Come precedentemente annunciato la petroliera russa Anatoli Kolodkin è arrivata a Cuba con il suo carico di petrolio che potrebbe coincide con il cambio di strategia di Donald Trump nei confronti dell’isola.
La nave trasporta circa 100.000 tonnellate di petrolio e naviga sotto bandiera russa. E’ stata scortata da una nave da guerra della Marina russa attraverso la Manica, ma una volta entrata nell’Atlantico la petroliera ha continuato il suo viaggio da sola.
Attualmente la nave si trova nel porto di Matanzas in attesa che il suo prezioso contenuto venga scaricato. Questa è la prima imbarcazione che trasporta combustibili ad arrivare a Cuba dopo che gli Stati Uniti hanno costretto Venezuela e Messico a interrompere la fornitura di energia all’isola. Cuba non ha ricevuto alcuna fornitura di petrolio dal 9 gennaio, il che ha causato una grave crisi energetica. Il Messico ha effettuato l’ultima spedizione, ma in seguito ha interrotto la fornitura a causa della pressione di Washington.
L’arrivo della petroliera coincide con un cambio di posizione sull’isola da parte di Trump, che ha affermato di non avere obiezioni al fatto che altri Paesi, tra cui la Russia, forniscano petrolio a Cuba. “Non ci dispiace lasciare che qualcuno riceva un carico perché ne ha bisogno. Devono sopravvivere”, ha detto alla stampa. “Se un Paese vuole inviare petrolio a Cuba in questo momento, non ho alcun problema, che sia la Russia o meno”, ha aggiunto. “Preferirei lasciarlo entrare, perché la gente ha bisogno di riscaldamento, refrigerazione e tutto il resto”, ha ribadito.
Cosa abbia fatto cambiare opinione a Donald Trump su Cuba non è dato sapere. In precedenza aveva dichiarato che l’isola, dopo l’Iran, sarebbe stata il suo prossimo obiettivo, aggiungendo poi che Cuba sarebbe caduta da sola a causa della disastrosa situazione economica nella quale si trova. Si era poi spinto a sostenere pubblicamente che l’isola si trova nello stato attuale grazie alle sanzioni che lui ha imposto, certificando, anche se non ce n’era bisogno, che è il sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario l’unica ragione della difficile situazione in cui versa il Paese e non l’incapacità del governo, come viene sostenuto dalla propaganda anti-cubana.
Ora pare abbia cambiato idea, dico pare perché di Trump non ci possiamo fidare. Forse sono stati gli interessi economici che molti cittadini statunitensi hanno sull’isola a fargli cambiare posizione e a permettere l’arrivo della petroliera russa.
Se da un lato la minoranza piccola, ma influente politicamente, dei cubani residenti negli Stati Uniti che vive dei finanziamenti della Casa Bianca alla controrivoluzione chiede misure più incisive e pesanti contro Cuba, allo scopo di aumentare il malessere della popolazione, dall’altro lato ci sono molti cittadini statunitensi e cubani che vivono negli Stati Uniti e hanno importanti commerci con l’isola. La situazione attuale rende chiaramente più difficile il commercio interno. Si pensi soltanto ai trasporti e alla consegna delle merci dai porti alle città, anche se il settore privato dispone di carburanti. Infatti gli Stati Uniti avevano permesso l’importazione di combustibili a esclusivo uso del settore privato.
In ogni caso rendere meno pesante la situazione permetterebbe al commercio di svilupparsi e alla popolazione di vivere meglio. Disporre di energia, trasporti garantiti e un sistema sanitario meno oppresso per la mancanza di energia elettrica renderebbe tutto più facile a Cuba.
In sintesi mi sento di ipotizzare che gli interessi economici abbiano prevalso sulle pressioni ideologiche del piccolo gruppo che sostiene le politiche sempre più restrittive degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Siamo solo agli inizi, vedremo cosa succederà in futuro.
Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha assicurato la settimana scorsa che il suo Paese è preoccupato per l’escalation della tensione intorno a Cuba e rimarrà solidale con il governo dell’isola caraibica.
Allo stesso tempo, il 19 marzo il portavoce presidenziale russo Dmitri Peskov ha ribadito il sostegno di Mosca all’Avana e ha rivelato che le autorità russe stanno discutendo su come aiutarla. “Siamo in costante dialogo con la direzione di Cuba e naturalmente stiamo discutendo su come aiutare l’isola in una situazione così difficile”, ha dichiarato.
“Siamo lieti che questo lotto di prodotti petroliferi sia arrivato”, ha commentato oggi, sottolineando che Cuba è “in condizioni di blocco molto severo” e ha bisogno di prodotti derivati dal petrolio “per il funzionamento dei sistemi di supporto vitale nel Paese, per generare elettricità, per fornire servizi medici o di altro tipo alla popolazione.
Naturalmente, la Russia considera suo dovere non rimanere in disparte e fornire l’aiuto necessario ai nostri amici cubani”, ha rilevato, aggiungendo che Mosca continuerà a lavorare per fornire più petrolio a Cuba.
Ci saranno state pressioni del Cremlino nei confronti della Casa Bianca per lasciar passare la petroliera? Alcuni lo sostengono apertamente, anche se non forniscono prove.











