Parliamo spesso del blocco economico, commerciale e finanziario a cui Cuba è sottoposta dal 1962 da parte degli Stati Uniti per aver deciso di seguire un cammino diverso da quello programmato dalle varie amministrazioni statunitensi; occorre però, per fare chiarezza, analizzare ciò che il blocco provoca quotidianamente alla popolazione, partendo anche dalle piccole cose quotidiane.
Uno degli effetti è la difficoltà nelle comunicazioni. Potrebbe sembrare una cosa marginale, ma si pensi ad esempio alla necessità di comunicare con parenti o amici residenti all’estero o con quelli che abitano sull’isola. Con lo sviluppo delle tecnologie digitali a Cuba quasi tutti possiedono uno smart phone. che viene utilizzato non solamente per collegarsi ai vari social network, ma anche per comunicare. La rapida diffusione di Whatsapp ha permesso ai cubani, come del resto agli altri abitanti del nostro pianeta, di comunicare con persone a costi praticamente inesistenti con .
chiamate audio e video. A Cuba le tariffe telefoniche non sono alte, ma per un cubano anche questi costi rappresentano un limite alle comunicazioni. Usare le app di messaggistica rappresenta un modo economico per mantenere i contatti con i propri cari.
Il sistema integrato di telecomunicazione per funzionare ha però bisogno di energia e a Cuba, dove la somministrazione elettrica è intermittente, comunicare diventa difficile.
“Le telecomunicazioni non dovrebbero essere viste come strutture isolate, ma come un sistema interconnesso che deve instradare il traffico in tutto il Paese, il che richiede energia in ciascuno dei suoi punti”, spiega a Cubadebate Sybel Alonso Baldor, vicepresidente delle operazioni di rete di ETECSA, l’azienda telefonica cubana.
Il fatto che una radiobase – una delle torri che diffondono il segnale dei cellulari – sia accesa non garantisce il servizio, poiché dipende anche da altri elementi intermedi della rete che devono disporre di elettricità.
Questo spiega situazioni frequenti per gli utenti: “Un utente di telefonia fissa può avere l’elettricità a casa sua, ma se la sotto stazione telefonica che supporta il suo servizio si trova in un circuito che non ha elettricità, questo renderà impossibile il suo utilizzo” spiega Baldor.
L’energia elettrica fornita dalla rete resta per Cuba la principale fonte di alimentazione delle telecomunicazioni. Quando si verifica un black-out le centrali, le sotto stazioni della telefonia fissa, le radio basi per le linee cellulari e la trasmissione dei dati mobili vanno in panne.
Ci sono centrali che dispongono di batterie che alimentano per un tempo compreso tra le tre e le quattro ore, ma “di fronte ai lunghi black-out, molte di queste batterie non sopportano più la massima carica e quindi hanno notevolmente ridotto le loro prestazioni.
Alle batterie si aggiungono i gruppi elettrogeni, il cui utilizzo è comunque limitato. Richiedono carburante per rimanere operativi”, sottolinea, Baldor aggiungendo che, sebbene alcuni siano stati riparati, altri non sono stati in grado di riprendersi dopo un uso intensivo. La loro autonomia dipende sia dalla disponibilità di carburante che dal livello di consumo di ogni sito, determinato dalla sua complessità e dalla loro anzianità tecnologica.
Inoltre il recente ordine esecutivo emesso da Donald Trump il 29 gennaio scorso ha praticamente bloccato qualunque importazione di petrolio e combustibile sull’isola. Questo ha colpito direttamente anche le telecomunicazioni, perché i gruppi elettrogeni non dispongono di carburanti per il loro uso ininterrotto nei momenti in cui manca la corrente elettrica.
Ma nonostante la carenza, l’azienda telefonica cubana ha cercato di mitigare gli effetti della penuria di carburanti e ha definito le priorità. Secondo la direttiva, la fornitura di carburante è garantita “ai siti in cui si concentrano le principali piattaforme che gestiscono servizi come la telefonia mobile e fissa, l’accesso a Internet, i data center”, così come quelli incaricati di instradare il traffico a livello nazionale e provinciale. Tuttavia, il funzionario riconosce che altri nodi intermedi non sempre riescono a rimanere operativi, il che ha un impatto diretto sull’accesso finale degli utenti.
