“Non è forse questa la vita: un perimetro di spazio e di tempo dato una volta sola a ciascuno di noi? Non è la vita un’azione che siamo chiamati a fare entro limiti che non scegliamo?”

– Alessandro D’Avenia –

 

Il  22 marzo 2026, alle ore 17:30, al CineTeatro Junior di Sarnico (BG) si è tenuta la presentazione ufficiale del libro “Un giorno solo” di Giuseppe Mutti.

Zandobbiese di origine e sarnicese per amore, Giuseppe è nato a Trescore Balneario (BG) nel 1964 ed ha indossato la divisa di infermiere a 16 anni, per dismetterla circa un anno fa, dopo ben 43 anni e rotti di lavoro sempre in ospedali bresciani. Sposato dal 1988 con Gabry che ha conosciuto sui banchi della scuola infermieri, sono genitori di tre figlie.

Dopo trent’anni da fumatore ha smesso all’improvviso, a 45 anni, e si è dato allo sport: corsa, montagna e soprattutto bicicletta. Quando le figlie sono diventate grandi, e l’arrivo della pensione era ormai imminente, sognava più tempo per lui e Gabry, per viaggiare e per stare con gli amici.

Poi, purtroppo, quei progetti sono crollati all’improvviso quando, dopo un periodo di strani dolori in tutto il corpo, gli viene diagnosticata la SLA: Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia neurodegenerativa progressiva e grave che colpisce i motoneuroni, provocando la paralisi dei muscoli volontari, inclusi quelli respiratori, mantenendo solitamente intatte le funzioni cognitive.

Giuseppe ha terminato la stesura del libro a luglio 2025, scrivendolo velocemente, poichè il tempo gli sembrava poco e gli occhi, come sottolinea lui, gli facevano sempre più male.

Leggere questo libro è stato qualcosa di veramente diverso rispetto a tutti gli altri libri che mi è capitato di leggere fino ad ora. Quando mi è passato tra le mani questo manoscritto subito ho pensato che non potesse passare inosservato.

Capitolo dopo capitolo mi accorgevo che la commozione che mi provocava e il messaggio che trasmetteva erano qualcosa di diverso da una storia tra le tante. Quello di Giuseppe Mutti non è propriamente un libro, ma una testimonianza di vita, un racconto graduale e crescente che intreccia sentimenti ed emozioni dell’autore con le relazioni umane, i frammenti di vita quotidiana che lo attraversano mentre man mano percepisce il suo corpo cambiare, diventando consapevole di quello che gli sta accadendo.

In pochissime pagine, con limpida semplicità e lucidità disarmante, Giuseppe è stato in grado di narrare con un’umanità esplosiva la vita nella sua essenza. Una vita fatta di fatica, di lotta, di sfida, di rinunce, di momenti di sofferenza, di spaesamento, di frustrazione: una vita nella sua crudezza, nei suoi cambiamenti incontrollabili, spesso inevitabili e non sempre come vorremmo.

Ma nonostante ciò Giuseppe ci fornisce un punto di vista autentico che a tratti sembra “calmo e quieto”, quasi impassibile, volto a cogliere la bellezza collaterale di quello che gli sta capitando.

Percepisce e descrive la ricchezza, la forza e la solidità delle sue relazioni umane, lo splendore della sua famiglia, i momenti di gioia, di speranza, di passione, di amore, di tenerezza: una manifestazione di umanità sana e non-negoziabile che si “prende cura dell’altro” e che ci ricorda che nessuno di noi è un’isola. Leggendo “Un giorno solo” emerge la consapevolezza che siamo parte di una tela che tessiamo ogni giorno, ricordandoci che la prima cura per ogni dolore è esserci per l’altro.

Se solo i potenti della Terra si fermassero a riscoprire qualche briciolo di questa umanità, forse smetterebbero di seminare vento e raccogliere tempesta.

Non è un caso che “Avere cura” sia il nome della collana di libri a cui appartiene il libro di Giuseppe Mutti, di cui ho avuto l’immenso piacere di curarne l’edizione in quanto direttore editoriale della Collana “Avere Cura” della casa editrice Multimage.

“Aver cura” è l’espressione che più riassume il libro di Giuseppe dove tutto viene presentato in uno stile tanto semplice quanto stravolgente, tanto vero quanto inconcepibile, tanto crudo quanto umano: proprio come è la sua vita.

Con questo messaggio colgo l’occasione per ringraziare Giuseppe per il suo splendido lavoro e per avermi concesso l’onore di curare il suo scritto. Ringrazio Lisa Alberti per aver curato la revisione del testo e soprattutto voglio rivolgere un grande saluto ed abbraccio a sua moglie Gabriella e alle sue fantastiche figlie Elisa, Chiara e Laura per le bellissime persone che sono, oltre ad essere una lezione vivente di umanità.