“È passato meno di un anno e mezzo dall’ultimo conflitto, seguito da una tregua mai rispettata, ed ora una nuova guerra in tre settimane ha già lasciato più di un milione di persone senza casa”, esordisce Fabio Bucciarelli, fotoreporter che per 10 anni ha documentato la realtà quotidiana in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Libano con tanti ‘scatti’, 100 in esposizione a Vinovo fino al 3 maggio prossimo.
Nella pagina oggi online su Il mondo in cui viviamo, Fabio Bucciarelli spiega:
Dopo più di un anno sono tornato in Libano.
Era l’ottobre del 2024, quando, a seguito del genocidio di Gaza e dell’uccisione di Hassan Nasrallah, Israele bombardava il paese, causando migliaia di morti civili e oltre un milione di sfollati.
Il primo giorno che sono arrivato, dopo aver preso l’accredito stampa, sono stato in un cimitero temporaneo a Dahieh, quartiere sciita della città considerato una roccaforte di Hezbollah. Il cimitero provvisorio, tra terra e fango, dedicato ai martiri in attesa di una sepoltura migliore, quel giorno ha accolto quattro vittime: Mohamed Serri, giornalista della televisione Al-Manar, sua moglie, un combattente e un paramedico.
A causa dei continui bombardamenti israeliani, delle incursioni terrestri e degli ordini di evacuazione, molte persone hanno trovato rifugio in scuole trasformate in centri di accoglienza, lungo il lungomare della città o nello stadio adattato a shelter temporaneo. In questi giorni, le piogge torrenziali peggiorano ulteriormente le condizioni dei profughi interni, costretti a vivere nelle tende.
Gli attacchi si sono intensificati, provocando numerose vittime e la distruzione di infrastrutture civili, con oltre un milione di persone che, secondo le stime, sono state sfollate.
Oggi la guerra è tornata, con la stessa violenza ma con una nuova maschera. Dopo l’attacco americano e israeliano all’Iran e la risposta di Hezbollah, che ha lanciato razzi verso Israele in supporto alla Repubblica Islamica, il Libano è di nuovo ostaggio di un conflitto che sembra ripetersi come un copione già scritto.
I bombardamenti israeliani colpiscono ovunque, dalla capitale al sud. Gli ordini di evacuazione si moltiplicano e arrivano fino al fiume Litani, nella parte meridionale del paese che molti in Israele auspicano come nuovo confine, o almeno come zona cuscinetto. Il rischio è quello di un nuovo massacro in stile Gaza: distruzione sistematica, bombe per abbattere edifici e infrastrutture, preparare il terreno all’invasione di terra e nuovi territori occupati.
Nemmeno la resilienza delle persone è cambiata, né la resistenza dei combattenti che, come fantasmi, cercano di fermare l’avanzata dell’IDF. Poco o nulla si sa di Hezbollah: non ci sono fotografie recenti, non si conosce il numero delle vittime, nè chiaramente i loro nascondigli o strategia.
Dal 2 marzo, questa nuova offensiva israeliana ha già causato più di mille vittime e costretto ancora una volta oltre un milione di persone a lasciare le proprie case. Oggi, in Libano, circa una persona su cinque è sfollata, il 20% della popolazione.
Come in un film già visto, la guerra continua senza fine, alimentata solo dalla necessità di combattere e di seminare il caos in un paese, dove lo spettro della guerra civile non è mai scomparso.
In occasione dell’esposizione della collezione Occupied Territories a Le Gallerie del Museo Storico del Trentino, il direttore dell’Atlante delle Guerre e dei conflitti nel mondo, Raffaele Crocco, ha commentato: «Questa mostra vuole essere un grido d’allarme. Vicino a noi, poche centinaia di chilometri al di là del mare, si sta consumando una tragedia che ha pochi precedenti, per ferocia e determinazione di chi vuole uccidere. Nel vicino Oriente, Israele ha deciso l’annientamento di un popolo e, contemporaneamente, ha avviato una politica di aggressione in nome di una ipotetica “pace duratura”, da realizzare con la sconfitta definitiva e totale dei nemici: l’Iran e Hezbollah. Quello che si deve fare è documentare il massacro, raccontare il crimine. Fabio Bucciarelli lo ha fatto. È sceso all’inferno per raccontarci cosa accade con le sue foto».
Dopo la presentazione nel 2025 a Sarajevo e l’esposizione a Modena e a Trento, fino al 3 maggio 2026 la collezione è in mostra al Castello Della Rovere di Vinovo.
“Le immagini prendono vita lungo un percorso fatto di cinquanta steli in ferro che sorreggono le foto, creando una sorta di costruzione fisica che guida i passi dei visitatori tra le sale del castello – spiega la recensione su GUIDA TORINO – Questa scelta di allestimento, curato da Lejla Hodzic, trasforma la visita in una camminata lenta dove ogni scatto – dal ritratto intimo alla scena di strada – aiuta a capire la frammentazione dello spazio e la perdita della libertà di movimento. Le fotografie, nate originariamente per un libro edito da Dario Cimorelli, si allontanano dalla fretta della cronaca per restituire un racconto umano e complesso. Si scoprono così le vite di persone che resistono alla cancellazione della propria identità in un mondo che sembra essersi fermato in un’attesa infinita”.
Occupied Territories: Stories from The West Bank, Gaza, and Lebanon – antologia di 100 fotografie di Fabio Bucciarelli, edita con prefazione di Fabio Tonacci, inviato di la Repubblica, a cura di Elena Caldara, Dario Fanelli, Laura G. Maggioni, Daniela Meda e Joan Roig nel 2025 stampata in 1˙300 copie e pubblicata da Dario Cimorelli Editore.
OCCUPIED TERRITORIES
STORIES FROM THE WEST BANK, GAZA, AND LEBANON
Castello della Rovere – Vinovo (TO)
sabato e domenica e festivi, fino al 3 maggio 2026












