Documento del Partito Umanista Internazionale rispetto alla situazione mondiale

17.11.2011 - Roma - Partido Humanista Internacional

…le tendenze lì spiegate e fino a che punto oggi, più che mai, sia necessaria l’unione di tutti gli
umanisti del mondo, affinché le più profonde aspirazioni umane si possano trasformare in realtà.
Come partito politico ispirato a questa corrente dell’Umanesimo Universalista, in questo momento storico
riteniamo necessario analizzare la situazione attuale, per arrivare a delle proposte di azione nel contesto mondiale
presente.

L’ANALISI

L’irruzione delle nuove generazioni

Negli ultimi tempi c’è stata, in tutto il mondo, l’irruzione di diversi movimenti sociali che hanno colto di
sorpresa tutti gli analisti e gli opinionisti che avevano decretato la fine della storia.
Le espressioni sociali di paesi tanto diversi come la Tunisia, l’Egitto, l’Islanda, l’India, la Spagna, il Cile e gli
Stati Uniti, differenti in quanto a motivazi oni e rivendicazioni, hanno in comune il fatto di aver avuto come
protagoniste le nuove generazioni. Migliaia di giovani hanno iniziato a scendere nelle strade, a mostrare la loro
indignazione per il mondo ingiusto ereditato, ad accettare la sfida di esser e protagonisti del cambiamento sociale;
hanno fatto tutto questo adottando la nonviolenza attiva come metodologia di azione.
L’espressione di questi giovani, insieme al meglio delle generazioni passate, sta facendo germogliare un a
nuova sensibilità planetaria.
Si tratta di una nuova sensibilità che fa il vuoto a quei leader abituati a manipolare tutto; che non solo
parla di orizzontalità ma che la esercita quotidianamente nelle diverse forme di organizzazione autogestita. Una
nuova sensibilità che non si limita a tollerare la diversità, ma che la accetta e la promuove, poiché sa che tale
diversità è necessaria, se si desidera produrre cambiamenti veri; che riconosce la banca e il capitale speculativo
come i veri avversari che hanno preso in ostaggio la democrazia rappresentativa rendendo evidente la necessità di
progredire verso una Democrazia Diretta.
Una nuova sensibilità che non consegna la propria soggettività ai mezzi di comunicazione ufficiali
controllati dal Capitale Finanziario ma che utilizza e si appropria delle nuove tecnologie e delle reti sociali per
informare, denunciare, organizzare e prendersi le strade.
E forse l’elemento più importante è il fatto che questa nuova sensibilità intuisce che alla base
dell’ingiustizia sociale si trova la violenza: fisica, economica, razziale o religiosa che sia. Pertanto le sue risposte alla
repressione e alla diffamazione è il vuoto, il non confronto e la disobbedienza civile, in sintesi la nonviolenza attiva.
Questa nuova sensibilità è solo un segno del nuovo mondo che sta nascendo in mezzo a un vecchio
mondo che cerca di conservarsi per mezzo della repressione e di grande violenza.

Verso la Nazione Umana Universale

Negli ultimi vent’anni si sono accelerate la comunicazione e l’interconnessione tra tutti i punti del mondo,
e certi aspetti di tale fenomeno sono stati definiti “globalizzazione”. Ma noi umanisti, che siamo internazionalisti e
aspiriamo ad un mondo multiforme e diverso, in tale “globalizzazione” vediamo i segni dell’anti -umanesimo,
perché il potere economico mondiale ha cercato di manipolare tale processo secondo i suoi interessi, creando uno
Stato Parallelo, sia a livello nazionale che a livello mondiale. Questo Stato Parallelo opera all’interno dei paesi
comprando o ricattando i governi e mani polando l’opinione pubblica mediante il controllo dei mass media. Opera
anche a livello internazionale, dato che ha al suo servizio organismi economici come il Fondo Monetario
Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organi zzazione Mondiale del Commercio, crea tribunali internazionali su
misura come nel caso dell’ICSID (2), utilizza come poliziotti del mondo gli eserciti degli USA e della NATO, e copre tutte le proprie malefatte con un manto di legalità, grazie al controllo sulle decisioni delle Nazioni Unite. Ma nipola
inoltre l’opinione pubblica attraverso la stampa internazionale.
Accade quindi che le popolazioni del mondo non solo devono affrontare i problemi all’interno delle
proprie frontiere, ma sentono anche che molti dei loro problemi sono generati a livello globale e non hanno modo
di agire per risolverli. Noi umanisti diciamo che, così come all’interno dei paesi i popoli devono prendere il potere
attraverso una Democrazia Reale, per avere governanti che li rappresentino genuinamente; anche a livello
mondiale è necessario lavorare per smembrare quello Stato parallelo che si traveste da istituzione mediante
organismi che sono semplici prestanome del potere economico globale.
Per questo l’immagine di progredire verso una Nazione Umana Universale non solo do vrebbe essere la
luminosa utopia che dia orientamento alle lotte dei popoli, ma anche una concezione strategica a partire da cui
possano nascere le azioni tattiche tendenti a smontare il potere di quello Stato Parallelo Globale, mentre
contemporaneamente si costruiscano i pilastri di una vera Nazione Umana Universale. Perché tale Nazione Umana
Universale, che alle vecchie generazioni può sembrare la semplice espressione di un desiderio, per le nuove
generazioni appare già come un orizzonte che la nuova sens ibilità riesce a cogliere.
Per giungere dalla situazione attuale a quell’orizzonte avvistato sarà necessario percorrere un cammino di
azioni, alcune delle quali sono proposte nel presente documento.

