Il bassorilivo sul portone dell’edificio consacrato raffigura una Pietà. All’interno del luogo di culto accanto a sculture, pitture, affreschi e arredi religiosi fino a domenica prossima – 15 marzo – con la rassegna di disegni dipinti dai bambini palestinesi è mostrata un’immagine evocativa di questa peculiare figura femminile iconica che ricorre in arte, cultura e tradizioni e in questi anni e giorni nelle cronache quotidiane.

A Mohammed Timraz, che a Gaza ha allestito The Artists’ Tent (La tenda degli artisti) e insieme all’illustratrice irlandese Feile Butler raccolto i disegni che compongono la collezione HeART of Gaza: Children’s Art from the Genocide ho proposto una riflessione sulle valenze e il valore dell’arte.

La chiesa dell’Addolorata di Casale Monferrato venne edificata tra il 1751 e il 1840 su progetto del conte Francesco Ottavio Magnocavalli, in fase d’esecuzione modificato dai capomastri, l’architetto Giovanni Battista Felli e l’ingegnere Bernardo Lombardi, e per cui lo scultore Saverio Franzi scolpì la Deposizione dalla Croce con Cristo circondato amorevolmente dalla Madre e dalle Marie, inoltre la Purificazione della Vergine Deipara (genitrice di Dio), l’incontro tra Gesù e Maria al Golgota e due gruppi di emblemi della Passione.

Nella prima metà dei quasi cent’anni in cui la chiesa dedicata alla Madonna ‘Addolorata’ veniva costruita, Casale Monferrato fu invasa e occupata da molti conquistatori – francesi, spagnoli e austriaci – e alla storica battaglia combattuta il 14 giugno 1800 nella vicina Marengo perirono circa 19 migliaia soldati dell’esercito francese al comando di Napoleone e delle truppe dell’Impero Austro-Ungarico.

Dal 12 dicembre 1798 al 17 maggio 1799 nella città insorta venne instaurata una repubblica, di cui era emblematico un albero della libertà e tra l’inizio e gli anni ’40 del XIX secolo la città monferrina divenne la capitale dell’agricoltura italiana e una strategica roccaforte militare del regno piemontese, che dal 1848 cominciò a condurre le guerre ‘risorgimentali’ e nel 1849 Casale Monferrato venne assediata… e si difese strenuamente.

Osservando l’immagine iconica scolpita all’ingresso della chiesa dell’Addolorata subito ho pensato alla fotografia simbolica della carneficina di bambini uccisi nell’assedio della Striscia di Gaza cominciato il 6 ottobre 2023 e non ancora cessato, anzi: perdurante nonostante la tregua dichiarata il 10 ottobre scorso e dal 28 febbraio di quest’anno inasprito a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente.

La fotografia emblematica di questa strage degli innocenti che accade nel presente alla vista di tutti, ‘sotto gli occhi’ dell’intera umanità, è di Mohammed Salem, un fotoreporter della Reuters, che l’ha ‘scattata’ il 2 novembre 2023 e intitolata A Palestinian Woman Embraces the Body of Her Niece ed è diventata celebre con la denominazione Pietà di Gaza proprio per la sua analogia alla Pietà dell’iconografia cristiana e per la sua similitutine a un dettaglio di un’opera artistica, la raffigurazione del bombardamento di Guernica avvenuto il 26 aprile 1937, che è la rappresentazione universalmente simbolica dell’orrore della guerra.

Eseguita da Pablo Picasso su commissione del Governo Repubblicano spagnolo per rappresentare la nazione iberica all’Expo 1937, l’Esposizione internazionale “Arts et Techniques dans la Vie moderne” allestita a Parigi, Guernica attirò l’attenzione dell’ambasciatore tedesco e alto ufficiale delle SS naziste, Otto Abetz, che era un docente di arte e alla cui osservazione, una critica all’opera si discostava dai canoni classici, “Avete fatto voi questo orrore, maestro?” il pittore, riferendesi invece all’atrocità del soggetto raffigurato, replicò: «No, lo avete fatto voi».

E, varcando il portone su cui è indelebilmente incisa una Pietà, mi sono ricordata che proprio quest’anno alla ricorrenza del 4 novembre a Casale Monferrato lo storico Marcello Ingrao aveva rammentato che, poiché tale rappresentazione dell’inutile strage strideva con la propaganda militarista del fascismo, dopo la prima guerra mondiale tutte le lapidi e i monumenti facenti esplicito riferimento alla Pietà vennero abbattute e, così, rimosse dalla memoria degli italiani.

Mentre osservavo i disegni dei bambini palestinesi esposti nella cornice della chiesa dedicata alla Madonna Addolarata raffigurata nella Pietà insieme alle altre ‘Marie’, tra cui Maria di Magdala, la Maddalena (il mio nome), ho notato un’immagine evocativa della pietà nella cui descrizione l’autrice, la 17enne Qamar Timraz, spiega di aver ritratto la propria coetanea Sabrin che “un giorno correva sulla spiaggia, il giorno dopo la sua famiglia fuggiva con lei avvolta nel sudario”.

Inoltre mi sono ricordata del giovane reporter palestinese musulmano Moamen Abo Alouf, che il 9 giugno 2025 l’IDF ha bersagliato e ucciso mentre, insieme a tre paramedici, era a bordo di un’ambulanza in corsa nel quartiere Al Tuffah di Khan Younis e che nel suo ultimo video, da lui pubblicato il giorno prima sui social-media, aveva documentato la celebrazione della messa nella chiesa di San Porfirio, una delle più antiche della cristianità.

Così ho pensato che l’arte può essere significativamente espressiva quando mostra la realtà della sofferenza e della disperazione, o della gioia e della speranza, umane con immagini che possono superare qualsiasi ‘confine’, soprattutto le barriere immaginarie che dividono l’umanità in popoli e separano tra loro i popoli di differenti paesi e religioni o ideologie, feticismi e fanatismi.

M.B. – Do You agree? (Sei d’accordo?)

Mohammed Timraz ha risposto:

Surely , I definitely agree. Art is not merely a form of aesthetic expression; it is a universal human language capable of crossing geographical, political, and cultural boundaries. Especially in times of crisis, art takes on a deeper role, allowing people to see the suffering and hopes of others through a shared human perspective.

When artistic works sincerely portray feelings of pain or hope, they touch the universal values that all people share, regardless of differences in countries, religions, or ideologies. In this way, art can break the imaginary barriers between peoples and open the door to empathy, dialogue, and mutual understanding.

Therefore, in such circumstances, art does not only reflect reality; it can also help build human bridges that go beyond divisions and remind us of what unites us as human beings.

Certamente, sono assolutamente d’accordo. L’arte non è solo una forma di espressione estetica: è un linguaggio umano universale capace di oltrepassare i confini geografici, politici e culturali. Soprattutto in tempi di crisi, l’arte assume un ruolo più profondo, permettendo alle persone di vedere la sofferenza e le speranze degli altri attraverso una prospettiva umana condivisa.

Quando le opere artistiche ritraggono sinceramente sentimenti di dolore o speranza, toccano i valori universali che tutti condividono, indipendentemente dalle differenze di paese, religione o ideologia. E così l’arte può abbattere le barriere immaginarie tra i popoli e aprire la porta all’empatia, al dialogo e alla comprensione reciproca.

Pertanto, in tali circostanze, l’arte non si limita a riflettere la realtà; può anche contribuire a costruire ponti umani che vanno oltre le divisioni e ci ricordano ciò che ci unisce come esseri umani.