L’Associazione Meter (https://associazionemeter.org/) ha presentato di recente il dossier “Fragili Voci”, un’analisi puntuale sulle richieste d’aiuto giunte al proprio Centro Ascolto nell’ultimo anno. Con 110 casi seguiti nel 2025, il documento scatta una fotografia delle sofferenze silenziose che colpiscono bambini e adolescenti. La pedofilia e pedopornografia pesa per il 32% dei casi.
Dal 2002 a oggi, il Centro Ascolto ha accolto 3.013 richieste, ma è l’istantanea del 2025 a delineare un quadro attuale e aggiornato. Solo nell’ultimo anno, la macroarea “Abuso” ha rappresentato il 32% dei casi seguiti totali (35 casi su 110). Di questi, la maggioranza riguarda abusi sessuali attuali (21 vittime), mentre crescono gli abusi avvenuti nel passato che emergono solo a distanza di tempo (10 casi), segnale di un sommerso che fatica a venire alla luce.
Analizzando il trend degli ultimi dieci anni (2015-2025), il Centro Ascolto Meter ha gestito un totale di 393 casi legati agli abusi sessuali e pedofilia. Il dato più drammatico è rappresentato dai 211 casi di abuso accertato, che costituiscono il 53,7% della casistica decennale. A questi si aggiungono 111 abusi emersi nel passato e 62 sospetti, a testimonianza di una capillarità del fenomeno che richiede interventi terapeutici, informatici e giuridici sempre più tempestivi.
Per quanto riguarda i rischi online, il 45% dei bambini tra i 9 e gli 11 anni risulta vittima di tentativi di adescamento nei videogiochi. Il fronte del rischio digitale si sposta nel mondo del gaming e secondo una ricerca condotta da Meter su un campione di 467 soggetti tra i 9 e gli 11 anni, il 45% dichiara di aver subito tentativi di adescamento mentre giocava online. Il dato più allarmante riguarda la consapevolezza: solo il 10% dei bambini riconosce il pericolo. Spesso il silenzio dei minori è dettato dalla paura: i ragazzi non avvisano i genitori per il timore che il dispositivo o l’accesso ai giochi venga loro sottratto, restando così esposti a sextortion e bullismo.
Oltre alle violenze dirette, emerge un forte disagio psicologico legato alla crescita. Nel 2025, il 37% delle richieste d’aiuto (41 casi) ha riguardato disturbi psicologici, con una netta prevalenza di stati d’ansia e disturbi del neurosviluppo. Seguono le difficoltà emotive e relazionali (16%), spesso scaturite da dinamiche familiari disfunzionali, che spingono le famiglie a richiedere un supporto specifico alla genitorialità.
L’indagine condotta nel mese di marzo dall’Associazione Meter su un campione di 1.098 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio italiano, delinea un quadro complesso e stratificato del benessere psicologico degli adolescenti, evidenziando il rapporto con le figure adulte di riferimento. Dallo studio emerge che il 44% del campione (pari a 484 ragazzi) dichiara apertamente la necessità di essere ascoltato. Sebbene la maggioranza (56%) non esprima tale bisogno, la quota di chi richiede attenzione rappresenta un segnale significativo per le agenzie educative.
Un dato di particolare rilievo riguarda l’ambiente scolastico: il 72% degli studenti dichiara di trovare ascolto nei propri insegnanti, confermando la scuola come un presidio fondamentale di supporto. Tuttavia, permane una criticità per il 28% dei ragazzi, sottolineando l’esigenza di percorsi che integrino maggiormente i bisogni emotivi dei giovani. La capacità di comprensione del mondo adulto è percepita in modo ambivalente: se il 63% dei giovani si sente compreso, il 37% non trova negli adulti una comprensione delle emozioni.
Nonostante queste difficoltà relazionali, solo il 14% degli intervistati ha preso in considerazione l’idea di consultare uno psicologo a causa della percezione di non essere ascoltato dagli altri. L’aspetto più critico rilevato dalla ricerca riguarda l’esperienza del trauma: il 22,4% del campione (246 studenti) dichiara di averne subito uno. In questo contesto, i canali di comunicazione appaiono fragili: il 45,7% di chi ha subito un trauma sceglie di non parlarne con nessuno. Tra chi decide di aprirsi, i genitori rimangono il riferimento principale (38,2%), seguiti dagli amici (30,7%), dai fratelli o sorelle (14,2%) e dagli insegnanti (11,6%). Gli istruttori sportivi chiudono la rete di supporto con il 3%.
In sintesi, emerge una polarizzazione nelle modalità di gestione delle difficoltà: mentre il 46% del campione dichiara di riuscire a chiedere aiuto con facilità, la maggioranza (54%) non riesce a farlo pur sentendone la necessità. Questo divario evidenzia l’urgenza di potenziare gli strumenti di prevenzione e di intercettazione precoce del disagio, affinché il silenzio non diventi l’unica risposta al carico emotivo derivante da eventi traumatici.
“Queste fragili voci, ha sottolineato il presidente e fondatore dell’Associazione Meter, don Fortunato Di Noto, possono apparire deboli e frammentarie, ma rappresentano invece un richiamo forte a un impegno responsabile: offrire, con competenza umana e professionale, il supporto necessario affinché non vengano mai soffocate. La fragilità non è un limite, ma una possibile via di luce. Il Centro Ascolto Meter continua a essere presente affinché nessuna bambina, nessun bambino e nessuna persona vulnerabile rimanga mai più sola”.
La presentazione del dossier avviene in un contesto di particolare rilievo: la pubblicazione giunge infatti in occasione della 30ª edizione della Giornata Bambini Vittime (GBV), che si terrà il prossimo 3 maggio a Roma. L’evento gode dei patrocini del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e del Servizio Nazionale Tutela Minori della CEI.
Qui il Dossier completo: https://associazionemeter.org/wp-content/uploads/2026/04/dossier-fragilivoci-ascolto-meter-2026.pdf.











