L’arresto di nove palestinesi da parte della Procura nazionale antimafia e della Procura di Genova, con l’accusa di “finanziare Hamas dall’Italia” ha avuto ampio risalto sulla stampa ed è oggetto di dibattito sulle presunte responsabilità a carico degli indagati.

Non volendo entrare nel merito delle indagini, affidate agli organi competenti, il GMTG Italia ribadisce come l’intera vicenda sia stata trattata a livello mediatico secondo una metodologia che non tutela gli accusati con il principio giuridico della presunzione di innocenza fino a sentenza, bensì formulando sulla stampa sommarie accuse di terrorismo che, allo stato attuale del procedimento giudiziario, sono ancora da tutte da verificare. Lo scopo è quello di delegittimare a livello mediatico il sostegno alla Palestina e silenziare le proteste contro il genocidio ad opera dello Stato oppressore di Israele.

Gli attivisti palestinesi indagati, insieme ad altre centinaia di migliaia di persone, in questi anni hanno animato iniziative e manifestazioni per la liberazione della Palestina dalla violenza di Israele e dalla pulizia etnica che prosegue sulla popolazione palestinese inerme.

Ricordiamo che la risoluzione Onu 37/43 del 1982 afferma la legittimità della lotta dei popoli per l’indipendenza e la liberazione dal dominio coloniale e dall’occupazione straniera.

Non conosciamo i dettagli dell’operazione che ha prodotto gli arresti, ma sappiamo che la narrazione effettuata da una parte di stampa risulta totalmente fuorviante: quella stessa stampa che negli ultimi due anni di propaganda è stata al servizio dello Stato di Israele e del governo Meloni complice e che pertanto sulla vicenda ha riportato acriticamente le veline della Questura.

Quel che emerge chiaramente, che osserviamo e viviamo ogni giorno, è il doppio standard politico, giudiziario e mediatico esistente nel nostro Paese in merito al genocidio in Palestina, unito a una repressione delle organizzazioni di movimento e del dissenso, sempre più pesante e costante.

L’Italia è il Paese dove i cittadini palestinesi arrestati vengono condannati e tacciati come “terroristi” dai media e dai politici prima ancora del processo, ma è anche lo stesso Paese dove soldati dell’esercito di occupazione di Israele vanno in vacanza “per riprendersi” dagli orrori del genocidio, dopo aver ucciso donne e bambini inermi. L’Italia è il Paese dove viene accolto a Roma il generale dello stato genocidario Ghassan Alian, accusato di crimini di guerra, ed è lo stesso Paese in cui può tranquillamente muoversi Benjamin Netanyahu che, nonostante un mandato di cattura internazionale, vola con il suo aereo di Stato sopra i nostri cieli sicuro della sua impunità.

Sono i doppi standard e le vergognose contraddizioni che hanno portato l’Italia e l’Occidente tutto a perdere di credibilità di fronte al resto del mondo e che continueremo a denunciare fino a quando non saranno ripristinati il rispetto del diritto internazionale e l’autodeterminazione del popolo palestinese libero dall’oppressione di Israele.