Quasi contemporaneamente alle udienze della Corte Internazionale di Giustizia, che si sono concluse ieri 29 gennaio e vedranno ora la Corte impegnata a valutare le prove fornite sia dagli avvocati del Gambia che da quelli del Myanmar riguardo il genocidio dei rohingya, domenica 25 gennaio si sono concluse in Myanmar quelle che i birmani chiamano sham elections cioè le elezioni farsa.

Stamane, sono ripresi dopo settimane di tregua i combattimenti al di là del confine. Posso sentire il tuono delle armi dopo più di un mese di silenzio. In territorio birmano i combattimenti si svolgono tra le truppe della giunta militare e quelle della guerriglia della minoranza etnica Karen. I Karen combattono contro il governo militare dal 1962 quando appunto un militare Ne Win  ha posto fine a 14 anni di governo democratico è con esso al sogno di una Birmania confederata. Il partito di Aung San Suu Kyi  ha ripreso in mano quel sogno e dal 2021 l’ha continuato la resistenza e il governo ombra (NUG). 

Thinzar Shunlei Yi, Vicedirettrice della “Campagna contro le elezioni farsa” e rappresentante del Movimento per lo Sciopero Generale,  ha affermato recentemente in un’intervista a Inside Myanmar: “Su un totale di 330 comuni in Myanmar, il piano elettorale graduale della giunta ne ha inclusi solo 193; lascia intendere che i restanti si trovano in aree non controllate dalla giunta o dove si scontrano con forti ostilità. E di questi 193, le elezioni in altri 56 sono già state annullate, mentre altri rimangono incerti”. 

Per queste ragioni le associazioni birmane, nonché il Governo di Unità Nazionale (NUG), cioè il governo democratico ombra, chiedono alla comunità internazionale di non riconoscere l’esito delle elezioni. La giunta militare ha una lunga tradizione di elezioni farsa, che perde regolarmente scatenando campagne di arresti nei confronti dei parlamentari eletti e dei loro sostenitori. Non ha fatto eccezione per le ultime elezioni democratiche che si sono tenute nel paese nel novembre 2020 quando era ancora al governo Aung San Suu Kyi e il suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia. 

In realtà, come affermato da più commentatori birmani, le elezioni servono alla Giunta militare per darsi una parvenza di Governo civile.  Sono state fortemente volute dal governo cinese che cerca di stabilizzare la zona su cui ha estesi interessi economici.