Il cambiamento dei paradigmi economici

In un mondo in cui il denaro è diventato il valore centrale dell’esistenza, non dovrebbero sorprenderci le
implicazioni di una tale negazione del senso della vita umana. Non può sorprenderci la crescente iniquità nella
distribuzione della ricchezza, poiché si tratta di una competizione individualista in cui ci devono essere
necessariamente vincitori e perdenti. Non può sorprenderci la successione di crisi finanziarie e la relativa
recessione in un sistema che può sostenersi solo mediante l’indebitamento crescente. Non pos sono sorprenderci
le guerre per le risorse naturali scarse, in un mondo depredato dal consumismo dei più avvantaggiati. Non può
sorprenderci la violenza sociale, quando sempre più gente si sente emarginata e fallita, nel confronto con il mondo
paradisiaco offerto dalla pubblicità consumista. Non possono neppure sorprenderci il nichilismo, la pazzia e il
suicidio, quando si è perso il senso dell’esistenza, dopo avere preteso di sostituirlo con l’ansia di successo
materialista.
Naturalmente esistono metodi per trasformare questo sistema economico inumano migliorando la
distribuzione del reddito, disciplinando il sistema finanziario, progredendo verso uno sviluppo sostenibile che
permetta di avere una vita dignitosa a ogni essere umano, senza devastare il pian eta. Ma sarebbe ingenuo
pretendere un’applicazione spontanea di tali processi senza prima promuovere un genuino cambiamento dei
paradigmi nella concezione dell’economia a partire da un profondo cambiamento dei valori culturali.
Ci sono persone che credono che per il solo fatto che le crisi economiche hanno effetti su molta gente, ci
saranno maggioranze determinate a cambiare il sistema economico. Ma non è così, perché l’individualismo si è
insediato in profondità ed il fatto che di fronte a una crisi gener alizzata molte individualità convergano in una
protesta, non significa che si sia superato l’individualismo stesso; per questo non è tanto facile passare ad altre
forme organizzative che possano davvero sostituire il sistema.
Quindi la proposta di una trasformazione nel sistema economico non può essere impostata in termini di
fattibilità tecnica né in termini di convenienza delle maggioranze. Deve essere fondata su una mistica sociale che
abbia come bandiera l’etica della coerenza, che nell’aspetto economico vuol dire anteporre la soddisfazione delle
necessità di base di tutti gli abitanti del mondo a qualsiasi altro interesse di settore o individuale.
Sappiamo che oggi ci sono le condizioni per risolvere le necessità di base di tutto il mondo. Sono numer osi
gli esempi di ciò che si potrebbe fare con le risorse che oggi vengono destinate alla corsa agli armamenti, alla
speculazione finanziaria, alla produzione di beni di lusso o al consumismo irrazionale. Sarebbe sufficiente cambiare
la direzione delle stesse energie già esistenti nell’economia affinché in un periodo non molto lungo si riconvertisse
l’apparato produttivo, con meno armi e più alimenti, meno risorse per la speculazione e più per la produzione. Ma
la direzione delle forze dell’economia non cambierà perché chiediamo di smantellare la piramide a coloro che ne
occupano il vertice; cambierà quando noi, ovvero buona parte di coloro che ancora agiscono come mattoni di tale
piramide, inizieremo a toglierle il sostegno e questo si otterrà quando smetteremo di credere nella piramide.
Questo significa nuovi valori, nuovi paradigmi e una mistica sociale che si radichi nel cuore degli esseri umani.
Di fatto il grado di perversione crescente nella relazione tra capitale e lavoro è possibile perché
l’individualismo regnante nella popolazione impedisce di dare risposte collettive d’insieme e lascia la stragrande
maggioranza inerme di fronte alla minoranza economicamente potente. Ma l’assurdo è di dimensioni tali che sta
spingendo alla presa di coscienza fasce sempre più grandi della popolazione. Il Partito Umanista in tutto il mondo
dovrà lavorare organizzando e fornendo elementi di analisi alla maggiore quantità di gente possibile. La nostra
risposta, la nonviolenza attiva, ci indica un primo passo di denuncia a cui dovrà seguire la non collaborazione con i
violenti. Esattamente come, al momento opportuno, dovremo promuovere la non collaborazione con gli Stati
violenti, dovremo anche promuovere la non collaborazione con un capitale che maltratta le popolazioni. A un certo punto i lavoratori (e i consumatori) dovranno farsi carico di progetti di sviluppo sociale costruiti senza l’intervento
di soci capitalisti (o solo con quelli che ammettano una relazione giusta e reciproca). A un certo punto la
popolazione smetterà di fare appello al capitale per le sue necessità e deciderà di risolverle come insieme. “Non
vogliamo i vostri prestiti né i vostri posti di lavoro, né i vostri prodotti, né i vostri servizi”. Questo sarà possibile solo
quando la reciprocità occuperà il posto dell’individualismo.

