L’evasione fiscale e il riciclaggio sono spesso percepiti come fenomeni separati: il primo appannaggio del piccolo commerciante che non emette lo scontrino, il secondo territorio esclusivo della criminalità organizzata. Come evidenzia il Laboratorio Eurispes sulle Politiche fiscali, la realtà è invece molto più complessa. La differenza principale risiede nell’origine dei fondi. Nell’evasione fiscale, i capitali hanno provenienza lecita – frutto di attività economiche regolari – ma vengono sottratti all’imposizione tributaria. Nel riciclaggio, invece, il denaro deriva da attività criminali: traffico di droga, estorsione, corruzione, frode. In entrambi i casi, però, l’obiettivo è identico: occultare la provenienza del denaro, renderlo invisibile agli occhi del Fisco e delle autorità inquirenti.

Questa convergenza non è solo concettuale. Grazie all’evoluzione della normativa antiriciclaggio, anche i reati tributari rientrano oggi tra i reati  “presupposto” del riciclaggio: l’impiego di proventi da evasione fiscale in attività economiche costituisce a tutti gli effetti reato di riciclaggio. Il passaggio è cruciale: non si tratta più solo di non pagare le tasse, ma di reimmettere quei capitali non tassati nel circuito economico, configurando così una fattispecie penale autonoma e ben più grave.

Lo studio dell’EurispesIl complesso rapporto tra riciclaggio ed evasione fiscale” offre una mappa dettagliata e aggiornata di questo territorio complesso, indicando direzioni di marcia concrete che il legislatore, le autorità di vigilanza e la magistratura potranno trasformare in azioni. Perché ogni euro riciclato è un euro sottratto alla collettività.

Oltre 100.000 imprese italiane (più del 2% del totale) risultano infiltrate da organizzazioni criminali nel periodo 2001-2020. Le imprese infiltrate operano come “cartiere” o “società zombie”, con fatturati gonfiati, costi di personale irrisori e improvvisi fallimenti. Il riciclaggio in Italia vale almeno l’1,5-2% del Pil, pari a circa 40 miliardi di euro l’anno. L’UIF (Unità di Informazione Finanziaria), a fronte di una dotazione di personale di circa 150-160 unità, riceve quasi 150.000 segnalazioni all’anno. I volumi di riciclaggio ammontano al 62-70% sul valore totale delle transazioni segnalate come sospette.

Le prime regioni per incidenza del riciclaggio di proventi illeciti sul Pil sono le più popolose e centrali per l’economia italiana: Lombardia e Lazio. E quelle con la presenza più radicata della criminalità organizzata, vale a dire Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Nel primo semestre del 2025, l’Unità di Informazione Finanziaria ha registrato un incremento significativo delle Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS), ricevendone 80.930, con un aumento del 15,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’alto volume numerico delle SOS è da attribuire, in gran parte, alla ripresa della propensione segnaletica da parte di banche e Poste, che hanno trasmesso oltre 7.700 segnalazioni in più rispetto al primo semestre del 2024.

In parallelo, hanno inciso anche altri comparti: gli operatori del gioco e delle scommesse, i prestatori di servizi di pagamento comunitari e, in modo particolarmente marcato, i prestatori di servizi per cripto-attività, che hanno quasi raddoppiato il numero di segnalazioni rispetto al periodo precedente. “La portata dell’infiltrazione criminale nell’economia italiana con evidenti fini di riciclaggio è significativa, sottolinea l’EURISPES. La distribuzione settoriale è molto ampia. Oltre ai settori tradizionalmente vulnerabili come costruzioni, trasporti, gestione rifiuti e attività immobiliari, la criminalità organizzata è presente in modo significativo in tutti i settori dell’economia, dal manifatturiero ai servizi professionali, dall’informazione e comunicazione alle attività amministrative e di supporto”.

L’Eurispes avanza 7 proposte sulle quali incentrare il contrasto ai fenomeni di evasione e riciclaggio:

1. Utilizzo sempre più massivo dell’Intelligenza artificiale per il contrasto al riciclaggio (considerando che la UIF riceve circa 150.000 segnalazioni l’anno con soli 150-160 addetti, l’IA è ormai uno strumento indispensabile);

2. Monitoraggio delle transazioni nel metaverso e su NFT e criptovalute (le attività economiche nel metaverso – cessioni di NFT, locazioni di asset virtuali regolate da smart contract –  producono redditi reali e possono essere usate per riciclare proventi illeciti. È necessario estendere il monitoraggio dello Stato anche a questo “territorio virtuale”);

3. Controllo specifico sui sistemi di pagamento informali e strategia “follow the money” (i circuiti informali – hawala, money transfer abusivi, sistemi chop/hundi – costituiscono un “sistema bancario parallelo” che sfugge a ogni statistica e controllo);

4. Voluntary disclosure sui contanti (stime dell’ex Procuratore Francesco Greco indicavano circa 150 miliardi in contanti nascosti in cassette di sicurezza in Italia e all’estero);

5. Monitoraggio delle procedure concorsuali;

6. Monitoraggio e tassazione delle operazioni di high frequency trading;

7. Contrasto all’utilizzo dell’IA a fini di deresponsabilizzazione penale.

Prevenire l’infiltrazione criminale, sottolinea l’Eurispes, richiede non solo repressione, ma anche politiche economiche che riducano la vulnerabilità delle imprese, non potendo il contrasto al riciclaggio e all’infiltrazione criminale essere solo affare di Forze dell’ordine e Magistratura, ma richiedendo la collaborazione di banche, regolatori finanziari, analisti di dati e policy maker economici”.

Qui il Rapporto Eurispes: https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2026/02/2026_-eurispes_rapporto-tra-riciclaggio-ed-evasione-fiscale.pdf.