono 3-4milioni e che non accetteranno mai un intervento dei turchi. Se questo dovesse verificarsi i curdi farebbero una dichiarazione di guerra alla Turchia. In Turchia poi ci sono ben 20milioni di alawiti turchi, della stessa etnia del presidente Assad, che si opporrebbero decisamente all’intervento della Turchia in Siria. Quindi hanno le mani legate. L’intervento della NATO non è possibile ne sono possibili i cosiddetti “corridoi umanitari”.

Com’è dunque la situazione oggi in Siria?

La rivolta è stata strumentalizzata dagli USA che sta appoggiando la destra siriana, cioè le forze capitaliste della Siria. Il CNS, in sostanza, è appoggiato dalle forze capitaliste mondiali, mentre noi rappresentiamo le forze del progresso siriano. L’ambasciatore della Arabia Saudita ci ha detto che loro non appoggeranno mai nessuna forza di sinistra in Siria. Ancora più esplicitamente il Qatar ha detto che il presidente del nostro Coordinamento, che si chiama Haytham Manna e che noi chiamiamo orientatore, è da bruciare.

Che cosa vi proponete dunque nel breve e medio periodo?

Innanzitutto noi siamo gli unici che abbiamo i nostri leader presenti in Siria. Tutte le nostre decisioni vengono prese a Damasco e non all’estero. Noi abbiamo deciso che dobbiamo far tornare la rivolta ai suoi principi iniziali, al pacifismo. Questo perché nessun paese potrà sconfiggere le armi che il regime possiede. Ci accusano di idealismo e di gandhismo. Ma in Siria ci sono più di 35 apparati di sicurezza, un esercito ed un armamento poderosi. Le armi non cambiano nulla e noi facciamo tesoro di ciò che è successo in Algeria dove hanno usato le armi e hanno avuto 400mila morti.

Stiamo così cercando di realizzare un coordinamento di tutte le opposizioni all’interno della Siria. Stiamo anche realizzando gruppi di orientamento per i soldati che stanno dichiarando la loro opposizione al regime. Non vogliamo che l’Esercito Siriano Libero sia un’arma in mano degli stati esteri. Siamo in contatto con il Partito Comunista Unificato siriano e con altre forze anche all’interno del Governo che non rifiutano un dialogo. Vogliamo trattare la situazione con cautela e intelligenza per evitare un guerra civile lunga e sanguinosa.

A cura di Giovanni Sarubbi direttore del sito www.ildialogo.org

Dopo la pubblicazione dell’intervista abbiamo ricevuto la seguente precisazione da parte di Ossamah Al Tawil:

Grazie Giovanni, volevo chiederti però di modificare la risposta della prima domanda, sembra così che c’è un’accusa ai fratelli musulmani nel compiere la strage di Hola, invece a compierla sicuramente erano le forze di sicurezza dell’ Al Assad e l’esercito, certo che esistono anche delle responsabilità di chi ha voluto difendere i manifestanti in modo violento ma questo non giustifica quello che hanno fatto le forze di Al Assad, è molto importante cambiare questa risposta.
Grazie di nuovo

Prendiamo atto di questa precisazione ma ribadiamo che nel corso del colloquio non è stato detto alcunchè da parte di Ossamah Al Tawil sulle responsabilità della strage. Io mi sono limitato a riportare pedissequamente ciò che lui ha detto. Il testo riprodotto rispecchia fedelmente il contenuto del colloquio. (Giovanni Sarubbi)

Categorie: Europa, Internazionale, Politica
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