A seguito dell’emissione da parte di Donald Trump, il 29 gennaio, di un ordine esecutivo nel quale Cuba viene dichiarata come una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione l’importazione di carburanti sull’isola è stata bloccata, blocco che però non vale per le attività private.
Proprio così, il divieto di importazione di carburanti sull’isola, pena per i Paesi che commerciano petrolio con Cuba dell’applicazione di ulteriori dazi del 25%, vale solo per lo Stato e non per le imprese private.
Secondo quanto riferito da Reuters dall’inizio di febbraio il settore privato cubano ha importato ben 30 mila barili (4,8 milioni di litri, ma i volumi sembrano aumentare di settimana in settimana) di combustibili dagli Stati Uniti per i suoi usi, mentre lo Stato che garantisce servizi come i trasporti, l’istruzione, la sanità si trova in grande difficoltà nel continuare il suo lavoro di sostegno alle principali necessità quotidiane della popolazione per via dei capricci di Trump.
Ovviamente la decisione statunitense di concedere licenze speciali per la vendita al settore privato di carburante ha lo scopo di mettere questo settore in una posizione di privilegio, oltre che far aumentare il malcontento nella popolazione.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che l’autorizzazione di tali esportazioni di carburante si adatta a una più ampia politica dell’amministrazione Trump “interamente progettata per mettere il settore privato e i singoli cubani privati – non affiliati al governo, non affiliati ai militari – in una posizione privilegiata”, riferisce sempre Reuters.
Dagli inizi del 2026 61 navi portacontainer che trasportano prodotti di varia natura importati da società private – compreso il carburante – sono arrivate nei porti cubani, principalmente in quello di Mariel, con un leggero calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Le spedizioni provenienti dagli Stati Uniti partono principalmente dalla Florida, anche se diverse imbarcazioni salpano dalle coste della Louisiana. Il carburante viene trasportato nei container in serbatoi ISO progettati per contenere e trasportare circa 21.600 litri di carburante in sicurezza. Viene importato quasi totalmente diesel, solo l’1 % è benzina, in quanto quest’ultima è molto più difficile da stoccare.
Secondo fonti e documenti visualizzati dalla Reuters l’elenco delle aziende che importano carburante include panettieri privati, grossisti che distribuiscono merci a piccoli mercati privati nelle aree urbane e negozi online più grandi come il supermercato Supermarket23,.
Il Bureau of Industry and Security degli Stati Uniti a febbraio ha pubblicato linee guida che autorizzano le esportazioni e le riesportazioni di gas e prodotti petroliferi statunitensi a entità del settore privato cubano ammissibili.
“Se sorprendiamo il settore privato lì a giocare e a deviarlo al regime o alla compagnia militare, se scopriamo che stanno spostando quella roba in modi che violano lo spirito e la portata di queste autorizzazioni, quelle licenze saranno annullate”, ha detto Rubio a febbraio.
Adesso si capisce come mai i taxisti privati, nonostante la penuria di carburante, continuino a viaggiare in tutta l’isola, mentre i trasporti pubblici sono praticamente paralizzati. Si capisce poi da dove arriva il carburante che viene regolarmente venduto sul mercato nero, facendo ingrassare i soliti furbetti: il diesel è arrivato a costare anche 4 euro al litro, mentre quando veniva venduto dallo Stato costava poco più di un euro.
La strategia della Casa Bianca è molto chiara: non solo mettere in una posizione di privilegio il settore privato, ma anche continuare ad alimentare le frustrazioni quotidiane di una popolazione sottoposta a misure sanzionatorie senza precedenti nella storia del mondo.
Da un lato i carburanti sono disponibili per pochi o per chi può permettersi di acquistarli al mercato nero, dall’altro le centrali termoelettriche che dipendono dai combustibili statali funzionano a singhiozzo, le interruzioni della corrente sono oramai una costante, i trasporti pubblici sono fermi, gli ospedali si barcamenano per fornire l’assistenza ai pazienti. In questo quadro chiaramente il malcontento nella popolazione aumenta ed è proprio questo che vuole la Casa Bianca: esasperare la gente fino al punto di portarla alla sommossa popolare che finalmente cambi il governo con uno asservito agli interessi degli Stati Uniti.
Inoltre il fatto che i carburanti si trovino solo nel settore privato aiuta la narrazione portata avanti dagli Stati Uniti e dalle sue creature controrivoluzionarie, secondo cui il governo non è capace di provvedere alle esigenze della popolazione, mentre il privato invece sì. E’ facile arrivare a pensare che in questa situazione solo una svolta liberale possa salvare l’isola.
Insomma, la Casa Bianca ha deciso che tutto quello che è pubblico deve fallire miseramente, mentre il privato dovrà riempire gli spazi lasciati liberi dallo Stato – sanità, istruzione, trasporti, comunicazioni. E chi non avrà i soldi per pagarli? Saranno problemi suoi …
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info











