“Il Venezuela aumenta la sua produzione di petrolio e si avvicina al milione di barili al giorno.” – questa la notizia che proviene da Energy Report.

La compagnia petrolifera statale venezuelana ha riattivato progetti chiave nella sua principale regione produttrice di petrolio dopo i tagli attuati all’inizio dell’anno, consentendole di aumentare il pompaggio di circa 100.000 barili al giorno.

La compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA ha iniziato ad annullare la maggior parte dei tagli alla produzione applicati nei propri giacimenti e nelle joint venture nella cintura dell’Orinoco, la principale regione petrolifera del Paese, il che le ha consentito di aumentare il pompaggio nazionale fino a raggiungere quasi un milione di barili al giorno (bpd), secondo fonti vicine alle operazioni.

All’inizio di quest’anno, un rigido blocco imposto dagli Stati Uniti ha impedito a milioni di barili di greggio esportabile di uscire dal Paese, provocando un accumulo di scorte e costringendo la PDVSA a ridurre la produzione sia nei propri giacimenti sia nei progetti condivisi con i partner.

Questa situazione ha avuto ripercussioni dirette sull’attività nella fascia dell’Orinoco, dove si concentra una parte fondamentale della produzione petrolifera venezuelana. La recente riattivazione dei progetti e l’inversione dei tagli hanno consentito di recuperare parte del volume perso, incrementando la produzione in quella regione strategica e riportando il pompaggio totale del Paese nuovamente vicino alla soglia di un milione di barili al giorno.

Ciò dà un’ulteriore svolta positiva all’economia venezuelana che, grazie alle politiche economiche del governo socialista bolivariano con il presidente Maduro e la vicepresidente Rodriguez (ora Presidente vicaria), era già in crescita da 18 trimestri consecutivi il Venezuela(1) – diventando il primo Paese in crescita in Sudamerica nel 2025 – prevedendo addirittura nella Legge di Bilancio 2026 (presentata dalla stessa Delcy Rodriguez, in qualità di vicepresidente) un futuro investimento del 77,8% del bilancio in piani sociali. Tutto ciò nonostante un bloqueo economico USA sul Venezuela che è stato definito una “violazione dei diritti umani del popolo venezuelano” da Alena Douhan, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani.

Rodríguez, garantendo la continuità con il governo Maduro, soprattutto per quanto riguarda il Programma di Ripresa Economica del 2018, ha dichiarato: “Ratifichiamo pienamente il programma di ripresa economica , prosperità e crescita presentato al Paese dal Presidente Nicolás Maduro nel 2018, che ci ha permesso di essere dove siamo; che ha permesso all’economia venezuelana di essere un’economia leader nella crescita in America Latina”.

L’aggressione imperialista USA del 3 gennaio 2026 aveva la funzione di scombussolare i piani economici del governo bolivariano, ma li ha rafforzati.

L’economista Luis Vicente León (2), presidente di Datanálisis, ha dichiarato che per il 2026 prevede una crescita positiva ma moderata dell’economia venezuelana e ritiene che i ricavi derivanti dal petrolio potrebbero essere superiori tra il 50% e il 100% rispetto all’anno scorso. Luis Vicente León, ha sottolineato che un’apertura petrolifera come quella che sta iniziando a svilupparsi oggi in Venezuela “avrà impatti positivi sull’economia”.

A questo proposito, ha commentato sui suoi social media che “non c’è modo che un aumento significativo delle entrate petrolifere non stimoli la crescita, soprattutto in un Paese che esce da una crisi economica molto profonda”.

“Tuttavia, è importante essere realisti. Non si tratta di una valanga di nuovi investimenti, né di centinaia di miliardi di dollari, né di un rapido recupero di tutto ciò che è andato perso. È un processo graduale, operativo e realistico, basato principalmente su progetti esistenti, con più OPEX che CAPEX in questa prima fase”, ha spiegato.

Luis Vicente León ha osservato che ci saranno incrementi moderati nella produzione, ma ” incrementi più significativi nei guadagni in valuta estera , sostenuti dalla vendita delle scorte e dall’aumento delle esportazioni a prezzi internazionali”.

In questo contesto, ha aggiunto che i ricavi petroliferi potrebbero essere superiori dal 50% al 100% rispetto al 2025: “Risolve tutti i problemi? No. Compensa un decennio di collasso? No, nemmeno questo”, ma “genera ossigeno economico e migliora le aspettative”.

“Il moltiplicatore del petrolio è molto più piccolo oggi rispetto al passato. Le catene di produzione sono interrotte e la loro ricostruzione richiederà tempo. Pertanto, l’impatto non sarà immediato né uniforme. Assisteremo a un’economia a forma di K, con alcuni settori che cresceranno più velocemente di altri”, ha osservato.

L’economista venezuelano ha inoltre stimato che quest’anno la crescita prevista del Prodotto Interno Lordo (PIL) sarà compresa tra il 10% e il 12% , con consumi prossimi al 14%, “spinti soprattutto dalle aziende già presenti nel Paese e dai piccoli e medi investitori che entrano presto, si assumono rischi e aspettano un contesto più chiaro per espandersi”.

 

(1) https://avn.info.ve/sector-agricola-crecio-86-en-2025-senala-ministro-leon-heredia/ https://avn.info.ve/exportaciones-de-cacao-venezolano-aumentaron-un-111-en-2025-2/

(2) Non è un economista filo-chavista, ma bensì un economista che è stato critico dei governi chavisti e del madurismo.