Domani, 30 marzo, si celebra la Giornata internazionale dei rifiuti zero, promossa congiuntamente dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e dal Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-Habitat), con l’obiettivo di sottolineare l’importanza di rafforzare la gestione dei rifiuti a livello globale e la necessità di promuovere modelli di consumo e produzione sostenibili per affrontare la crisi dell’inquinamento da rifiuti.

Ogni anno, l’umanità produce tra 2,1 e 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani e senza interventi urgenti, la produzione annuale dei rifiuti raggiungerà i 3,8 miliardi di tonnellate entro il 2050. L’inquinamento da rifiuti minaccia la salute umana, costa all’economia globale centinaia di miliardi di dollari ogni anno e aggrava la triplice crisi planetaria: la crisi del cambiamento climatico, la crisi della natura, della perdita di territorio e biodiversità e la crisi dell’inquinamento e dei rifiuti.

La giornata di quest’anno si concentra sullo spreco alimentare, per sensibilizzare come il mondo stia sprecando cibo a livelli allarmanti, compromettendo la sicurezza alimentare e rallentando i progressi verso un futuro a zero rifiuti e circolare. Solo nel 2022, sono state sprecate circa 1 miliardo di tonnellate di cibo, quasi un quinto di tutto il cibo disponibile per i consumatori. La perdita e lo spreco alimentare rappresentano una grave minaccia per il clima e l’ambiente, poiché sono responsabili fino al 10% delle emissioni globali di gas serra (GHG), quasi cinque volte le emissioni del settore aeronautico e fino al 14% delle emissioni globali di metano.

In Italia lo spreco alimentare, pur se diminuito rispetto allo scorso anno (è sceso a gennaio 2026 di 63,9 grammi settimanali, da 617,9 grammi a 554, rispetto alla rilevazione effettuata nel febbraio 2025), toccasecondo i dati del Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso il 3 febbraio scorso –  cifre vertiginose: vale infatti oltre 13 miliardi e mezzo di euro, pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo, 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case (nella distribuzione il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi e nell’industria oltre 862 milioni). Il nostro Paese, insomma, migliora anche se non abbastanza restando al di sopra della media europea.

Affrontare il problema dello spreco alimentare è una delle soluzioni climatiche più efficaci in termini di costi e facilmente attuabili, in linea con gli approcci “zero rifiuti” che privilegiano la prevenzione, l’efficienza delle risorse e il cambiamento sistemico. Governi e imprese devono adottare la filosofia “rifiuti zero” per superare la crisi dell’inquinamento da rifiuti. I governi possono promuovere la prevenzione dello spreco alimentare attraverso piani per il clima e la biodiversità e politiche nazionali in materia di economia circolare, rifiuti, sistemi alimentari, agricoltura e sviluppo urbano, mentre le imprese possono definire obiettivi misurabili di riduzione degli sprechi alimentari e integrali negli impegni di sostenibilità già esistenti, innovare per passare a sistemi alimentari circolari e migliorare l’efficienza lungo le filiere di approvvigionamento.

Ma anche i cittadini possono fare la propria parte. Infatti, ognuno di noi è parte della soluzione e può fare molto per garantire che il cibo acquistato non finisca nella spazzatura. Come propone Legambiente in vista della Giornata internazionale dei rifiuti zero, si deve partire dal piatto. Legambiente detta alcune semplici “regole”:

1. Fai acquisti consapevoli. Controlla cosa hai in frigo e fai la lista della spesa. Ti aiuterà ad acquistare solo il cibo che sai di utilizzare senza lasciarti tentare da strategie di marketing e offerte speciali;

2. Cucina in modo intelligente. Non portare in tavola più di quanto riesci a mangiare, misura le porzioni e se avanza qualcosa riutilizzala con creatività;

3. Controlla le date di scadenza. C’è una differenza tra la dicitura “consumarsi entro” – dopo la quale il cibo non è più sicuro da mangiare e la dicitura “consumarsi preferibilmente entro” è una indicazione, spesso il cibo è perfettamente sicuro anche dopo questa data;

4. Conserva correttamente il cibo. Conserva gli alimenti secchi in contenitori ermetici, la carne fresca nel congelatore o nel vano frigorifero, cipolle e patate in un luogo fresco e buio, frutta e verdura fresca nell’apposito cassetto del frigorifero e assicurati che le confezioni già aperte siano ben sigillate;

5. Acquista prodotti locali e di stagione. Contribuisce a ridurre le emissioni e le risorse necessarie per trasportare, conservare e vendere cibo lontano da dove e quando è stato coltivato;

6. Condividi il tuo cibo in eccedenza a una banca alimentare locale: potrà aiutare a sfamare i membri più vulnerabili della comunità.

Qui per approfondire: https://www.unep.org/zerowasteday/.