L’80% degli italiani ha rapporti sessuali esclusivamente con la persona con cui ha una relazione stabile di coppia, il 32,5% ha conosciuto partner sessuali tramite i social, per il 66,1% è sempre possibile comprendere quando una donna non desidera un rapporto sessuale.
Sono alcuni dati di un’indagine del CENSIS, che a 25 anni dalla sua prima grande ricerca sui comportamenti sessuali degli italiani, sorta di variante italiana contemporanea del celeberrimo Rapporto Kinsey (prima analisi scientifica e statistica del comportamento sessuale di uomini e donne), ha scelto di realizzarne una versione nuova e più ampia, i cui risultati disegnano uno straordinario affresco del ruolo e del significato sociale del rapporto degli italiani con la sessualità e delle trasformazioni nel frattempo intervenute.
Un riferimento imprescindibile per raccontare una dimensione essenziale di vita degli italiani, utile anche per comprendere dinamiche decisive della società del nostro tempo. Nel 2000 aveva avuto il primo rapporto sessuale prima dei 18 anni il 46,7% dei maschi, nel 2025 il dato è sceso al 29,4%. Al contrario tra le femmine la quota è salita, passando dal 29,3% al 35,8%. Nel 2000 le donne che avevano avuto un solo partner erano il 59,6%, nel 2025 sono passate al 27,6%;2-5 partner per il 32% delle donne nel 2000, contro il 46,8% nel 2025; 6 e più partner per l’8,4% delle donne nel 2000 che arriva al 21,8% nel 2025. Tra i maschi, nel 2000 aveva avuto un solo partner il 24,9%, oggi questa quota scende al 15,2%; 2-5 erano i partner dichiarati dal 42,3% dei maschi nel 2000, contro il 46% nel 2025; 6 e più partner per il 32,8% e per il 33,7% rispettivamente nel 2000 e nel 2025. Altro segnale di cambiamento riguarda le esperienze di pratiche più estreme e sperimentali. Nel 2000 ad aver dichiarato di aver sperimentato rapporti a tre o più persone era lo 0,7% delle donne, nel 2025 il 6,8%. Per gli uomini, la quota è salita dal 3,2% del 2000 al 20,1% del 2025.
Per quanto riguarda il sesso online, il 32,5% degli italiani con età tra 18 e 60 anni dichiara di avere conosciuto partner sessuali tramite social media. Ricevono immagini di tipo pornografico il 37% dei 18-34enni, il 32,2% dei 35-44enni, il 26,9% dei 45-60enni; praticano il sexting il 43,4% dei 18-34enni, il 33,6% dei 35-44enni, il 19,2% dei 45-60enni; inviano immagini pornografiche il 31,2% dei 18-34enni, il 21,8% dei 35-44enni, il 14,3% dei 45-60enni; praticano la masturbazione a distanza con altre persone il 28,3% dei 18-34enni, il 23,8% dei 35-44enni, il 14,5% dei 45-60enni; si fotografano o si riprendono per video durante i rapporti sessuali il 15,9% dei 18-34enni, il 17,9% dei 35-44enni, l’11,6% dei 45-60enni.
Inoltre, il 59,3% degli italiani guarda porno da solo e in particolare lo fa il 76,6% degli uomini e il 41,5% delle donne; il 66,2% dei 18-34enni, il 56,6% dei 35-44enni e il 55,6% dei 45-60enni. In coppia invece guarda il porno il 26% degli italiani 18-60enni (il 27,3% dei maschi e il 24,6% delle femmine), il 23,7% dei giovani, il 25,5% degli adulti e il 27,8% dei 45-60enni. Il 38,9% degli italiani è convinto che guardando i porno si imparano cose nuove, che migliorano la propria sessualità.
Particolarmente importanti sono i dati relativi alla cultura del consenso: il 66,1% degli italiani ritiene sempre possibile comprendere quando una donna non desidera un rapporto sessuale. Ne sono convinti il 60,6% degli uomini e il 71,7% delle donne; il 60% dei 18-34enni, il 69,5% dei 35-44enni e il 68,8% dei 45-60enni.Tuttavia, il 47% degli italiani concorda con l’idea che indossare determinati abiti o adottare taluni comportamenti come l’uso di droghe o l’eccessiva assunzione di alcol espongano le donne al rischio di subire violenza sessuale. Lo pensa il 39,2% dei 18-34enni, il 46,8% dei 35-44enni, il 52,6% dei 45-60enni, il 47,1% dei maschi e il 46,9% delle femmine.
Quanto all’identità di genere e agli orientamenti sessuali, il 16,3% degli intervistati non si riconosce in una identità di genere netta ed esclusiva, solo maschile o solo femminile. A pensarlo è anche il 21,9% dei 18-34enni, il 18,6% dei 35-44enni e l’11,1% dei 45-60enni. Tra coloro che hanno conoscenza di cosa siano i movimenti LGBTQIA+, il 58,3% ritiene che siano importanti perché combattendo le discriminazioni migliorano la società. Per il 75,7% degli italiani (e l’81% dei giovani) in Italia ci sono ancora troppe discriminazioni nei confronti delle persone non cisgender e/o non eterosessuali.
“La visibilità crescente del sesso, fino all’estremo del porno di massa, si legge tra le conclusioni del Rapporto, avrebbe generato una ripulsa dal sesso praticato: ecco una delle retoriche che da tempo ha ampio spazio nell’arena pubblica. Il calo del desiderio sarebbe diventato una specie di propensione di massa verso l’astinenza o almeno verso una rarefazione delle pratiche sessuali nella vita della medietà degli italiani. Peraltro, a lungo questo è stato il leitmotiv relativo addirittura a tutto l’occidente più avanzato, come se benessere e opulenza materiale avessero operato come altrettanti inibitori del sesso. E invece i dati della presente ricerca impongono un cambio di rotta rispetto a queste retoriche, mettendo in rilievo come, nella materialità delle vite degli italiani, pur con le non poche difficoltà di conciliazione tra attività intasanti le agende quotidiane, il sesso ha comunque una presenza significativa nella vita della maggioranza delle persone. Frequenza dei rapporti, moltiplicazione delle pratiche e anche grado di soddisfazione, consentono di dire che la ricerca del sesso come forma più efficace e gratificante di piacere trova soluzioni concrete piuttosto positive tra gli italiani. La pratica del sesso appartiene all’ordinarietà delle vite con una intensità che, visibilmente, è molto diversa da quella decadente descritta dalla letteratura e dalla pubblicistica della <fine del desiderio sessuale>”.
Qui il Rapporto: https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/03/editato_IL-PIACERE-DEGLI-ITALIANI-RAPPORTO-FINALE-24-MARZO-2026.pdf.











