L’aggressione commessa dagli Stati Uniti è l’ennesima dimostrazione della morte prolungata del diritto internazionale, ma sopratutto l’evidenza di come la Carta delle Nazioni Unite sia solo carta straccia per la potenza egemonica in declino, gli USA.
Al centro dell’attacco al Venezuela e della cattura di Nicolas Maduro ci sono il controllo strategico delle più grandi riserve di idrocarburi al mondo e di immense risorse naturali presenti nell’Orinoco.
L’analisi geopolitica va fatto su diversi fronti: l’interno, il regionale ed il globale.
Passando al fronte interno non è per niente affatto una questione di difesa dei valori di libertà e democrazia l’aggressione. Non è neanche un tema di equilibri politici tra la maggioranza e l’opposizione. Le dichiarazioni di Trump su Machado, subito dopo la cattura di Maduro, dimostrano come lo stesso governo statunitense non abbia fiducia nella figura di Machado (altro che premio Nobel per la Pace, dovrebbe essere stata condannata per incitazione costante all’uso della violenza. Del resto sia lei che la pseudo opposizione sono espressione della destra più violenta e antiquata del Venezuela).
Dal punto di vista regionale, le condanne del Messico, Colombia, Brasile e Cile confermano che per lo meno le socialdemocrazie progressiste latinoamericane hanno avuto il coraggio di prendere posizione di fronte a tale aggressione, ben sapendo d’essere – sia il Messico che la Colombia ed il Brasile – nel mirino di Trump: il Cile con la vittoria di Kast è già passato all’estrema destra.
La sfida sulle risorse del Venezuela mette dunque in evidenzia la competizione tra i BRICS+ e gli USA. Del resto il Venezuela ha fatto richiesta di aderire ai Brics già alla fine del 2024, ma il veto del Brasile lo impedì. Nonostante tutto il Venezuela è d’interesse strategico sia per la Cina che per la Russia.
Tale aggressione è un altro tassello della sfida globale. Un’altra guerra che riflette la la lotta per l’egemonica globale. Ed é effettivamente sul fronte globale dove va concentrata l’analisi per capire ancora meglio il perché di tale aggressione. Come detto in precedenza, siamo di fronte ad una serie di guerre in diversi continenti che evidenziano la scontro tra Cina ( e i BRICS+) e gli Stati Uniti.
D’altronde l’aver aumentato le spese militari, fino a portarle al 5% del Pil – come nel caso dell’UE nel 2030 -, vuol dire che siamo di fronte a una vera e propria Economia del Terrore che cerca la sua crescita attraverso la guerra per l’accaparramento delle risorse naturali, in un momento storico in cui la rivoluzione tecnologica ha sempre più bisogno dei cosiddetti minerali rari e – della gestione di quelle ultime – risorse di idrocarburi che possono dare ancora vita e forza – almeno per i prossimi 100 anni – a chi li possiede.
Ma a quest’analisi bisogna aggiungere almeno altri due elementi.
In primis il parallelismo tra le azioni politiche di questo secondo governo Trump e le azioni pre seconda guerra mondiale della Germania nazista. Entrambi i governi hanno evidenziato la necessità dello spazio vitale per l’accaparramento delle risorse naturali ed il ripudio verso qualsiasi forma di diritto internazionale. Alla fine, per entrambi, invadere per interessi propri giustifica qualsiasi azione politica e militare.
In secondo luogo – ritornando al motivo dell’aggressione al Venezuela e alla cattura di Maduro – resta il sospetto di un’azione con il consenso dell’establishment venezuelano. Delcy Rodriguez, Padrino y Diosdado Cabello sono apparsi tranquilli e con la situazione sotto controllo nonostante abbiano catturato Maduro senza un solo sparo o opposizione dell’esercito.
La real politik alla fine si manifesta sino agli estremi e forse, data l’impossibilità di un rovesciamento politico da parte degli Stati Uniti, in accordo con l’establishment venezuelano per togliere di mezzo Maduro e continuare con il progetto politico chavista (magari un pó più light) ha permesso questo scenario.
Ma in definitiva, la violazione della sovranità di un paese sovrano e la violazione a ciò che resta del diritto internazionale (che è morto senza dubbio con il genocidio di Gaza) sono gli elementi che in questo momento storico particolare mettono il mondo di fronte a un futuro incerto, in cui la guerra sarà purtroppo il leitmotiv dell’economia.
Il XXI secolo, come già da noi affermato nel 2016 nel libro Siglo XXI la economía del terror: América Latina, Oriente Medio y Mediterráneo en un mundo en crisi, è senz’ombra di dubbio, il secolo dell’Economia del Terrore.










