Mentre in Iran continua la repressione, che si abbatte in particolare sulla nuova generazione di uomini e donne scesa in piazza con coraggio in questi due mesi al grido di Donna Vita e Libertà e morte al tiranno e nei gruppi whatsapp degli iraniani a Torino girano video di padri anch’essi giovani che cercano disperatamente tra i sacchi dei morti negli obitori i loro figli, anche le associazioni in Italia si muovono per esprimere solidarietà al popolo iraniano. Ieri in piazza Castello a Torino si è svolto un presidio organizzato da CGIL, Acli, Arci, ANPI, Associazione Italia-Iran a cui hanno aderito diverse associazioni[1].
Come scritto nell’appello: “Contrariamente alla narrazione del regime, questa rivolta non è orchestrata dall’esterno. È il risultato diretto di una crisi economica e sociale profonda, delle politiche del capitalismo dominante in Iran e dell’oppressione esercitata quotidianamente sulla popolazione. È una mobilitazione popolare ampia e nonviolenta, in continuità con le ribellioni degli ultimi anni e con il movimento Donna, Vita, Libertà. Il coinvolgimento di settori storicamente considerati vicini al potere, come i Bazaji e i mercanti, segnala una riduzione sempre più evidente del consenso sociale del regime e il suo crescente isolamento.
Nell’appello le Associazioni si dichiarano contrarie a qualsiasi intervento militare esterno, affermando chiaramente il diritto del popolo iraniano all’autodeterminazione.”
Una posizione leggermente diversa rispetto alle altre iniziative degli studenti iraniani a Torino, che invece vedono come necessario se non un intervento esterno americano, almeno un intervento Onu, per disarmare il regime degli Ayatollah.
n piazza Semir Garshabi, curdo iraniano dell’associazione Italia Iran, ha ricordato che come iraniani della diaspora “seguiamo con dolore e preoccupazione quanto sta accadendo in Iran dove è in corso nell’isolamento del Paese una repressione durissima e un massacro, di cui non si conosce ancora con certezza il numero delle vittime, che sta colpendo la società civile. Quello che chiediamo alle forze politiche e alla società civile italiana” ha concluso Semir “è di non restare in silenzio. Di schierarsi apertamente al fianco di chi lotta per la propria libertà per una vita migliore, ma allo stesso tempo respingiamo ogni suggestione di intervento militare esterno: la storia dimostra che le ingerenze straniere e le logiche di guerra non portano democrazia.”
Oltre agli interventi dei rappresentanti di Arci, Cgil, Acli ed Anpi che hanno chiesto di fermare il massacro e riprendere l’iniziativa diplomatica ha preso la parola Amid Ziarethi, scrittore iraniano ed attivista, esprimendo le condoglianze al popolo iraniano ed affermando che secondo i suoi contatti e informazioni gli omicidi sarebbero 38000. Amid ha ricordato che solo oggi dopo tanto tempo il ministro Tajani ha fatto un tweet proponendo di inserire i Pasdaran tra le organizzazioni terroristiche. Ci sono tantissimi motivi per inserirli, secondo Amid, perché in Europa e in Medioriente i Pasdaran rappresentano il cartello che governa in Iran e li ha paragonati alle SS di Hitler sotto il comando di Khamenei.
“Le notizie non trapelano perché in Iran internet è bloccato e non esistono assolutamente osservatori indipendenti che possano visitare le prigioni e capire cosa succede. Alcuni ambasciatori europei sono stati invitati dal ministero degli esteri iraniano alla proiezione di un video di propaganda in cui il popolo viene mostrato come terrorista” ha aggiunto Amid.
“Non vogliamo interventi da parte americana e basta vedere quello che sta succedendo in Minnesota per capire l’interpretazione della democrazia del governo di Trump.
Ne vogliamo interventi da parte israeliana proprio perché siamo consapevoli di quello che sta succedendo in Palestina. Noi ci siamo sempre autodeterminati, il popolo persiano non ha mai subito colonizzazioni e faremo di tutto per far cadere la Repubblica Islamica, che oramai sta agonizzando ma continua a uccidere, una strage, ripeto, migliaia di morti e migliaia di civili colpiti in faccia negli occhi con proiettili letali, alcuni anche fabbricati in Italia, che non dimentichiamolo è il primo partner commerciale europeo della Repubblica Islamica e forse per questo e per qualche punto di PIL non prende una posizione forte e autorevole contro un regime ingiusto che imprigiona, tortura e uccide il suo popolo”.
[1] Per un elenco completo delle realtà aderenti https://www.arcitorino.it/notizie/9394/donna-vita-liberta-presidio-per-il-popolo-iraniano.html










