Letta davanti al Tribunale di Crotone una lettera rivolta anche a Giorgia Meloni.
“Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza. Chiedete almeno scusa”. In questo modo Farzaneh Maliki, giovane donna afghana, commenta quanto avvenuto la notte del 26 febbraio 2023 quando il caicco Summer Love naufragò sulla spiaggia di Steccato di Cutro causando 94 morti. Farzaneh Maliki è una dei parenti dei familiari delle vittime della strage di Cutro che martedì 24 febbraio 2026 ha partecipato al processo sui presunti ritardi nei soccorsi all’imbarcazione nei confronti di sei militari italiani: quattro della Guardia di Finanza e due delle Capitanerie di Porto.
Farzaneh Maliki, che nel naufragio ha perso i suoi due zii e tre cugini, è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori e alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia. Martedì, prima dell’inizio dell’udienza del processo ai sei militari di Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, ha letto una dichiarazione molto forte.
“Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani, ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”.
La donna ha elencato a voce alta i nomi dei sei imputati “Secondo i rapporti, le persone che avevano responsabilità al momento dell’incidente non hanno fornito soccorso immediato. Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati? Perché la vita delle persone è stata ignorata? Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana. Queste persone devono essere chiamate a rispondere davanti alla legge e affrontare le conseguenze delle loro azioni. Almeno chiedeteci scusa”.
La giovane afghana si è poi rivolta direttamente al governo sia per garantire trasparenza nel processo, ma anche per denunciare come la burocrazia italiana ed europea impedisce a molti parenti di venire in Italia per piangere i propri morti: “Chiediamo a Giorgia Meloni, Primo Ministro d’Italia, di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell’indifferenza. Siamo molto arrabbiati. Avete distrutto la vita di molte famiglie. Avete tolto tante persone care alla gente. Dovete darci delle risposte. Da anni vi chiediamo di concedere i visti affinché i genitori che hanno perso i loro figli possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraversando il mare?”










