Cinque container carichi di materiale bellico starebbero per partire verso Israele. La mobilitazione nel porto di Aponte cresce e si chiede l’ispezione.
Fonti della campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG) hanno rivelato che nel porto di Gioia Tauro sono attualmente presenti cinque container con molta probabilità contenenti materiale bellico, in partenza per Israele domenica 15 marzo. Il fondato sospetto è che si tratti di acciaio balistico o cartucce per proiettili (pezzi di ottone modellati in involucri per munizioni). Il materiale secondo le bolle di carico e i tracciamenti dei container proviene dall’India, nello specifico dall’azienda di acciaio balistico R L Steels & Energy Ltd di Aurangabad. Azienda che fornisce anche il settore della difesa israeliano e che già nel dicembre 2025 aveva consegnato 125 tonnellate di proiettili da 155 mm alla fabbrica di armi IMI Systems.
I cinque container fanno parte di un carico più grande di circa 23 container, partiti dall’India (tra dicembre e gennaio 2026) e diretti tutti ad Haifa. Molti di questi ora si trovano vicino alla Spagna o al largo della Grecia, in attesa di fare transhipment verso Israele (sbarco e imbarco su altra nave). La destinazione finale dei container sarebbe, sempre secondo le fonti di BDS, il distretto industriale militare Ramat Hasharon (Israele), un centro nevralgico per l’industria della difesa israeliana, sede di importanti strutture di produzione, ricerca e sviluppo per, tra gli altri, Elbit Systems e IWI (Israel Weapon Industries). L’area è nota per la produzione di armi leggere, munizioni e sistemi di protezione per veicoli blindati.
I cinque container, secondo i siti di tracciamento, sono partiti dal porto Nhava Sheva il 1° marzo nella nave MSC Marie Leslie, che segue la rotta della Himalaya express, linea di navigazione che dall’India circumnaviga l’Africa per poi entrare nel Mediterraneo dallo stretto di Gibilterra (dopo la guerra in Iran le navi non passano più nel Mar Rosso). Sono stati sbarcati a Gioia Tauro e venerdì 13 marzo, sono stati caricati sulla nave MSC Lucy, che partirà domenica e sarà diretta ad Ashdod e poi Haifa.
Il porto di Gioia Tauro è specializzato quasi esclusivamente in transhipment (al 95%), e la destinazione di Israele è tra le sue rotte principali (linea Emusa).
Sebbene la Capitaneria di porto neghi il passaggio di container di esplosivi, (come da nostro accesso agli atti relativo all’anno 2025), il passaggio di materiale bellico (acciaio, componenti ecc) potrebbe invece essere molto frequente, soprattutto nelle navi dirette a Israele.
Dal 2019 il terminal container di Gioia Tauro è in concessione a MCT – Medcenter Container Terminal SpA., di proprietà della Terminal Investment Ltd (TIL), una holding finanziaria a sua volta controllata al 100% dalla MSC (Mediterranean Shipping) dell’imprenditore italiano Gianluigi Aponte.
MSC ha stretti rapporti con Israele tanto che gestisce anche il terminal container Hadarom (Southport) ad Ashdod sempre attraverso la controllata TIL. La compagnia ha sempre continuato le operazioni di trasporto merci verso Israele, inclusa la logistica, durante i conflitti, garantendo un continuo afflusso di armi e beni, tanto da essere annoverata dalla Campagna NHG nella “flotta del genocidio”.
Mentre scriviamo alcuni di questi container sono già stati caricati a bordo della nave, probabilmente per velocizzare le operazioni di partenza.
Le Dogane, la Capitaneria di porto e la Guardia di finanza di Gioia Tauro sono state allertate dagli attivisti per chiedere ispezioni e valutare se ci sono gli estremi di un sequestro, in quanto violazione della legge 185/90 che impedisce i transiti verso paesi in guerra. Anche se in Italia, purtroppo, il divieto di transiti verso paesi in guerra è costantemente violato.
La mobilitazione contro questi 23 container non si ferma a Gioia Tauro, ma è bensì internazionale. A Valencia in vista dell’attracco delle navi Msc Siena e Msc Danit, le reti di solidarietà con la Palestina, la Red Solidaria contra la Ocupación de Palestina (RESCOP), BDS Spagna e altre associazioni si sono mobilitate per chiederne il sequestro. Da quanto apprendiamo, la MSC Danit ha cambiato rotta, evitando i porto spagnoli e dirigendosi verso il porto di Sines (Portogallo), mentre la MSC Siena sarebbe sotto ispezione nel porto di Valencia, in Spagna.
Anche in Grecia portuali, sindacati e reti solidali sono allertate per l’arrivo al Pireo della nave Msc Vega il 17 marzo.
Intanto in Portogallo il parlamentare del Bloco de Esquerda – BE, Fabian Figueiredo, ha interrogato il Governo, avvertendo che “il Portogallo, in quanto firmatario del Trattato sul commercio delle armi (TCA) e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, ha l’obbligo legale di impedire il transito di materiale che possa contribuire alla commissione di crimini di guerra o atti di genocidio”. Figueiredo chiede inoltre se, “alla luce delle ordinanze della Corte internazionale di giustizia (CIJ) per prevenire atti di genocidio a Gaza, il Governo sia disposto a negare l’ingresso in porto o la fornitura di servizi logistici a navi che partecipano alla catena di approvvigionamento militare dello Stato di Israele”.
Il deputato interroga infine l’esecutivo su “quali misure intenda adottare per garantire che i porti portoghesi non vengano utilizzati come punto di transito per aggirare gli embarghi sulle armi decisi da altri Stati vicini”.
Anche l’Italia è firmataria delle Convenzioni di Ginevra, del Arms Trade Treaty e della Convenzione sul genocidio, e legalmente e moralmente obbligata a garantire che le proprie esportazioni industriali e statali non facilitino gravi violazioni del diritto internazionale.
Dalla Spagna e dal Portogallo i container dovrebbero essere diretti a Gioia Tauro per essere spediti (dopo transhipment) a Israele.
A Gioia Tauro si sta preparando una mobilitazione popolare, per provare a fermare non solo questi cinque container in partenza, ma anche tutti gli altri che arriveranno.











