Domani ricorre il decimo anniversario dell’adozione della Risoluzione 2286 delle Nazioni Unite, con la quale oltre 80 Stati membri, tra cui l’Italia, hanno assunto l’impegno di proteggere il personale, le infrastrutture, i mezzi di trasporto e le attrezzature mediche.
In questi 10 anni però gli attacchi alle strutture sanitarie non sono cessati, ma sono anzi in continuo aumento. “Ciò che era un’eccezione, ormai è la norma”, denuncia Medici Senza Frontiere. Tra gli ultimi attacchi contro le strutture sanitarie, il 3 febbraio è stato bombardato l’ospedale di MSF a Lankien, in Sud Sudan, che l’organizzazione è stata costretta a chiudere definitivamente.
Si tratta del 4° ospedale di MSF costretto a interrompere attività in Sud Sudan dall’inizio del 2025 a causa degli attacchi contro strutture e personale sanitario, che hanno lasciato centinaia di migliaia di persone senza accesso alle cure mediche.
MSF esorta ogni stato a rispettare gli impegni presi con la Risoluzione ONU 2286: gli attacchi alle strutture mediche e agli operatori sanitari violano il diritto internazionale umanitario e devono cessare immediatamente, in Sud Sudan e altrove.
Sud Sudan, MSF costretta a chiudere ospedale di Lankien, bombardato a febbraio. Si tratta del 4° ospedale di MSF costretto a chiudere in Sud Sudan dall’inizio del 2025
Medici Senza Frontiere (MSF) è stata costretta a chiudere definitivamente il proprio ospedale a Lankien, nello Stato di Jonglei, in Sud Sudan, dopo che è stato bombardato lo scorso 3 febbraio. La chiusura dell’ospedale segna la fine di 31 anni di assistenza medica continua a una comunità che ha già un accesso estremamente limitato all’assistenza sanitaria. MSF chiede a tutte le parti in conflitto di impedire attacchi alle strutture e al personale medico e di avviare un’indagine indipendente e imparziale sull’attacco.
MSF è stata costretta a interrompere tutte le attività mediche nell’ospedale il 3 febbraio, dopo che una bomba è stata sganciata da un aereo sul magazzino all’interno del complesso ospedaliero, distruggendo forniture mediche e altri beni essenziali. Sebbene MSF non sia in grado di confermare quale parte in conflitto sia responsabile, al tempo stesso le forze governative sembrano essere l’unico attore capace di effettuare bombardamenti aerei.
Nei giorni successivi all’attacco aereo, era inoltre noto che le forze governative controllavano l’area di Lankien. L’ospedale di Lankien è stato saccheggiato, in parte bruciato e le strutture rimanenti sono state vandalizzate, lasciando solo devastazione. MSF non è ancora in grado di confermare quale parte in conflitto sia responsabile del saccheggio e del vandalismo.
“Siamo indignati per quello che abbiamo visto di recente all’ospedale” afferma Gul Badshah, responsabile delle operazioni di MSF. “Il livello di distruzione va ben oltre ogni nostra immaginazione. Abbiamo visto fori di proiettile sui parabrezza dei nostri veicoli, gli edifici che ospitavano le forniture mediche ridotti in cenere, e persino le attrezzature pediatriche sono state prese di mira e distrutte”.
Poche ore prima dell’attacco del 3 febbraio, l’ospedale di Lankien era stato evacuato e i pazienti erano stati dimessi, in seguito all’aumento delle tensioni nella zona. Secondo quanto riferito, la popolazione è fuggita da Lankien dopo il bombardamento dell’ospedale e del mercato della città avvenuto lo stesso giorno.
La distruzione dell’ospedale a Lankien non è un caso isolato, ma fa parte di una tendenza più ampia e profondamente preoccupante di violenze contro le strutture sanitarie in Sud Sudan. Dall’inizio del 2025, le strutture e il personale di MSF sono stati colpiti da almeno 12 attacchi ed episodi di violenza. Questi ripetuti incidenti hanno costretto alla chiusura di 4 ospedali — Ulang, Old Fangak, Akobo e ora Lankien — e hanno lasciato centinaia di migliaia di persone senza accesso alle cure mediche. Come al solito, sono le persone a pagare un prezzo altissimo per gli attacchi alle strutture sanitarie.
“Gli attacchi alle strutture mediche, agli operatori sanitari e ai civili sono inaccettabili e devono cessare” aggiunge Badshah di MSF. “Le forze governative e dell’opposizione, così come tutti gli altri gruppi armati, devono assumersi la piena responsabilità delle loro azioni. Devono impedire gli attacchi contro il personale e le strutture mediche e contro i civili, e rispettare il diritto internazionale umanitario e i suoi principi, tra cui la distinzione e la proporzionalità”.
MSF esorta le autorità del Sud Sudan a fornire spiegazioni trasparenti, ad accertare le responsabilità, e a prendere misure concrete per proteggere le operazioni sanitarie e umanitarie.
MSF operava a Lankien dal 1995, inizialmente per combattere il kala-azar, una malattia tropicale trascurata. Nel corso degli anni, le attività si sono gradualmente ampliate e l’ospedale è diventato l’unica struttura sanitaria di livello avanzato della regione. Prima della sua distruzione, circa 250.000 persone facevano affidamento sull’ospedale per cure salvavita. Con la sua chiusura definitiva, le comunità della regione sono ora prive di servizi medici ed esposte a decessi evitabili.