Verso una Democrazia Reale

Come umanisti rifiutiamo i totalitarismi e le dittature di ogni genere, perché pensiamo che la libertà
dell’essere umano di decidere il proprio destino, senza padroni, tutori o capi, sia un diritto inalienabile in ogni
circostanza.
Ma denunciamo anche l’ipocrisia delle democrazie formali, in cui i potenti della corporazione economico –
politico-mediatica utilizzano le proprie capacità di manipolazione per lasciare le popolazioni di fronte a false
opzioni elettorali, in cui dover eleggere i loro carnefici tra i “meno peggio” o di fronte al presunto caos
dell’instabilità istituzionale.
È chiaro che oggi nel mondo non tutti i governi eletti liberamente sono uguali; ce ne sono di più
progressisti e di più conservatori. Tuttavia, che sia per complicità, per incapacità o per imposizio ni del potere
economico, non hanno voluto o non hanno potuto invertire la direzione del processo. Perché una cosa è avere la
buona intenzione di “compensare” i più svantaggiati da questo sistema (e ciononostante l’emarginazione aumenta)
e un’altra è trasformare la struttura stessa del sistema affinché non sia un meccanismo di emarginazione delle
persone. E dal fallimento del socialismo real e in poi non ci sono state nuove alternative al sistema attuale.
In qualsiasi caso, la possibilità delle popolazioni di intervenire nelle politiche pubbliche si limita solo
all’elezione dei suoi presunti rappresentanti nei periodi elettorali. Quindi se pretendiamo che ci siano
trasformazioni sostanziali nel mondo dobbiamo fare in modo che i cittadini partecipino maggiormente alle
decisioni pubbliche che più li riguardano, e non siano alla mercé dell’arbitrio degli interessi dei mercati o dei
politici.
Tutto questo significa concretamente, tra le altre cose, consultazioni popolari vincolanti per decisioni di
una certa rilevanza, significa bilanci partecipativi, significa elezione diretta di tutte le cariche e possibilità di
revocarne il mandato in qualsiasi momento.
Ma è evidente che, così come non possiamo pretendere che chi sta al vertice della piramide economica
cambi le regole del gioco di propria iniziativa, non possiamo aspettarci che coloro che hanno conquistato il potere
politico grazie alla democrazia formale creino leggi per dare maggi ore partecipazione reale alla gente nelle
decisioni centrali. Quindi sarà necessario promuovere la pratica della Democrazia Reale dal seno della società,
appoggiando con il voto solo coloro che si sono impegnati nell’implementazione delle trasformazioni democratiche
necessarie. E se non ci sono candidati che si impegnano o quelli che lo fanno non meritano la nostra fiducia, si
dovrà penetrare nel sistema politico con candidati della gente mentre organizziamo la non collaborazione e la
disobbedienza civile nel momento in cui un numero sufficiente di persone organizzate prenderà coscienza del fatto
che questo sistema non ha soluzione. Ma da questa trappola della democrazia formale non c’è altra uscita se non
col percorso che proponiamo noi umanisti, quello della lotta nonviolenta.

