Alla domanda dei giornalisti di The New York Times, dell’ 8 gennaio « Do you see any checks on your power on the world stage? Is there anything that could stop it you wanted to?”, Donald Trump ha risposto in maniera chiara e netta : “Yeah, there’s one thing: my own morality, my own mind. It’s the only thing that can stop me. And that’s very good. Trump ha inoltre affermato « I don’t need any international law. (….) ( My power is ) limited by strenght rather than treaties or conventions ». Ha, infine, dichiarato « “Well it does, to me it’s ownership. Ownership is very important, yeah. (….) Ownership gives you things and elements that you can’t get from just signing a document that you can have a b … ». Quest’ultima affermazione chiarisce molto bene ll pensiero e l’azione di Trump.
Dall’insieme di queste dichiarazioni, inammissibili da tutti i punti di vista, emerge l’evidenza che non si puo’ tollerare che una persona portatore di siffatte concezioni possa ancora esercitare legittimamente la funzione di presidente degli Stati Uniti La realtà ne dà una drammatica conferma: i suoi atti sono già fonte di disastri per la vita della Terra in campo ambientale, economico, umano, sociale e politico. La sua rimozione è necessaria ed urgente. Non un giorno di più. La rimozione deve essere l’opera, anzitutto, dei cittadini e del popolo USA. Ma deve essere anche un dovere irrefutabile per la grande maggioranza dei cittadini e dei popoli del mondo, i cui diritti e la cui dignità sono stati calpestati con grande disprezzo e cinismo da parte di Trump. Il disprezzo degli altri popoli del mondo non è dovuto esplicitamente a fattori razziali, di classe, di religione, il che sarebbe gravissimo, ma al fatto che secondo lui, contano meno di un fico secco. Perché ? Perché, assicura, non hanno alcuna forza economica e militare, alcun potere, non essendo « proprietari » delle loro terre e risorse, della loro vita. Il concetto di « proprietà » cui si riferisce Trump nell’intervista occupa un ruolo chiave nella sua visione del mondo che sta cercando d’imporre come « suo ordine ». L’affermazione « non ho bisogno di leggi internazionali »» significa che Trump considera che grazie alla forza (il denaro e le armi) derivata dall’essere il « proprietario » economico e tecnologico dominante al mondo, egli può imporre il « suo ordine » ed esercitare « il potere ». secondo i suoi « bisogni » e principi. Se come afferma limpidamente il solo potere che può fermarlo è la sua morale (non parla di etica) e le sue convinzioni , siamo di fronte a principi assurdi. il solo metodo che accetta è quello della forza. In questo senso egli sostiene che il destino dei deboli (persone, gruppi sociali, organizzazioni, popoli, Stati) sarà di sottomettersi al più forte o perire (altra assurdità).
Le concezioni di Trump ((le ho analizzate e criticate un anno fa in un lungo articolo « Comprendere perché il sistema America costituisce il pericolo più grande per il mondo )(1) sono concezioni antiumane e antisociali, apertamente criminali.
Non è possibile pensare che si possa accettare che questi principi siano impunemente applicati e tollerare che essi restino obbiettivi strategici mondiali del presidente dello Stato più forte sul piano militare autodichiaratosi « fuorilegge » e al di sopra di ogni altro potere.
Rileggere ora, alla luce di detti principi, i rapporti di Trump con gli Ucraini, i Palestinesi, i Venezuelani, i Nigeriani, i Cubani e gli Europei …. cosi come l’evoluzione della situazione riguardante la Groenlandia , il Canada, il Messico …; e, all’opposto , i rapporti con Israele, Russia, Cina, Arabia Saudita. Per non parlare della devastazione del clima e della vita della Terra e la lotta per la supremazia nell’ultrapotente universo dell’Intelligenza artificiale. Allo stato attuale delle cose, soprattutto dopo la quasi-totale blanda reazione degli altri Stati latino -americani, del Medio Oriente e dell’Europa per quel che ha fatto in Venezuela (presa di controllo manu militari del governo del paese, in particolare del suo petrolio), tutto indica che non dovremmo aspettare per molto tempo il giorno in cui Trump deciderà di occupare la Groenlandia, con le buone o con le cattive, come sostiene apertamente. L’annessione della Groenlandia mi sembra più vicina e probabile dell’invasione militare del Canada, malgrado il fatto che in questi giorni circoli surrettiziamente un documento »segreto » del governo USA relativo ad un piano d’ invasione del Canada. Tutto dipenderà dalla mobilitazione dei cittadini americani ed europei. la reazione dei governi europei essendo probabilmente portata a cercare la sottomissione via compromessi.
