La rivoluzione bolivariana è sotto attacco e, dopo la brutale e criminale aggressione subita ieri, 3 gennaio 2026, organizza la resistenza e rilancia la mobilitazione. La ricostruzione sintetica della criminale aggressione statunitense, che non solo ha lanciato un bombardamento ad ampia scala contro strutture e infrastrutture civili e militari nel Paese, in primo luogo nella capitale, Caracas, ma anche nei territori di Miranda, Aragua, La Guaira, ma ha addirittura portato a un crimine inaudito, il sequestro manu militari di un capo di stato costituzionale, legittimamente eletto, il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, insieme con la consorte, Cilia Flores, è stata illustrata dalla vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez. La vicepresidente, infatti, oltre a denunciare l’aggressione militare “senza precedenti” degli Stati Uniti e il sequestro illegale del Presidente e della consorte, ha presieduto, nel pomeriggio di ieri a Caracas, la riunione del Consiglio Nazionale di Difesa e ha ribadito che nella Repubblica Bolivariana del Venezuela “c’è un solo presidente, e il suo nome è Nicolás Maduro Moros”. La rivoluzione dunque resiste.
Quella che è avvenuta alle prime ore del 3 gennaio è stata un’aggressione militare su ampia scala finalizzata alla realizzazione di un colpo di stato, e, attraverso il rapimento del presidente legittimo, alla realizzazione di un cambio di governo violento nel Paese. Le parole di Delcy Rodríguez (“il vero obiettivo dell’aggressione è un cambio di regime in Venezuela per consentire agli Stati Uniti di impadronirsi delle risorse energetiche, minerarie e naturali del Paese”) hanno trovato peraltro conferma nelle parole, criminali e inaudite, con le quali il presidente statunitense ha illustrato in conferenza stampa i dettagli dell’aggressione: “governeremo il Paese e faremo intervenire le nostre grandi compagnie petrolifere statunitensi, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture e inizieranno a fare soldi”. Una chiarezza criminale: cade la maschera dei presunti diritti umani violati, del presunto narcotraffico, del presunto autoritarismo (solo pretesti utili, nel tempo della post-verità, per costruire una “cornice narrativa legittimante”), e si annuncia la vera posta in gioco: un governo fantoccio, un quisling, da cercare di imporre dall’esterno, con la violenza, in Venezuela, per porre fine al processo rivoluzionario, bolivariano e socialista, e per impossessarsi delle formidabili risorse del Paese.
Secondo l’Opec (Bollettino annuale 2025), il Venezuela possiede 303 miliardi di barili di riserve di petrolio accertate, pari al 17.5% del totale mondiale; 5.5 trilioni di metri cubi di gas naturale; e ancora enormi giacimenti auriferi e di coltan nell’Arco Minero, il bacino minerario dell’Orinoco. Quanto alla “menzogna storica” del narcotraffico, il Rapporto mondiale sulle droghe 2025 dell’Onu conferma che il Venezuela è “territorio libero dalla coltivazione di foglia di coca, marijuana e simili”, e solo una frazione marginale, pari a circa il 5% della droga colombiana, transita attraverso il territorio della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Sono dati e fatti citati a più riprese, sistematicamente occultati dalla stampa mainstream, ma che, torniamo a dire, nell’epoca della post-verità e della scomparsa dei fatti, è davvero opportuno e necessario ribadire.
Torniamo a Caracas. Alla riunione del Consiglio Nazionale di Difesa hanno partecipato tutte, nessuna esclusa, le massime autorità istituzionali, giudiziarie, civili e militari del Venezuela. Il comunicato letto e diffuso online del ministro della difesa e comandante strategico operazionale delle FANB, le Forze Armate Nazionali Bolivariane, conferma la solidità del sistema istituzionale del Venezuela a difesa del presidente legittimo e della rivoluzione bolivariana. Non sono state mostrate dalla stampa occidentale, ma le immagini mostrano che il popolo venezuelano è sceso in piazza, non solo a Caracas, a difesa della rivoluzione e delle sue conquiste. Nella riunione del Consiglio Nazionale di Difesa è stato confermato lo stato di mobilitazione, conseguente al fatto che il Venezuela è sotto attacco, la piena attivazione della unione civico-militare, base, sin dai tempi di Chavez, della “difesa integrale” del Paese, e la scelta della soluzione politica. Come ha ricordato infatti Delcy Rodríguez, “il presidente Nicolas Maduro, solo due giorni fa, pubblicamente, in un’intervista televisiva, ha ribadito la volontà del governo di mantenere il dialogo per affrontare un’agenda costruttiva”, stabilendo “canali di comunicazione diplomatici, politici e istituzionali” basati sul benessere di entrambe le nazioni, sulla cooperazione, sul rispetto reciproco e del diritto internazionale. Ma non è questo evidentemente, come dichiarato peraltro dallo stesso presidente statunitense, ciò che interessa agli Stati Uniti.
Intanto la Camera Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia ha ordinato che la stessa Delcy Rodríguez, in qualità di vicepresidente esecutiva, assuma ed eserciti, come facente funzioni, “tutti i poteri, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione”, in base a quanto previsto dalla Costituzione bolivariana, con specifico riferimento agli articoli 234 e 239, al fine di “determinare il quadro giuridico applicabile per garantire la continuità dello Stato e la difesa del Paese”. La rivoluzione, dunque, resiste.
Di fronte a un’aggressione, quella degli Stati Uniti, che fa carta straccia di tutto, Carta delle Nazioni Unite e norme e principi di giustizia e di diritto internazionale, è necessario attivarsi a difesa delle istituzioni e del popolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela. In maniera, questa volta, ancora più chiara che in altri casi, difendere il Venezuela non è solo difendere l’intera America Latina, zona di pace, ma è anche difendere noi stessi. Se il potente di turno può arrivare, solo perché lo decide e lo impone con la forza e la prepotenza, a scatenare una guerra, bombardare un Paese, e sequestrarne le autorità, siamo davvero, tutti e tutte, in pericolo.
Riferimenti:
Vicepresidenta de Venezuela: «Aquí hay un solo presidente, y se llama Nicolás Maduro», TeleSur, 03.01.2026: https://www.telesurtv.net/delcy-venezuela-presidente-nicolas-maduro
TSJ ordena que vicepresidenta Delcy Rodríguez asuma como encargada la Presidencia de la República de Venezuela, TeleSur, 03.01.2026: https://www.telesurtv.net/tsj-delcy-rodriguez-presidencia-venezuela
Venezuela, i riflessi della crisi, RaiNews, 03.01.2025: https://www.rainews.it/tgr/campania/video/2026/01/presidio-corteo-venezuela-napoli-bc59915d-014b-4f1c-b0f4-0ac88832fdc0.html
Trump: “Opereranno le nostre compagnie petrolifere, inizieranno a fare soldi per il Venezuela”, RaiNews, 03.01.2025: https://www.rainews.it/maratona/2026/01/l-attacco-usa-trump-catturati-maduro-e-la-moglie-portati-fuori-dal-venezuela-ce695ed8-dae6-4286-b624-b0362b77f336.html
Maria Elèna Uzzo, Propaganda e aggressione militare: Venezuela sotto attacco degli Usa, l’obiettivo sono le risorse del sottosuolo, Futura Società, 09.12.2025: https://futurasocieta.org/internazionale/propaganda-e-aggressione-militare-venezuela-sotto-attacco-degli-usa-lobiettivo-sono-le-risorse-del-sottosuolo