LE PROPOSTE

Queste proposte, oltre ad essere necessariamente perfettibili in termini di ampiezza e profondità, e oltre
a rappresentare solo alcuni esempi di ciò che si potrebbe fare, possono anche essere accolte in modo di verso da
coloro che le condividono, a seconda delle proprie possibilità di azione. Per alcuni potranno significare ideali da
raggiungere, e fare da guida al momento di eleggere i loro governanti. Per altri potranno significare immagini
mobilizzanti, a partire da cui organizzarsi per chiedere ai governi di occuparsi di concretizzarle. Altri vedranno
meglio l’opzione di partecipare politicamente e avere tali proposte nella propria piattaforma elettorale. E coloro
che oggi hanno uno spazio di potere, politico o economico, e genuinamente aspirano a un mondo migliore, forse
potranno cercare di applicare già ora alcune di esse.

Proposte per i governi, verso una confederazione di stati nazionali che si impegnino rispetto ad esse

– Istituire a livello costituzionale l’obbligo dello Stato di garantire in modo concreto la copertura delle necessità
di base della popolazione, con politiche tributarie adatte a tale priorità, definendo, a partire dalla
soddisfazione di tali necessità, una percentuale del bilancio da destina re all’aiuto di nazioni più svantaggiate.
– Smantellamento totale degli arsenali nucleari. Riduzione progressiva delle armi convenzionali degli stati.
Rinuncia alla guerra come metodologia di risoluzione dei conflitti.
– Controllo statale del sistema finanziario. Creazione di banche nazionali e regionali senza interessi.
Regolamentazioni che sanzionino le pratiche speculative e usurarie. Accordi internazionali per garantire il
reinvestimento produttivo dei guadagni delle imprese, smantellare i paradisi fiscali ed impedire ogni manovra
evasiva o speculativa da parte del capitale privato.
– Libertà di circolazione e uguaglianza di diritti in ogni paese, per tutti gli abitanti del pianeta. Libertà e
uguaglianza di diritti per tutte le culture e le religioni, garantendo il rispetto della diversità.
– Implementazione di meccanismi di Democrazia Reale: consultazioni vincolanti, elezione diretta dei tre poteri
dello Stato, decentralizzazione, rappresentatività delle minoranze, revoca dei mandati, responsabilità politica
e bilanci partecipati a tutti i livelli dello Stato. Utilizzo dei mass media per la formazione e il dibattito sulle
questioni da decidere, garantendo la pluralità di opinioni con parità di condizioni. Consultazioni internazionali
di tutti gli abitanti coinvol ti in politiche regionali o mondiali.

Proposte per la mobilitazione sociale, per fare pressione sui governi e costruire alternative al potere costituito

– Esigere l’implementazione di una consultazione della popolazione, di fronte a ogni decisione rilevante che
devono prendere i governanti in materia economica, politica o sociale, denunciando come antidemocratiche
le misure non sottoposte a consultazione.
– Promuovere l’interscambio, il dibattito, la formazione e la circolazione delle informazioni, affinché l’ insieme
della società possa formarsi una propria opinione su tutti i temi che dovrebbero essere oggetto di
consultazioni popolari. Utilizzare per questo i forum con partecipazione presenziale e le reti, esigendo dai
mass media che cedano spazio a tali fini e denunciando quelli che non lo fanno come complici della
democrazia formale.
– Elaborare disegni di legge riferiti alla costruzione di un’alternativa socio-politica, esigerne la discussione e
promuoverli: legge di Democrazia Reale (con l’inserimento di tutti i relativi meccanismi); riforma tributaria che
garantisca la ridistribuzione della ricchezza e il reinvestimento produttivo dei guadagni; legge di Proprietà
Partecipativa dei Lavoratori nelle imprese; controllo statale del sistema finanziario e creazione di una Banca
senza Interessi.
– Mobilitarsi permanentemente per due diritti fondamentali, quelli all’Educazione e alla Salute, pubbliche,
gratuite, universali e di alta qualità, chiedendo non solo la loro esistenza ma anche finanziamenti adeguati alla
loro importanza.
– Promuovere e diffondere attraverso tutte le vie possibili i paradigmi di una nuova cultura per la Nazione
Umana Universale: la nonviolenza, la non discriminazione, la reciprocità, la libertà, la giustizia sociale e il senso
della vita. Allo stesso tempo denunciare come retrogradi i valori dell’individualismo, del consumismo, della
violenza, della xenofobia e della guerra.

