Con le immagini della scuola distrutta pubblicate in un post diffuso su X ieri, 6 marzo, il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Esmail Baghaei, informava che l’offensiva degli eserciti israeliano e americano ha colpito la Shahid Hamedani School di Teheran.
Contemporaneamente a Minab venivano sepolte le vittime del bombardadamento alla scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh.
Nella stessa giornata l’UNICEF comunicava che nella carneficina sono morte 168 alunne “di età compresa tra i 7 e i 12 anni” e che almeno altri “12 bambini sono stati uccisi in altre scuole in cinque diverse località dell’Iran” e il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e coordinatore degli aiuti di emergenza, Tom Fletcher, informava la stampa di tutto il mondo che dal 28 febbraio al 6 marzo 2026 le operazioni Ruggito del Leone e Furia Epica e le reazioni belliche all’attacco all’Iran hanno provocato la morte di oltre 190 bambini.
Pochi giorni prima, il 2 marzo, alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata per discutere della protezione dei bambini nei conflitti armati e da lei presieduta mentre suo marito alla Casa Bianca annunciava che l’intervento delle truppe USA in Iran fosse possibile e disponeva i tagli ai finaziamenti a UNESCO, UNHRC e UNRWA, la first lady americana poneva in rilievo il problema delle scuole in Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Oman “chiuse e passate alla didattica a distanza a causa delle operazioni militari in corso nella regione” senza fare cenno al bombardamento della scuola elementare femminile di Miban.
Nella stessa giornata, il 6 marzo, mentre a Teheran una scuola veniva bersagliata e distrutta, il New York Times e poi molti altri quotidiani rilanciavano la notizia, divulgata dall’agenzia Reuters il 5 marzo, che rivela il coinvolgimento degli USA nella strage di Minab:
Gli investigatori militari statunitensi ritengono probabile che le forze statunitensi siano responsabili (…)
Reuters non è stata in grado di accertare i dettagli dell’indagine, tra cui quali prove siano state esaminate nell’inchiesta, che tipo di munizioni siano state utilizzate, chi fosse il responsabile o perché gli Stati Uniti avrebbero colpito la scuola.
Mercoledì [4 marzo] il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha ammesso che l’esercito americano stava indagando sull’incidente. Avvalendosi dell’anonimato che li tutela nel rilasciare dichiarazioni sul questioni militari delicate, alcuni funzionari non hanno escluso la possibilità che emergano evidenze che assolvano gli Stati Uniti dalla responsabilità e indichino in altri i colpevoli un’altra parte responsabile dell’incidente.Reuters non è riuscita a stabilire per quanto tempo durerà ancora l’indagine, né quali prove gli investigatori statunitensi stanno cercando prima di concludere l’accertamento.
US investigation points to likely US responsibility in Iran school strike, sources say / REUTERS, 06.03.2026
Ieri, venerdì 6 marzo, Marco Pasciuti su Il Fatto Quotidiano riferiva:
La circostanza era emersa nei giorni scorsi da fonti militari israeliane. La Israeli Air Force ha operato contro basi, lanciatori e altre risorse militari nell’Iran occidentale e centrale, usati per scagliare i missili a lungo raggio contro lo Stato ebraico. L’esercito americano, invece, lo ha fatto nel meridione bombardando radar, infrastrutture logistiche e siti di lancio da dove partono gli ordigni a corto raggio che colpiscono le basi Usa nel Golfo.
“In questi primi giorni le US Joint Forces hanno continuato ad attaccare le capacità missilistiche e difensive iraniane lungo il confine meridionale”, ha confermato il 4 marzo il capo degli Stati maggiori congiunti americani, Dan Caine, in conferenza stampa al Pentagono con il segretario alla Difesa Hegseth. Una specifica geografica che non ha lasciato indifferenti i giornalisti presenti, uno dei quali ha domandato del bombardamento della scuola. “Naturalmente non prendiamo mai di mira obiettivi civili, ma stiamo esaminando la questione e stiamo indagando“, ha risposto Hegseth.
