Il prossimo 10 febbraio si celebra la ricorrenza, assai controversa e da sempre oggetto di polemiche, del Giorno del ricordo, con il quale, in base all’art. 1 della legge istitutiva, si intende “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, e della più complessa vicenda del confine orientale”. Da una parte, dunque, la confusione di tenere insieme vicende storiche diverse, la “tragedia degli italiani”, l’esodo degli “istriani, fiumani e dalmati”, nonché “la più complessa vicenda del confine orientale”, che, se per un verso tradisce il fatto di non riuscire a inquadrare compiutamente la vicenda né a redigere un testo normativo risolto, dall’altro evidenzia la carenza di rigore storico e il palese tentativo di condurre, attraverso la legge, un disegno di natura politica e ideologica. Dall’altra, poi, non si può mancare di mettere in evidenza un dato ormai assodato: dalla sua promulgazione, avvenuta con la legge 30 marzo 2004 n. 92, cioè a dire nell’arco di più di venti anni, la legge non ha mai smesso di suscitare polemica e, di conseguenza, la ricorrenza non è mai davvero diventata patrimonio condiviso del Paese. 

Lo sfondo storico cui la legge allude è quello della “più complessa vicenda del confine orientale”: in cosa consiste? A seguito dell’aggressione nazifascista alla Jugoslavia il 6 aprile 1941 e il suo conseguente smembramento, il regime fascista ne occupò una parte consistente: la Slovenia meridionale fu annessa alla Venezia Giulia, formando la provincia di Lubiana; la Lika croata fu occupata; la Dalmazia, fino a Spalato, annessa alla provincia di Zara; inoltre, il Kosovo fu annesso all’Albania, già aggregata all’Italia, e il Montenegro occupato fu retto da un governatore italiano. Solo nella provincia di Lubiana, tra il 1941 e il 1943, su una popolazione di 340 mila abitanti, furono uccise 13 mila persone, quasi il 4% della popolazione totale della provincia; Lubiana fu interamente circondata di filo spinato e reticolati e ca. il 20% degli abitanti fu incarcerato; numerosi i villaggi bombardati, messi a ferro e fuoco, distrutti. 

Fu sempre il regime fascista a rendersi responsabile, nella regione, di crimini di guerra e contro l’umanità tra i più efferati: decine di migliaia di croati, serbi, montenegrini e altri, tra cui molte donne e bambini, inviati nei campi. I campi di concentramento italiani per slavi rispondono ai nomi di Rab, Gonars, Renicci e numerosi altri. È la storia a dirci che il regime fascista adottò tattiche di “esecuzioni sommarie, prese di ostaggi, rappresaglie, internamenti, incendi di case e villaggi”, distruzioni diffuse. Il numero totale di vittime dell’occupazione italiana della Jugoslavia è stimato in ca. 250 mila persone tra caduti, vittime di rastrellamenti e fucilazioni, di violenze e torture, vittime nei campi. Tristemente celebri le frasi di Mussolini (una “vittoria etnica dell’Italia”) e del generale Mario Robotti, «Si ammazza troppo poco!».

Come ha scritto Davide Maria de Luca sulle colonne del “Domani”, la feroce “violenza etnica scatenata dall’invasione fu uno dei fattori a mettere in moto i meccanismi che nel 1943 e poi nel 1945 portarono alle rappresaglie contro gli italiani, ricordate come “le foibe”. In tutto, si stima che almeno un milione di jugoslavi morirono nell’occupazione e nella guerra civile”. Non a caso, fu istituita, nel 1943 una “Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra” che, alla fine del 1945, inviò al Governo italiano la lista degli italiani accusati di aver compiuto crimini di guerra. Proprio la Jugoslavia, lungo e oltre quel confine orientale, fu il Paese sul cui territorio gli italiani avevano commesso la maggior parte dei crimini di cui erano accusati: 729 dei 1.845 italiani elencati dalla Commissione (il 40% del totale) furono individuati dal governo jugoslavo. I nomi di criminali quali Mario Roatta e il già citato Mario Robotti sono noti alle pagine della storia, ancora poco, purtroppo, al grande pubblico.

Come ricorda il sito di Valigia Blu, “Emblema di questa strategia è la Circolare 3c emanata nel marzo del 1942 dal generale Mario Roatta che guida le truppe italiane in Slovenia: la circolare annulla le distinzioni tra la resistenza jugoslava che si oppone all’occupazione italiana e la popolazione civile, autorizzando l’esercito italiano a fucilare in maniera indiscriminata. Nella circolare si fa esplicito riferimento all’esperienza coloniale indicata come modello: «Si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno mai perseguiti», ricorda la Circolare 3c. «Perseguiti invece, inesorabilmente, saranno coloro che dimostrassero timidezza e ignavia». […] La violenza repressiva, le fucilazioni indiscriminate, le prevaricazioni di stampo razzista sono connaturate all’ideologia fascista. In un’occasione Mussolini confessa a Ciano «che ama un solo generale – mi sfugge il nome – il quale in Albania disse ai suoi soldati: “Ho sentito dire che siete dei buoni padri di famiglia. Ciò va bene a casa vostra: non qui. Qui non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori» (E. Gobetti)”.

