Il programma è stato elaborato all’assemblea, svolta domenica 1° marzo a Roma, che ha radunato associazioni, collettivi, aggregazioni e gruppi promotori delle iniziative No Kings in Italia.
L’appuntamento della prossima manifestazione, che nella data del 28 marzo sfilerà in molte città del mondo, in Italia a Roma, non è un evento simbolico fine a se stesso, bensì il tentativo di connettere i conflitti che bruciano nei singoli territori con una crisi mondiale che ormai ha tolto ogni maschera.
Nato dal confronto diretto tra numerose realtà sociali, il percorso dei partecipanti alle mobilitazioni No Kings punta dritto alla radice della questione: opporsi a un’economia di guerra che sequestra le risorse pubbliche per alimentare i magazzini d’armi, mentre smantella sistematicamente i diritti civili e le protezioni sociali.
Non è una sfida chiusa tra i confini nazionali: da Londra a Minneapolis, la mobilitazione agisce in sincrono per colpire simbolicamente i “sovrani” del nostro tempo, quelle lobby della finanza, dell’industria bellica e del controllo digitale che decidono le sorti delle popolazioni sopra le nostre teste.
Un punto centrale di questo asse internazionale riguarda il sostegno alla Global Sumud Flotilla.
Si tratta di una missione civile che vedrà numerose imbarcazioni tentare di rompere nuovamente l’assedio di Gaza per portare aiuti concreti alla popolazione. La richiesta che arriva dalle piazze è netta e non ammette mediazioni: embargo totale sulle armi e sanzioni contro Israele. Questa azione vuole essere una risposta pratica al fallimento della diplomazia istituzionale, denunciando l’ipocrisia di chi parla di pace mentre continua a foraggiare scenari di guerra.
In questo senso, la solidarietà alla Palestina diventa il simbolo di ogni resistenza contro l’occupazione e le derive coloniali, respingendo anche i recenti tentativi legislativi di criminalizzare il dissenso su questi temi.
In questo scenario di instabilità, la mobilitazione assume una posizione di condanna radicale contro l’allargamento del conflitto in Medio Oriente.
La denuncia del genocidio a Gaza si salda oggi con il rifiuto netto dell’intervento militare scattato contro l’Iran, un’escalation che trasforma la regione nel fronte aperto di uno scontro globale.
I movimenti respingono la retorica della ‘guerra democratica’ e denunciano come i diritti dei popoli vengano sistematicamente usati come pretesto per giustificare bombardamenti e mire imperialiste.
Contro la logica dei blocchi contrapposti e la ferocia delle grandi potenze, si rivendica un’alternativa che parta dai percorsi di liberazione reale e dall’autodeterminazione delle popolazioni, sottraendo i territori alla morsa della distruzione bellica.
Sullo sfondo europeo, la critica è rivolta a un modello di integrazione che sembra aver scelto la via della “fortezza” militare.
I movimenti contestano la militarizzazione delle frontiere e i trattati commerciali che mettono a profitto i territori a scapito dei lavoratori.
A questa visione si contrappone l’idea di un’Europa dei territori e delle comunità locali, che mette al centro l’accoglienza e la giustizia ambientale.
Proprio per questo, il corteo del 28 marzo a Roma inizierà con la Marcia dei Fantasmi, un momento dedicato a chi è reso invisibile dalle politiche migratorie e dai processi di espulsione urbana, per rivendicare il diritto all’esistenza di chi vive ai margini del sistema produttivo.
In Italia la mobilitazione incrocia una scadenza politica immediata: il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
Il movimento invita a votare “No” alla riforma della giustizia, vedendola come un attacco frontale all’indipendenza della magistratura e uno strumento per rafforzare ulteriormente il potere esecutivo. Si percepisce la necessità di fare argine contro una deriva autoritaria che si manifesta sia nei tribunali che nelle piazze, attraverso l’introduzione di nuovi reati e la repressione di ogni forma di conflitto sociale.
Il programma delle due giornate romane mescola politica e cultura.
Venerdì 27 marzo, alla Città dell’Altra Economia, il palco sarà occupato dal concerto Together, con artisti come Gemitaiz, Willy Peyote, Modena City Ramblers, Danno, Giulia Mei e Sabina Guzzanti.
Non si tratta di una serata di intrattenimento, ma di una presa di posizione del mondo dell’arte contro il clima di censura e la militarizzazione della società, dove la cultura si riprende il suo ruolo di disturbo.
Sabato 28 marzo sarà invece il giorno del corteo nazionale, dove convergeranno le spinte nate dagli scioperi studenteschi del 5 marzo, dalle piazze femministe dell’8 marzo, dalle proteste contro i centri di permanenza per il rimpatrio e dal Climate Strike del 27 marzo.
L’ambizione non è quella di esaurire tutto in un unico fine settimana, ma di inaugurare una nuova fase di mobilitazione permanente. Si punta a coinvolgere una generazione di giovanissimi che negli ultimi mesi ha riscoperto la politica attiva proprio attraverso la questione palestinese e la crisi climatica.
L’obiettivo è trasformare l’indignazione diffusa in una forza organizzata capace di sabotare un sistema che sceglie la barbarie della guerra come unica soluzione alla propria crisi. Roma diventerà così il laboratorio per un’alternativa sociale e politica che parte dal basso e parla una lingua finalmente transnazionale.