“La scuola femminile in Iran probabilmente bombardata dagli Usa”: la rivelazione delle fonti Usa / IL FATTO QUOTIDIANO, 06.03.3036
Sono passati sei giorni dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. È doloroso constatare che alla notizia dell’uccisione di almeno 150 bambine, studentesse nella scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud dell’Iran, colpite durante il primo giorno dell’offensiva, si sia data poca attenzione …… mentre i funerali collettivi delle vittime si svolgevano nella città costiera di Minab, nessuna delle parti coinvolte ha rivendicato direttamente la responsabilità dell’attacco (…) Washington ha dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni di vittime civili e di aver avviato verifiche sull’accaduto, ribadendo che le forze statunitensi «non colpirebbero deliberatamente una scuola». «Siamo a conoscenza delle segnalazioni riguardanti danni ai civili derivanti dalle operazioni militari in corso. Prendiamo queste segnalazioni seriamente e le stiamo esaminando», ha dichiarato inizialmente il capitano Tim Hawkins del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), che supervisiona le operazioni Usa nella regione, che poi ha aggiunto: «La protezione dei civili è di fondamentale importanza e continueremo a prendere tutte le precauzioni disponibili per ridurre al minimo il rischio di danni non intenzionali» (…) Anche il segretario di Stato, Marco Rubio, ha affermato che gli Stati Uniti «non colpirebbero deliberatamente una scuola», aggiungendo che il dipartimento della Difesa «indagherà se si è trattato di un nostro attacco». Nadav Shoshani, portavoce delle Forze di difesa israeliane (IDF), ha dichiarato ieri che l’esercito israeliano «non è a conoscenza di alcuna operazione delle IDF in quell’area» dove si trova la scuola.
- in Iran “100˙000 persone sono state sfollate internamente nell’ultima settimana”
- in Libano “oltre 100 persone sono state uccise e centinaia sono rimaste ferite” e “circa 100˙000 cercano riparo in centinaia di rifugi” mentre “prima dell’escalation, il WFP segnalava che 874˙000 persone erano senza cibo”
- nella Striscia di Gaza, dove Israele “ha chiuso tutti i valichi e bloccato molti movimenti umanitari una settimana fa”, i soccorsi indispensabili “non hanno potuto essere riforniti al ritmo necessario”
- in Afghanistan, dove “decine di persone sono state uccise nei combattimenti al confine con il Pakistan, molte delle quali donne e bambini, e le infrastrutture civili sono state danneggiate, tra cui un ospedale presso il centro di transito dell’OIM e le strutture del centro di accoglienza per rimpatriati di Torkham”, la situazione sta precipitando, perché “Gli esuli, già numerosi, stanno aumentando rapidamente. Oltre 16˙000 famiglie in fuga dalle proprie case si aggiungono ai milioni di sfollati residenti in Afghanistan” mentre la chiusura delle frontiere ha bloccato l’accesso di oltre 168 container” e “la sospensione dei voli e le restrizioni di sicurezza stanno rendendo più difficile per noi raggiungere le persone bisognose”
e, ribadendo che il prolungarsi e intensificarsi dei combattimenti provoca “una rapida escalation delle crisi umanitarie” e che tale reazione-a-catena ha conseguenze che sono “fuori controllo” e non vengono debitamente considerate soprattutto da chi fomenta i conflitti armati, Tom Fletcher ha specificato:
Stiamo assistendo allo spreco di enormi quantità di denaro, a quanto si dice 1 miliardo di dollari al giorno che finanziano questa guerra e vengono spese per la distruzione, mentre i politici continuano a vantarsi di tagliare i budget destinati agli aiuti per chi è più nel bisogno.
E stiamo assistendo alla sempre più letale alleanza tra tecnologia e assassini impuniti.
Alla domanda di Valeria Robecco dell’ANSAD /Associazione dei Corrispondenti delle Nazioni Unite, ha risposto:
Attenzione, finanze, risorse ed energie adesso si stanno tutte sempre più concentrando sui molteplici modi con cui continuare a combattere questa guerra, anziché che sui bisogni umanitari esistenti e, adesso, sui nuovi bisogni umanitari creati dalla guerra.
Hai ragione, c’è il rischio che l’attenzione si sposti da Gaza e dai Territori Palestinesi Occupati. Cercheremo di evitarlo, naturalmente, e di continuare ad operare in quest’area con tutto l’impegno necessario.
Ma preoccupano anche altre crisi.
Ho menzionato il Sudan, il Sud Sudan, l’Ucraina e la Repubblica Democratica del Congo, che hanno anch’essi bisogno di un impegno costante.
In questo momento le luci d’allarme accese sono tante.