IL RUOLO DEL PARTITO UMANISTA

Come membri del Partito Umanista veniamo da un lavoro che dura da anni, in tutti i paesi in cui ci
troviamo, su molti dei temi citati. Tuttavia in questo momento storico avvertiamo, come mai in precedenza, una
crescente predisposizione delle popolazioni, e in particolare delle nuove generazioni, alla mobilitazione nello
stesso senso. Avvertiamo inoltre una sempre maggiore affinità con alcuni di questi temi in alcuni governi
progressisti, con cui abbiamo avuto qualche livello di avvicinamento.
Tuttavia, la semplice coincidenza attuale con alcune delle nostre proposte storiche non dovrà confonderci
nella definizione del nostro ruolo presente e futuro. Sicuramente non possiamo pretendere di posizionarci come
“avanguardia illuminata” dei processi sociali, non solo per motivi di dimensioni, ma soprattutto perché tale
ubicazione risponderebbe a schemi obsoleti e verticali. Sicuramente dovremmo esercitare il nostro ruolo
posizionandoci ad un livello di parità, creando relazioni di reciprocità con coloro con cui condividiamo le idee. Ma
questo posizionamento orizzontale, libero da intenzioni di manipolazione, non dovrebbe essere incompatibile con
la volontà di accettare da tale posizione la sfida di dare riferimenti chiari sul mondo a cui aspiriamo e sui passi da
seguire per ottenerlo. Tali riferimenti non potranno in alcun modo essere imposti da un poter e verticale, ma non
possono neanche impallidire, né relativizzarsi, né rassegnarsi, per paura di essere confusi con i manipolatori o
perché crediamo che, per i nostri numeri, non abbiamo diritto di parlare con fermezza, o perché pensiamo che, per
evoluzione naturale, maturerà un processo rivoluzionario nel mondo.
È il momento di dare un segnale molto chiaro e un profilo molto definito del Partito Umanista. Le nuove
generazioni stanno irrompendo, cercando gli strumenti e le idee di cui hanno bisogno per cons olidarsi. Se,
inseguendo un apparente vantaggio congiunturale, diluissimo il nostro messaggio con quello di altri gruppi simili
ma diversi, potremmo indebolire la comprensione della nostra proposta e l’ispirazione necessaria per portare
avanti una rivoluzi one politica, economica, sociale, culturale, morale, psicologica e spirituale.
Non è garantito che il solo malcontento di massa sulle conseguenze del sistema economico obblighi da
solo i governi a realizzare cambiamenti strutturali.
Non è garantito che i l malcontento rispetto alle democrazie formali porti i governanti a realizzare
trasformazioni che vadano al di là di cambiamenti “cosmetici”.
Non è garantito che i governi progressisti riescano a passare dalle loro misure in buona fede a un reale
cambiamento delle basi stesse del sistema.
Non è garantito che tutti coloro che dicono di lavorare per un mondo migliore cerchino genuinamente
una rivoluzione, non solo negli aspetti materiali, ma soprattutto nei fondamenti esistenziali.
Ciò che possiamo garanti re è che, anche se il mondo non è ancora una Grande Nazione Umana Universale,
ci saranno sempre più umanisti che lavoreranno sinceramente per tale aspirazione, reclamata da milioni di esseri
umani, a volte in silenzio.

(1) Il “Documento Umanista” fa parte della “Sesta lettera ai miei amici” scritta da Silo il 05/04/1993, compresa in
Opere Complete, Volume I, pag. 614, pubblicato da Multimage, e il testo completo è un allegato del presente
lavoro.

(2) Centro Internazionale di Conciliazione e di Arbitrato alle c ontroversie tra governi e investitori stranieri.

Categorie: Europa, Internazionale, Opinioni, Politica
Tags: , , , ,

Newsletter

Inserisci la tua email qui sotto per ricevere la newsletter giornaliera.

Search

Racconti della Resistenza

Racconti della Resistenza

Il canale Instagram di Pressenza

Catalogo dei Documentari

Mobilitiamoci per Assange!

App Pressenza

App Pressenza

Canale di YouTube

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

Archivi

xpornplease pornjk porncuze porn800 porn600 tube300 tube100 watchfreepornsex

Except where otherwise note, content on this site is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International license.