A Verona una mostra fotografica e una conferenza per far luce sulla devastazione ambientale lasciata dai giganti dell’’oro nero” nel sud della Nigeria. E per raccontare chi lotta per la giustizia e affinché la propria terra torni a essere una fonte di vita.

Dopo decenni segnati da violazioni dei diritti umani e disastri di ogni genere, le ferite lasciate dallo sfruttamento petrolifero sono ovunque nella regione del Delta del Niger, nel sud della Nigeria: nel gas bruciato nell’aria, nelle terre e acque contaminate, nei conflitti e le divisioni, nell’aspettativa di vita sempre più bassa e nella povertà rimasta lì dove doveva esserci sviluppo. È il lascito di oltre 60 anni di operazioni di alcune delle più grandi multinazionali degli idrocarburi al mondo, su tutte l’italiana Eni (e l’Agip prima di lei) e la britannica Shell. Recentemente queste oil major hanno venduto i propri impianti nel Delta del Niger, per poi spostarsi a sfruttare le più fruttuose licenze in mare aperte. Di fatto hanno lasciato alle imprese locali e al governo nigeriano la responsabilità per le bonifiche e le riparazioni per le comunità impattate dai continui sversamenti.

La storia di questa parte di Nigeria e delle comunità che vi abitano e vi continuano a resistere è al centro della mostra fotografica LE CICATRICI DEL PETROLIO, in programma dal 31 gennaio al 31 marzo al Museo africano di Verona, in Vicolo Pozzo,1. L’esposizione parte dal reportage d’inchiesta realizzato l’anno scorso nell’Ogoniland dai giornalisti Marco Simoncelli, Davide Lemmi e Lorenzo Bagnoli. L’iniziativa, realizzata da Fada Collective e IrpiMedia con il sostegno di ReCommon, è tornata a far luce sulla situazione nel delta del fiume Niger a 30 anni dalla morte del noto poeta e scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa, ucciso dal regime militare nigeriano nel novembre del 1995 insieme ad altri otto attivisti proprio a causa della sua lotta in difesa delle terre dell’Ogoniland e della comunità ogoni che vi abita.

La battaglia per la giustizia degli ogoni è anche il tema di un evento speciale, una conferenza organizzata nell’ambito della mostra dalla rivista Nigrizia. L’appuntamento è per mercoledì 11 febbraio al Museo africano, dalle ore 18:30 alle 20:00. Interverranno Lorenzo Bagnoli di IrpiMedia e Antonio Tricarico di ReCommon, moderatore Roberto Valussi di Nigrizia.

 

LA STORIA
È dagli anni Cinquanta che in Nigeria si estrae petrolio. Tra le prime a investire nel paese c’è la britannica Shell. Meno di un decennio dopo anche l’ENI è arrivata nel Paese africano per trivellare le terre del Delta del Niger. I proventi della ricchezza derivante dello sfruttamento dell’oro nero, però, non sono mai stati distribuiti equamente: sono rimasti nelle mani di pochi gruppi di potere. Nel frattempo, le popolazioni che vivono negli Stati più ricchi di risorse pagano il costo ambientale dello sfruttamento petrolifero, senza benefici diretti.
È questo il contesto in cui negli anni Novanta nasce la protesta che porterà poi alla fine delle trivellazioni di Shell, nel 1993.

Tra le figure simbolo di quella mobilitazione c’è sicuramente Ken Saro-Wiwa, leader del Movimento per la sopravvivenza del popolo ogoni (Mosop). L’attivista e scrittore è stato giustiziato il 10 novembre 1995 a Port Harcourt dal regime del generale Sani Abacha. Wiwa venne ritenuto “colpevole” di essere l’autore di pamphlet incendiari che denunciavano le devastazioni inferte alla sua terra in nome del petrolio, ma soprattutto di essere il portavoce delle rivendicazioni della propria etnia ogoni, maggioritaria nella regione, vessata dal governo e da Shell.

INFORMAZIONI Ingresso Mostra e visita al Museo africano biglietto unico intero 5.00€
Ampio parcheggio interno

ORARI DI APERTURA Da Martedì a Venerdì: 8.30-14.30 (ultimo ingresso ore 14)
Sabato e domenica: 15-18 Giorno di chiusura: lunedì

Museo africano – Fondazione Nigrizia onlus, vicolo Pozzo 1, 37129 Verona
tel. +39 045 8092199 info@museoafricano.org www.museoafricano.org

Fb: MuseoafricanoMa IG : museoafricanovr