Pubblicato in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, il rapporto di OXFAM mostra che in un mondo lacerato da conflitti, crisi climatica e tensioni geopolitiche e in Italia, il Paese delle fortune invertite, la disuguaglianza corre più veloce che mai e insidia la democrazia.
Intitolato “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia”, il report evidenzia che la concentrazione di ricchezza aumenta, conseguenza di scelte politiche che da anni alimentano le rendite di posizione, mentre le opportunità si restringono, i divari economici si acuiscono e le fratture sociali si fanno sempre più profonde.
Nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni.
Complessivamente, i patrimoni miliardari hanno toccato il livello record di 18˙300 miliardi di dollari, segnando un aumento dell’81% rispetto al 2020. Si tratta di un ammontare esorbitante, equivalente a 8 volte il PIL dell’Italia e a 26 volte le risorse necessarie per riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque viva sotto tale livello di povertà estrema.
Alla crescita portentosa della concentrazione di ricchezza fa da contraltare un tasso di riduzione della povertà globale, sostanzialmente invariato negli ultimi 6 anni.
La povertà estrema è nuovamente in aumento in Africa e quasi la metà della popolazione mondiale vive in povertà: 1 abitante su 4 del pianeta soffre di insicurezza alimentare.
OXFAM denuncia il circolo vizioso tra la concentrazione estrema di ricchezza e la concentrazione strabordante di potere politico, che gli individui più ricchi esercitano efficacemente, indirizzando a proprio vantaggio scelte di politica pubblica di cui, invece, anziché pochi privilegiati, dovrebbe beneficiare l’intera collettività:
Elevate disuguaglianze rappresentano di fatto il fallimento della democrazia: corrodono il tessuto morale della società e lacerano il patto civico, il senso di appartenenza, la capacità di riconoscersi parte di un destino comune. Minacciano la coesione, disintegrando i legami sociali, la corresponsabilità morale e la fiducia reciproca, quella fiducia che rappresenta un bene relazionale che si costruisce solo quando le vite hanno una qualche forma di prossimità e i destini non divergono in direzioni opposte. La disuguaglianza rompe tale prossimità, fa evaporare lo spazio morale in cui ciascuno riconosce all’altro la dignità di un pari, di un concittadino, riducendo la società a un insieme di isole separate, indifferenti e incomunicabili”, a un insieme di “io” che smettono di dare valore al destino degli “altri”. Se dalla dimensione individuale si passa a quella collettiva e se si adotta una prospettiva territoriale, ci si trova di fronte a un arcipelago diviso in luoghi (“isole”) che contano e luoghi che non contano. A questi ultimi, il cui numero è in espansione, corrispondono aree trascurate, prive di potere e prospettive, in cui il disagio delle persone si trasforma in un sentimento condiviso di esclusione e la perdita di opportunità e di riconoscimento si traduce più facilmente in voto anti-sistema, di rottura contro centri e classi dirigenti percepiti come lontani e indifferenti. Luoghi il cui smarrimento e malcontento sono intercettati con maggiore facilità da forze politiche populiste o estremiste, con proposte di cambiamento tanto illusorie quanto in grado di attecchire e determinare, in caso di successo elettorale, una preoccupante involuzione democratica.
In uno scenario globale di aggravamento delle disuguaglianze e progressiva erosione democratica, l’Italia non fa purtroppo eccezione, confermandosi il Paese delle fortune invertite.
Il 10% più ricco delle famiglie possiede oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera, contro poco più di 6 volte nel 2010. Oggi il top 5% detiene il 49,4% della ricchezza nazionale, quasi il 17% in più di quanto possiede il 90% più povero.
Nel 2025 i miliardari italiani hanno aumentato il loro patrimonio di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni al giorno), raggiungendo 307,5 miliardi detenuti da 79 individui (erano 71 nel 2024).
Dal 2010 al 2025 la ricchezza nazionale è cresciuta di oltre 2˙000 miliardi, ma il 91% di questo incremento è andato al 5% più ricco, mentre la metà più povera ha ottenuto appena il 2,7%.
La dinamica rischia di consolidare il carattere ereditocratico della nostra società, alla luce del valore dei patrimoni che si stima “passeranno di mano” nel prossimo decennio (almeno 2˙500 miliardi di euro), in un contesto caratterizzato per di più da un prelievo molto blando sulla ricchezza trasferita.
L’azione di governo è sempre più tesa a riconoscere meriti e premialità a gruppi sociali e territori in condizioni di relativo vantaggio, disinteressata a ricucire i divari economico-sociali, disattenta al benessere dei cittadini in condizioni di maggiore vulnerabilità e pericolosamente incline a torsioni illiberali che minano i principi democratici.
È del tutto assente, invece, la lotta alla povertà, sottolinea Mikhail Maslennikov, Policy advisor su giustizia economica di OXFAM:
Incurante dell’elevata fragilità economica di ampi strati della popolazione, il nostro Governo continua a perseguire un iniquo approccio categoriale nel contrasto alla povertà. Da due anni il diritto di ricevere un supporto da parte dello Stato a fronte di una condizione di bisogno non è più assicurato a tutti i poveri in quanto tali ma è subordinato all’appartenenza a categorie eccezionalmente svantaggiate, le uniche ritenute meritevoli di tutela. L’abbandono dell’impostazione universalistica del reddito di cittadinanza ha ridotto il numero dei beneficiari dei trasferimenti pubblici, la cui platea è oggi anche più lontana dall’universo dei nuclei in povertà assoluta. Sul fronte del disagio abitativo l’azione del Governo, nonostante annunci più volte reiterati, si rivela del tutto inadeguata rispetto al bisogno, con risorse di gran lunga inferiori a quelle che sarebbero necessarie per un reale rilancio di politiche organiche sull’abitare.
Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia











