Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support: “In questa missione siamo stati spesso seguiti da asset non identificati o della guardia costiera libica che ostacolano i soccorsi”. La Life Support si sta dirigendo al porto di La Spezia, che non può essere considerato un POS in linea con le convenzioni SAR.
Domenica 12 aprile, di primo mattino, è previsto l’arrivo nel porto di La Spezia della Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, per lo sbarco delle 71 persone soccorse mercoledì 8 nelle acque internazionali della zona SAR libica. L’imbarcazione in pericolo, un gommone sovraffollato e non in grado di affrontare la traversata del Mediterraneo con a bordo 59 uomini e 12 donne compresi 17 minori di cui 11 non accompagnati, è stata avvistata direttamente dal ponte di comando della Life Support. I naufraghi hanno riferito di essere partiti dalle coste libiche, da Garabulli, e sono originari di Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Guinea Conakry, Camerun e Ciad, Paesi colpiti da violenze, povertà, violazioni di diritti e insicurezza alimentare.
Concluso il soccorso la nave di EMERGENCY ha ricevuto dalle autorità italiane competenti il POS (Place of Safety) di La Spezia che dista oltre 640 miglia nautiche, equivalenti a oltre 3 giorni di navigazione, dal luogo dell’intervento. Una decisione che significa costringere i naufraghi, soggetti vulnerabili che hanno già alle spalle esperienze difficili e lunghi viaggi e che dovrebbero raggiungere un posto sicuro nel minor tempo possibile, a ulteriori giorni di navigazione, posticipando la richiesta di protezione e l’accesso a servizi sanitari e di supporto psicologico. E che porta la Life Support lontano dall’area operativa del Mediterraneo centrale, dove la presenza di navi della flotta civile è quanto mai necessaria. Lo dicono i numeri vertiginosi delle persone vittime del mare lungo questa rotta nei primi tre mesi di quest’anno: 766 al 6 aprile, contro le 1.330 di tutto il 2025, stando ai dati OIM. Per tutti questi motivi il porto di La Spezia non può essere considerato un POS in linea con le Convenzioni SAR e le Risoluzioni del diritto internazionale.
La Life Support ha sperimentato anche una maggior presenza di asset libici, che ostacola i soccorsi in acque internazionali. “Sta diventando difficile realizzare interventi di soccorso nelle acque internazionali della zona SAR libica: in questa missione siamo stati spesso seguiti da asset non identificati o appartenenti alla Guardia costiera libica” spiega Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support. In questi giorni di navigazione abbiamo seguito 6 casi di barche in difficoltà senza trovare il mezzo di cui avevamo ricevuto segnalazione, o individuandolo vuoto e semi affondato. Tra questi sei casi ce ne sono almeno due in cui gli elementi di cui siamo a conoscenza fanno supporre una loro possibile intercettazione da parte della Guardia costiera libica e un possibile respingimento illecito verso la Libia.
Ad esempio lunedì 6 aprile la Life Support ha ricevuto una segnalazione di una imbarcazione in difficoltà a 10 miglia nautiche dalla sua posizione e si è diretta sul caso. L’avrebbe intercettato in 45 minuti, ma a circa 4,5 miglia nautiche a sud est da dove era, l’aereo Seabird operato dall’Ong Sea-Watch ha visto una barca bianca non identificata ma presumibilmente libica con 35 persone a bordo e che trainava un gommone. La direzione di quest’ultimo assetto era compatibile con quella del mezzo in difficoltà che stavamo seguendo. “In almeno due dei casi di barca in pericolo verso cui ci stavamo dirigendo – aggiunge Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support – la Guardia costiera libica ha intercettato e respinto illegalmente le persone che erano a bordo del mezzo sulle coste libiche prima che noi arrivassimo”.
Martedì 7 aprile la Life Support ha ricevuto un mayday relay dall’aereo Eagle 3 di Frontex che segnalava un gommone in difficoltà con 40 persone a bordo in navigazione verso nord in zona SAR libica. Noi abbiamo risposto al caso informandone le autorità, arrivati vicino alla posizione del mezzo in difficoltà ci ha contattato via radio la Guardia costiera libica intimandoci di andare a nord. Quando la Life Support ha risposto di essere impegnata in un’operazione di ricerca e soccorso di 40 persone, la Guardia costiera libica ha risposto di essere già intervenuta sul caso. “Oltre ad essere illegittimi come tutti i respingimenti collettivi, ricordiamo che quelli verso la Libia sono da considerarsi illegali non essendo quest’ultima un Paese sicuro ma un luogo dove violenze, detenzioni arbitrarie e tratta di esseri umani sono documentate dalle Nazioni Unite e da organizzazioni indipendenti” conclude il capomissione della Life Support Jonathan Nanì La Terra.
La Life Support sta compiendo la sua 42esima missione nel Mediterraneo centrale, operando in questa regione dal dicembre 2022. Durante questo periodo, la nave SAR di EMERGENCY ha soccorso complessivamente 3.442 persone.











