Accademici e attivisti per i diritti umani nel mondo hanno lanciato una petizione rivolta alle potenze mondiali affinché agiscano contro l’aggressione turca nei confronti di Afrin. La petizione, firmata da accademici e attivisti come Noam Chomsky, Michael Hardt e Debbie Bookchin, chiede la prevenzione di ulteriori attacchi turchi contro Afrin. Il testo completo della petizione è il seguente:

Noi sottoscritti, accademici e attivisti per i diritti umani, chiediamo che i leader della Russia, dell’Iran e degli Stati uniti garantiscano che la sovranità delle frontiere siriane non sia violata dalla Turchia e che il popolo di Afrin (Siria) possa vivere in pace. Afrin, la cui popolazione è per la maggior parte curda, è una delle zone più stabili e sicure della Siria. Pur disponendo di pochissimi aiuti internazionali, Afrin ha accolto talmente tanti rifugiati siriani che negli ultimi cinque anni la sua popolazione è raddoppiata, raggiungendo i 400.000 abitanti.

Afrin è attualmente circondata di nemici: i gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia, al-Qaeda e la Turchia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di attaccare i partner curdi dell’esercito americano – le Ypg curde, ovvero le Unità di protezione del popolo – con le quali gli Stati uniti si sono alleati contro l’Isis. La Turchia accusa le Ypg di essere “milizie terroriste” nonostante esse abbiano per lungo tempo creato consigli locali di amministrazione democratica in tutte le città che hanno liberato dall’Isis e abbiano ripetutamente dichiarato di non avere interessi in Turchia e di voler operare solo come forze per la difesa dei curdi siriani e di altre etnie che vivono nella Federazione democratica della Siria settentrionale (Dfns), altrimenti nota come “Rojava”, di cui Afrin fa parte.

La Turchia ha dispiegato un’enorme potenzia di fuoco alla frontiera con Afrin e il presidente Erdogan ha promesso di attaccare con tutte le forze il cantone controllato dai curdi, distruggendo una enclave di pace e mettendo migliaia di civili e rifugiati in pericolo, tutto per realizzare la sua vendetta contro i curdi. Un attacco del genere contro i pacifici cittadini di Afrin è uno spudorato atto di aggressione contro una regione democratica e la sua popolazione. La Turchia non può compiere questo attacco senza l’appoggio della Russia, dell’Iran e della Siria e senza l’inerzia degli Stati Uniti. Il popolo curdo ha sopportato la perdita di migliaia di giovani uomini e donne arruolatisi nelle Ypg e nelle unità femminili Ypj per liberare il mondo dall’Isis. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno l’obbligo morale di sostenere il popolo curdo. Chiediamo che gli ufficiali statunitensi e la comunità internazionale garantiscano la sicurezza di Afrin ed evitino ulteriori aggressioni turche, provenienti sia dall’interno della Siria sia dall’esterno dei suoi confini.

Firmato:

Noam Chomsky, MIT Professor Emeritus

Michael Walzer, Institute for Advanced Study, Princeton University, Professor Emeritus

Charlotte Bunch, Distinguished Professor of Women’s and Gender Studies, Rutgers University

Todd Gitlin, sociologist and Chair, PhD Program in Communications, Columbia University

David Graeber, Professor of Anthropology, London School of Economics

Nadje Al-Ali, Professor of Gender Studies, SOAS University of London

David Harvey, Distinguished Professor of Anthropology and Geography, CUNY Graduate Center

Michael Hardt, political philosopher and Professor of Literature, Duke University

Marina Sitrin, Assistant Professor of Sociology, SUNY Binghamton

Ann Snitow, activist and Associate Professor, New School

Bill Fletcher, Jr., former President of TransAfrica Forum

David L. Phillips, Director, Program on Peace-building and Rights, Columbia University

Joey Lawrence, photographer and filmmaker

Meredith Tax, writer and organizer, North America Rojava Alliance (NARA)

Debbie Bookchin, journalist and author, NARA

Traduzione a cura di Lorenzo Fe

Fonte: http://www.globalproject.info/it/mondi/afrin-non-deve-diventare-una-nuova-kobane/21260