A differenza della quasi totalità dei quotidiani italiani, L’Osservatore Romano relega a pagina 5 – e non in apertura – le intemperanze farneticanti e le posture da bullo di Donald Trump contro il Papa. Una scelta editoriale che è già, in sé, un giudizio: ridimensionare il rumore per restituire dignità alla parola.
Così si conferma, con stile evangelico, quanto il Pontefice aveva chiarito: non intende “entrare in un dibattito” con chi riduce tutto a scontro, ma continuare piuttosto ad annunciare il Vangelo della pace.
La verità non ha bisogno di urlare. Il presidente degli Stati Uniti si rassegni: non troverà nel Papa un avversario politico da provocare né un pretesto per trasformare anche il Vaticano in terreno di conquista retorica o geopolitica. La logica dell’intimidazione, che minaccia popoli e terre, qui si infrange contro una libertà più grande: quella del Vangelo.
D’altra parte è vero che, cercare una strategia coerente dietro parole così scomposte sarebbe illusorio, quasi pretendere da un sasso una lezione su Martin Heidegger.
Non tutto ciò che fa rumore è pensiero; non tutto ciò che colpisce è verità.
In un tempo che premia la forza ostentata, egli ricorda la forza più difficile: quella di chi si alza per dire che esiste una via migliore. Grazie a Papa Leone che sente il dovere di alzarsi e di dire che c’è una via migliore. Quella che va esattamente nella direzione opposta delle politiche trumpiane.
La pace non è debolezza, ma la più alta forma di responsabilità verso l’umanità.
Tonio Dell’Olio, 14 aprile 2026