“Negli ultimi giorni abbiamo contato nel Paese 1.250 radiobasi (47,5%), in media, che si spengono a causa degli effetti elettrici, mentre il numero di sottostazioni telefoniche è di circa 950 (56,5%)” riferisce Alonso Baldor.
Gli effetti della mancanza di corrente elettrica sulle comunicazioni comunque variano a seconda del numero delle interruzioni elettriche. L’ETECSA dà priorità all’approvvigionamento energetico in centri chiave che sostengono la rete nazionale e il traffico dati nel Paese. In questo scenario, ha dovuto riorganizzare la sua operatività in base a criteri di estrema razionalità. “Abbiamo preso provvedimenti per risparmiare il più possibile il carburante che riceviamo”, spiega il vicepresidente a Cubadebate.
Questa politica di risparmio ha comportato decisioni complesse e probabilmente anche impopolari. “Anche se tutti i centri sono importanti, purtroppo non possiamo garantire carburante per tutti”, quindi viene data priorità a quelli con il maggiore impatto sulla rete nazionale, continua il vicepresidente di ETECSA.
Per questo ogni territorio ha adottato differenti soluzioni al fine di risparmiare il più possibile il carburante che gli è stato assegnato. Inoltre gli specialisti dell’azienda telefonica eseguono costantemente valutazioni per risparmiare i combustibili o decidere quale servizio deve avere priorità in un certo momento della giornata.
Anche il settore delle comunicazioni ha iniziato ad usare energia prodotta dal fotovoltaico per ridurre i disagi causati dalla mancanza di combustibili. L’installazione di pannelli solari cerca di estendere il funzionamento degli impianti in mezzo alla crisi energetica.
Nel mezzo della crisi, la spinta alle energie rinnovabili è diventata più rilevante. “L’uso di fonti rinnovabili era già tra i nostri obiettivi, tuttavia, la situazione attuale ci ha portato ad accelerare il ritmo”, sottolinea Baldor.
Purtroppo però l’installazione dei pannelli solari non permette la completa autonomia energetica e il combustibile rimane comunque essenziale. Nonostante il contesto avverso, nel corso del 2025 sono stati effettuati investimenti mirati alla modernizzazione della rete, con cambiamenti tecnologici, espansione delle capacità e incorporazione di nuove frequenze nelle basi radio. In particolare, la copertura 4G ha raggiunto il 52% del territorio nazionale, è stata aumentata la capacità degli utenti in 300 siti, sono state abilitate frequenze di 900 MHz e 2100 MHz in più di 100 radiobasi e sono stati installati più di 140 nuovi siti.
Come appare chiaro la situazione delle comunicazioni a Cuba resta difficile finché ci saranno problemi di energia elettrica. Il servizio di telefonia mobile, il più richiesto dalla popolazione, è quello che risente maggiormente della crisi energetica; il traffico alterna momenti di buona connettività a momenti di interruzione completa. Spesso le comunicazioni cadono o si interrompono momentaneamente, le pagine web vengono caricate in tempi medio lunghi, alcuni siti non sono accessibili perché i server sono situati negli Stati Uniti e a causa del blocco non sono raggiungibili. I social invece hanno ricevuto licenza da parte dell’amministrazione statunitense per operare sull’isola.
Il motivo è molto semplice: Facebook, X, Whatsapp e gli altri social network sono utilizzati per diffondere false notizie tra la popolazione. I social vengono usati nella oramai nota guerra cognitiva che il popolo cubano, come del resto anche noi, subisce molte volte passivamente.
Insomma, una cosa che per noi è diventata normale come leggere una notizia in un sito internet, mandare un video di 20 mega a un amico con Whatsapp, fare una videochiamata con un parente, scaricare una nuova app sul cellulare per i cubani diventa una lotta quotidiana. Immaginare che anche queste limitazioni facciano parte della strategia degli Stati Uniti per insinuare nella popolazione un costante malessere e una pressione continua non credo sia pura fantasia.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info











