Con il comunicato stampa divulgato oggi, 31 marzo 2026, ITALIA-BIRMANIA.INSIEME denuncia che “nel silenzio del mondo, il parlamento fantoccio della giunta militare birmana si appresti a nominare Presidente della Repubblica il generale Min Aung Hlaing, il burattinaio che ha orchestrato il colpo di Stato del febbraio 2021 e oggi sotto inchiesta da parte della giustizia internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nel suo paese”.

ITALIA-BIRMANIA.INSIEME rende noto:

Va chiarito che questa nomina non rappresenta una transizione istituzionale, ma il tentativo di conferire una parvenza di legittimità a un potere costruito sulla violenza, sulla repressione e sulla sistematica violazione dei diritti fondamentali delle popolazioni birmane.

Il nuovo parlamento e il governo che verranno formalmente istituiti, infatti, non rappresentano alcun cambiamento reale rispetto alla giunta golpista: sarebbero soltanto una ridenominazione del regime militare. I generali non hanno rinunciato al potere; lo hanno riconfezionato in forma civile, attraverso elezioni manipolate e strutture istituzionali prive di credibilità.

È estremamente grave che, dopo cinque anni di devastazioni – bombardamenti sistematici, massacri di civili e repressione diffusa -, l’Unione Europea si appresti a rinnovare automaticamente le sanzioni in scadenza ad aprile, senza alcun rafforzamento delle misure restrittive.

Come ha sottolineato dal Relatore Speciale delle Nazioni Unite, Tom Andrews, “manca la volontà politica di garantire la responsabilità per le gravi violazioni dei diritti umani”.

ITALIA-BIRMANIA.INSIEME si rivolge al Governo italiano e alla Commissione europea chiedendo “di rafforzare significativamente il regime sanzionatorio, adottando misure analoghe a quelle introdotte in risposta all’aggressione russa contro l’Ucraina”:

È necessario colpire con determinazione ciò che consente alla giunta di sopravvivere, ovvero i flussi finanziari, le forniture militari, le fonti di legittimazione internazionale.

Denunciando che “alla luce della nomina di un presunto governo civile che rappresenta in realtà  solo la continuità del controllo militare sul Myanmar, il crescente sostegno politico, militare e logistico alla giunta da parte di Russia, Bielorussia, Iran e Cina”, ITALIA-BIRMANIA.INSIEME segnala “in particolare l’aumento documentato delle importazioni di carburante destinato all’aviazione militare attraverso le flotte ombra, con sistemi assicurativi opachi e canali finanziari controllati dal regime”.

Ricordando che “il Myanmar rappresenta oggi un nodo strategico cruciale. Lasciare il Paese nelle mani di una giunta militare in abiti civili significa rafforzare l’influenza di Russia e Cina nell’area dell’Oceano Indiano, favorire l’espansione della criminalità organizzata e alimentare la fuga di migliaia di giovani. Se è fallimentare esportare la democrazia, è invece doveroso sostenere chi la difende”, ITALIA-BIRMANIA.INSIEME sollecita “È essenziale che l’Unione Europea rafforzi ed estenda le misure restrittive esistenti, anziché limitarne il rinnovo formale”.

ITALIA-BIRMANIA.INSIEME chiede all’Europa:

di affiancare con maggiore determinazione le forze della resistenza democratica birmana, impegnate in una lotta estremamente difficile per la costruzione di uno Stato federale, democratico e inclusivo ed in particolare il neonato Consiglio Direttivo per la Nascita di un’Unione Democratica Federale (SCEF) organismo unitario delle forze democratiche

e, in specifico,

  • il rifiuto di qualsiasi riconoscimento della nuova leadership del Myanmar;
  • il rafforzamento delle sanzioni, in particolare contro: le filiere del carburante per aviazione; gli intermediari finanziari e le banche pubbliche birmane, con la tutela esplicita delle operazioni umanitarie e delle rimesse dei migranti; gli operatori marittimi e le compagnie assicurative coinvolte nell’elusione delle misure;
  • un’azione coordinata dell’Unione Europea contro le reti collegate a Russia e Iran;
  • il rafforzamento del sostegno umanitario e alle forze democratiche birmane.