Una breve osservazione finale su quel che Trump ha deliberatamente taciuto e che se menzionato avrebbe messo alla luce del sole una delle sue più grandi contraddizioni che fanno di lui un personaggio ancora più pericoloso per il divenire del mondo. Parlando della « my own morality, my own mind » non ha fatto alcun riferimento alla sua proclamata fede cristiana. Ricordiamo che in occasione dell’attentato armato di cui si dice sia stato vittima senza conseguenze, lo stesso Trump ha affermato, con convinzione apparente, che Dio lo avrebbe salvato per dargli modo di continuare la sua opera in favore della grande America, simbolo della libertà, in quanto guida mondiale. Trump ha così confermato la sua adesione alla concezione mistica fideistica del « Destino manifesto » degli USA, dominante dal 1849 in tutti i gruppi politici USA. Secondo questa concezione – specie nella versione del 1914 del Presidente Woodrow Wilson, fervente sostenitore della creazione della Società delle Nazioni Unite, e cioè “Credo che Dio abbia presieduto alla nascita di questa nazione e che siamo stati scelti per mostrare la via alle nazioni del mondo nel loro cammino verso la libertà” (2), gli statunitensi credono che sia evidente che Dio abbia deciso di destinare alla loro « nazione » il ruolo di guidare il mondo. Indipendentemente dalla solidità della fede cristiana di Trump (ho l’impressione che non creda a nessun Dio se non in termini strumentali), la realtà è lungi dall’essere mistica : Trump crede solo in se stesso in quanto egli si considera « il potere » legittimato dalla potenza fondata sulla proprietà di ciò che è strategicamente potente, incluso lo Stato, ridotto a « amministrazione » e quindi strumento di proprietà del presidente che ha vinto la competizione elettorale e delle forze che lo hanno sostenuto finanziariamente.
In sintesi, le concezioni e le pratiche del potere/potenza messe in atto da Donald Trump sono distruttrici della vita e della società globale, in tutti i loro aspetti chiave. Come tali, non sono buone né per il popolo statunitense ed i popoli delle Americhe, né per i popoli del mondo detto « occidentale », né per i popoli africani, medio-orientali o asiatici.
Osare la cooperazione e la giustizia planetarie
Il mondo ha iniziato a rifiutare di essere dominato dagli Stati Uniti già ancor prima dell’avvento alla presidenza di Donald Trump. Con Donald Trump al potere di uno Stato che resta il primo e l’unico ad avere usato ad oggi l’arma atomica, è diventato inammissibile per una parte sempre maggiore della popolazione mondiale di tollerare le distruzioni del divenire del mondo in corso ad opera degli USA-made Trump. La rimozione di Trump è urgente e pregiudiziale, ma le concezioni e gli obiettivi espressi da Trump non spariranno con la sua rimozione perché egli rappresenta la forma estrema e più violenta delle concezioni ancora oggi sostenute dalla forze sociali dominanti del sistema America e, più in generale, del sistema economico, sociale e politico della società capitalista fondata sull’economia di mercato della libera proprietà dei beni e dei servizi essenziali per la vita.
Solo una mobilitazione mondiale, marcata da una stretta cooperazione reale e non retorica, tra i cittadini USA, i cittadini latino-americani, europei, africani, medio-orientali e asiatici potrà far emergere un patto globale planetario per la costruzione di nuove regole, istituzioni e strumenti. Il tempo è maturo per far nascere una nuova costituente planetaria degli Abitanti della Terra o Costituente della Terra, a partire da ciò che resta dell’ONU e dalle nuove strutture multipolari messe in piedi negli ultimi anni (BRICS è un esempio fragile ma essenziale) per favorire la gestazione di un mondo più cooperativo, giusto e pacifico.
(1)Riccardo Petrella, https://www.pressenza.com/it/2025/03/comprendere-perche-il-sistema-america-costituisce-oggi-il-piu-grande-pericolo-per-il-mondo/
(2) Per un’analisi delle minacce legate ad una visione mistico-fideisica degli Stati Uniti, vedi op.cit.










