Da qualche giorno ha chiuso i battenti un’altra edizione del Vinitaly, la fiera internazionale dedicata al mondo del vino e dei distillati, tra tante presenze governative e non poche euforie. Chissà se qualcuno dei tanti che sono accorsi a Verona ha avuto la possibilità di leggere che in Italia nel 2024 8 milioni e 200mila persone sono consumatori di alcol a rischio, 4 milioni e 450mila ricorrono all’“abbuffata alcolica” (binge drinker), 730mila sono consumatori “dannosi” con necessità di un trattamento clinico e tra questi, solo l’8,3% sono intercettati dal SSN e in carico ai servizi.
È quanto riportano i dati dell’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) dell’Istituto Superiore di Sanità – ISS, presentati il 16 aprile scorso in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2026 (APD). Secondo il Rapporto 2026 “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni”, a cura di E. Scafato, S. Ghirini, C. Gandin, A. Matone, V. Manno e il Gruppo di Lavoro CSDA (Centro Servizi Documentazione Alcol), l’Italia costituisce un’eccezione nel panorama europeo, risultando l’unico grande Paese produttore di vino a mostrare un incremento significativo del consumo complessivo pro-capite negli ultimi 6 anni.
Inoltre negli ultimi 10 anni si conferma una tendenza in crescita del consumo di alcol tra i maschi minorenni, +6,4% rispetto al 2014. “Sebbene l’Italia sia un Paese in cui è tradizionalmente abitudine il consumo di bevande alcoliche durante i pasti, soprattutto del vino, da molti anni ormai è avvenuto, si legge nel Rapporto, un graduale cambiamento delle abitudini di consumo alcolico, che ha portato alla diffusione di comportamenti a rischio come il bere a stomaco vuoto. Numerose evidenze mostrano che il consumo fuori pasto è correlato a esiti negativi per la salute, indipendentemente dalla quantità consumata, tra cui la mortalità per tutte le cause, per malattie cardiovascolari e per cancro. Inoltre, cominciano ad accumularsi evidenze sul consumo fuori pasto e l’aumentato rischio di cancro del tratto aero-digestivo superiore, l’epatocarcinoma e ancor più recentemente il cancro gastrico e il cancro del retto”.
Nel 2024 i consumatori di vino o alcolici fuori pasto in Italia sono stati il 42,1% degli uomini e il 24,6% delle donne, pari a 17 milioni e 800 mila persone di età superiore a 11 anni, di cui 11 milioni uomini e 6 milioni e 800 mila donne. L’analisi per classi di età mostra che la prevalenza aumenta dalla classe di età 11-15 anni (M=2,2%; F=1,9%) fino a raggiungere i valori massimi tra gli uomini nella fascia di età 25-44 anni, con il 57,4% degli uomini che dichiara di consumare bevande alcoliche lontano dai pasti e tra le donne nella fascia di età 18-44 anni, con oltre il 40% delle consumatrici fuori pasto; oltre tali fasce d’età, per entrambi i sessi, le percentuali diminuiscono nuovamente arrivando tra gli ultra 75enni al 25,1% degli anziani e all’8,1% delle anziane. La prevalenza dei bevitori fuori pasto di sesso maschile è sempre superiore rispetto alle femmine tranne per i giovani di 16-17 anni, in cui non si osservano differenze significative fra i sessi.
Il “consumo abituale eccedentario” si riferisce a un’assunzione di bevande alcoliche che supera, sia in termini di frequenza che di quantità, i limiti di consumo stabiliti oltre i quali si può incorrere in rischi per la salute, tenendo conto del sesso e dell’età dell’individuo. Nel 2024 l’11,9% degli uomini e il 5,2% delle donne di età superiore a 11 anni hanno dichiarato di aver abitualmente ecceduto nel consumare bevande alcoliche per un totale di circa 4.500.000 persone (3.100.000 uomini, 1.400.000 donne). Tra gli adolescenti di 16-17 anni si osserva la percentuale più elevata di consumatori abituali eccedentari (M=34,5%; F=29,7%) seguita dagli anziani con più di 65anni. La percentuale più bassa si registra invece nella fascia di età 18-24 anni (M=2,0%; F=1,6%) e anche per l’anno 2024 si conferma nella popolazione di età superiore ai 25 anni, una differenza di sesso statisticamente significativa.
“Nel 2024 la prevalenza dei consumatori a rischio, si legge nel Rapporto, è stata del 21,8% per i maschi e del 9,1% per le femmine di età superiore agli 11 anni, pari ad oltre 8 milioni di persone (M=5.700.000, F=2.500.000) che non si sono attenute alle raccomandazioni di salute pubblica. L’analisi per classi di età mostra che anche per questo anno la fascia di popolazione più a rischio è quella dei 16-17enni per entrambi i sessi (M=34,5%; F=29,7%) seguita dagli anziani ultra 65enni per i maschi (65-74 anni=29,4%; 75+ anni= 29,2%) e dalle 18-24enni per le femmine (12,9%). Nei minorenni non vi è una differenza statisticamente significativa fra maschi e femmine nella prevalenza dei consumatori a rischio, mentre per tutte le altre fasce d’età il consumo a rischio è sempre più elevato nei maschi”.
Il Rapporto evidenzia anche la mortalità totalmente alcol-attribuibile per età e genere: nell’anno 2022 il numero di decessi tra i residenti in Italia di 15 anni e più per patologie totalmente alcol-attribuibili è stato pari a 1.306, di cui l’82,5% maschi e il 17,5% femmine, che corrispondono a circa 43 decessi per milione di abitanti tra i maschi e circa 9 decessi per milione tra le femmine. Le due patologie che causano il numero maggiore di decessi, sia tra gli uomini che tra le donne, sono le epatopatie alcoliche (M=765; F=172) e i disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcol (M=247; F=43) che, sommate, causano il 94,0% dei decessi alcol-attribuibili tra i maschi e il 94,0% tra le femmine.
Qui il Rapporto completo: https://www.epicentro.iss.it/alcol/apd2026/26-4%20web%20FINALE.pdf.











