Il 16 e il 17 aprile scorsi, presso la Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli, si è svolto per iniziativa dell’ISTAT il Convegno “Misurare la Povertà Educativa: Risultati e prospettive del lavoro della Commissione Scientifica Interistituzionale”.
La Commissione scientifica interistituzionale sulla povertà educativa è stata istituita nel 2023 dall’Istat con il coinvolgimento della comunità scientifica, della società civile, di esponenti di governo e delle istituzioni.
Il Convegno, che ha riunito esperti, rappresentanti delle Istituzioni e del mondo educativo, è stato il momento finale di un percorso di studio e approfondimento su dimensioni e determinanti della povertà educativa nel nostro Paese.
Nel corso della prima giornata, i lavori si sono concentrati sulla presentazione dei risultati della Commissione, analizzando le diverse dimensioni della povertà educativa. La seconda giornata ha invece esplorato le nuove prospettive della ricerca sul campo e il ruolo della cultura statistica nelle scuole.
Nelle diverse sessioni tematiche sono stati approfonditi casi di studio, con un momento speciale dedicato all’esperienza laboratoriale degli studenti. Si sono inoltre svolte due tavole rotonde per creare sinergie tra ricerca, interventi e politiche territoriali.
“Il nostro Paese sta facendo progressi importanti nel settore dell’istruzione che si riscontrano nell’andamento di diversi indicatori – ha sottolineato Francesco Maria Chelli, Presidente dell’Istat – Ad esempio, nel 2025, il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce si è attestato all’8,2%, registrando un risultato migliore rispetto all’obiettivo fissato dall’Agenda 2030 dell’Unione Europea (9%). Tuttavia, non possiamo ignorare le disuguaglianze che ancora persistono e che la statistica ufficiale ha il compito di illuminare. In questo senso, il lavoro svolto dalla Commissione costituisce un fondamentale benchmark di riferimento. L’aggiornamento periodico di questo sistema di indicatori contribuirà a misurare i progressi, monitorare i cambiamenti nel tempo e valutare l’impatto delle politiche attuate sul territorio.”
La povertà educativa è un fenomeno multidimensionale frutto del contesto familiare, economico e sociale in cui i bambini e i ragazzi vivono. La povertà di risorse è una condizione che deriva da una carenza di risorse educative e culturali della comunità di riferimento (famiglia, scuola, luoghi di apprendimento e aggregazione) o da una limitazione nelle opportunità di fare esperienze utili alla crescita personale. La povertà di esiti significa, infine, non avere acquisito competenze personali, sociali e cognitive necessarie per crescere e sviluppare relazioni con gli altri; coltivare talenti e aspirazioni; sentirsi parte di una comunità, a livello collettivo, ed esercitare con consapevolezza il diritto di cittadinanza attiva.
Vediamo alcuni dati relativi alla povertà educativa emersi durante il Convegno: il 20,7% di ragazzi in povertà educativa ha genitori con basso titolo di studio; il 37% vivono in abitazioni senza libri o con al massimo 25 libri; il 27,1 % sono figli di genitori che non hanno visto spettacoli fuori casa nell’ultimo anno; il 42,7% sono studenti non iscritti al tempo pieno; il 13,3% sono bambini e ragazzi che dichiarano di vivere in una zona senza spazi verdi, parchi e giardini; il 35,6% sono i bambini che non praticano sport; il 13% sono i bambini e ragazzi che invece si dichiarano poco o per niente soddisfatti della vita; il 9,5% si dichiarano poco o per niente soddisfatti delle relazioni amicali; il 14,1% dichiara che la scarsa fiducia in se stesso non gli ha permesso di superare momenti difficili; il 9,8% è uscito precocemente dal sistema di istruzione e formazione (dispersione esplicita).
“Misurare la povertà educativa è fondamentale per definire politiche di contrasto e ridurre le disuguaglianze che colpiscono bambini, bambine e adolescenti – ha ribadito Save the Children, al convegno ISTAT a Napoli – In Italia il 13,8% dei minori vive in povertà assoluta e il 6,5% delle famiglie con almeno un minore si trova in grave deprivazione materiale e sociale. Dati che rendono urgente rafforzare le politiche educative nei territori più fragili. Misurare la povertà educativa è fondamentale per definire politiche di contrasto e ridurre le disuguaglianze che continuano a penalizzare l’orizzonte di migliaia di bambine, bambini e adolescenti nel nostro Paese”.
Save the Children che dieci anni fa introdusse in Italia il concetto di “Povertà Educativa – definendola come “la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni” – e promosse il primo Indice di Povertà Educativa (IPE), per misurare le disuguaglianze educative a livello regionale: https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/la-lampada-di-aladino.pdf.
Ed è significativo che la nuova misurazione elaborata dall’ISTAT abbia adottato proprio un approccio multidimensionale, che non si limita al successo scolastico ma comprende tutte le dimensioni educative della crescita, dallo sport alle opportunità culturali. Importante anche il passaggio dalla dimensione nazionale e regionale alla mappatura dei territori, utile per individuare con maggiore precisione dove concentrare gli investimenti.
Il tema degli spazi della crescita sarà centrale nella edizione 2026 di IMPOSSIBILE, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza promossa da Save the Children, che si terrà a Roma il 21 maggio e che quest’anno sarà dedicata al tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/impossibile-2026.