Dopo l’8 settembre 1943, a seguito dell’occupazione tedesca dell’Italia centro-settentrionale e dell’istituzione del criminale regime collaborazionista della Repubblica Sociale Italiana, sul confine orientale è istituita dal regime nazista la Zona d’operazioni del litorale adriatico, controllata direttamente dalla Germania nazista e comprendente le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, e Lubiana. Repressione ed eccidi si moltiplicarono con efferata violenza. Solo nel campo di concentramento della Risiera di San Sabba, dall’ottobre 1943 all’inizio del 1945, ca. 25 mila ebrei e partigiani furono interrogati e torturati, tra tre e cinque mila furono uccisi, mediante fucilazione, torture, o nei furgoni a gas. Lo stesso fenomeno delle foibe, cui fa riferimento la legge, non è storicamente “univoco”.

Come ha osservato lo storico Eric Gobetti, “le “foibe” sono due momenti distinti di violenza contro persone inermi. Il primo avviene nel 1943, dopo l’8 settembre, nella parte interna dell’Istria. In questo caso c’è un vuoto di potere dovuto alla scomparsa improvvisa dello Stato e dell’esercito italiano, che i partigiani jugoslavi cercano di colmare. Partigiani e popolazione approfittano del momento per vendicare i torti subiti in precedenza: venti anni di oppressione fascista contro le popolazioni slave […] e due anni e mezzo di occupazione militare, con veri e propri crimini di guerra”.

“Le vittime non sono dunque “gli italiani in quanto tali”, ma coloro che sono ritenuti responsabili delle violenze precedenti, in sostanza i funzionari pubblici dello Stato fascista e l’élite economica e sociale. Sono circa 400-500 persone, quasi tutti uomini adulti di nazionalità italiana, perché questi detenevano il potere. La seconda fase di violenza è parte della colossale resa dei conti che avviene nel 1945, a fine guerra, in tutta Europa. Qui le vittime sono soprattutto militari e funzionari fascisti che avevano collaborato con i nazisti fino alla fine”. Tali vittime sono stimate in numero tra 3.000 e 5.000, ma non mancano stime che portano il numero a oltre diecimila e altre, più moderate, tra 500 e 1200. Tutto, sfondo storico, quadro politico, dati, scaturigini della violenza e modalità stesse della genesi normativa e delle celebrazioni pubbliche indicano come, intorno alle celebrazioni del Giorno del ricordo, si consumi non solo un uso pubblico della storia, ma anche una nitida operazione revisionistica.  

 

Riferimenti:

Davide Maria de Luca, «Si ammazza troppo poco!», Domani, 06.04.2021: 

https://www.editorialedomani.it/fatti/invasione-italia-jugoslavia-foibe-guy8xn06 

Giovanni Giovannetti, Il giorno della memoria per le vittime del colonialismo italiano non dimentichi i Balcani, Domani, 13.11.2023:

https://www.editorialedomani.it/politica/italia/il-giorno-della-memoria-per-le-vittime-del-colonialismo-italiano-non-dimentichi-i-balcani-vouqky28 

Davide Conti, Italiani brava gente, criminali impuniti, Il Manifesto, 06.04.2021:

https://ilmanifesto.it/italiani-brava-gente-criminali-impuniti 

Il problema del confine orientale italiano nel Novecento, ANPI Vicenza:

https://www.anpi-vicenza.it/storia/il-problema-del-confine-orientale-8

Il Giorno del ricordo e il punto di vista dello storico: una chiacchierata con Eric Gobetti, Articolo 33, 09.02.2022:

https://www.articolotrentatre.it/articoli/cultura/tempi-moderni/giorno-ricordo-punto-vista-storico-chiacchierata-eric-gobetti 

Laura Bordoni, La questione dei crimini di guerra italiani nei Balcani, 10.01.2014: 

https://www.viqueria.com/la-questione-dei-crimini-di-guerra-italiani-nei-balcani 

Matteo Zola, La tragedia delle foibe e il nazionalismo italico. Una memoria selettiva?, EastJournal, 12.02.2016: https://www.eastjournal.net/archives/70115 

Giuseppe Virone, “E allora le foibe?” di Eric Gobetti, storia di un ricordo (mal) condiviso, Articolo 33, 09.02.2022: https://www.articolotrentatre.it/articoli/cultura/libri/foibe-eric-gobetti-storia-ricordo-mal-condiviso  

Inoltre le pagine sui Crimini di guerra italiani (it.wikipedia.org/wiki/Crimini_di_guerra_italiani) e sui Campi di concentramento per slavi (it.wikipedia.org/wiki/Campi_di_concentramento_per_slavi).