Il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, la coalizione di 60 organizzazioni della società civile lo scorso 2 febbraio, aveva inviato una lettera aperta alla Presidente del Consiglio dei Ministri,  spiegando perché nello schema di Decreto legislativo “non viene sviluppato adeguatamente il progetto per il futuro dell’assistenza agli anziani previsto dalla Legge Delega n. 33 del 23 marzo 2023” e perchènon sviluppa adeguatamente il progetto che invece la legge prevede” e chiedendo “una revisione del decreto perché sia in linea con le previsioni più innovative della legge-delega”. I rilievi maggiori avanzati dal Patto riguardano  i servizi domiciliari, in quanto lo schema di decreto rimanda a successivi provvedimenti di semplice indirizzo, mentre si dovrebbero già qui individuare alcuni criteri che siano vincolanti e che orientino il ridisegno dell’assistenza domiciliare verso la non autosufficienza”. Ma anche le strutture residenziali, poiché il decreto attuativo contiene solo prime indicazioni in merito e rimanda a ulteriori provvedimenti”. Il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza auspicava nelle missiva che “la sperimentazione prevedesse anche una revisione dell’indennità per le persone coinvolte: solo così potrà costituire un’utile base per il futuro.

Anche il Forum Terzo Settore (https://www.forumterzosettore.it/) si è pronunciato contro il provvedimento governativo. “La riforma dell’assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, riguardando complessivamente ben 10 milioni di italiani, rappresenta un passo fondamentale nella direzione di un welfare di qualità e maggiormente inclusivo. Dopo aver salutato con favore la legge delega varata lo scorso anno, e alla luce del decreto attuativo recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, il Forum Terzo Settore ritiene necessario che si dia spazio alla massima condivisione con tutte le istituzioni coinvolte, comprese le Regioni, e con il Terzo settore, affinchè la riforma abbia un significativo impatto sulla vita materiale delle persone e delle famiglie a cui è indirizzata, e sia effettivamente all’altezza del progetto originario. Auspichiamo quindi quanto prima un confronto con il Parlamento, il Governo e i ministeri competenti”. Così Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore. “Il testo del decreto che stiamo attentamente esaminando – prosegue – contiene infatti elementi sicuramente positivi ma, anche in considerazione delle risorse non adeguate attualmente previste, non sembra avere la portata attesa per anziani, non autosufficienti e loro familiari. Pensiamo, in particolare, alla necessità di realizzare l’integrazione sociosanitaria e di dare maggiore e diverso respiro alla nuova prestazione universale, per evitare che si limiti a raggiungere solo una ristrettissima platea di beneficiari. Su questi e altri fronti, il Forum Terzo Settore offrirà volentieri il proprio contributo in termini di visione, competenza ed esperienza sui territori” conclude Pallucchi.

Di decreto deludente aveva parlato anche la CGIL che aveva aggiunto: “Al decreto non sono assegnati nuovi investimenti ma si utilizza semplicemente un travaso di risorse da altri fondi a partire dal Fondo per la non autosufficienza già oggi assolutamente insufficiente, o dal PNRR (dalla cui rimodulazione sono già stati tagliati dal Governo 3 miliardi dalla M5 per il sociale), e senza risorse è impossibile garantire gli obiettivi della riforma”. Sottolineando che lo: “schema di decreto travisa ed eccede la delega, introducendo tre diverse fasce di popolazione anziana (65, 70, 80 anni) che, a parità di bisogni, riceveranno risposte differenziate o verranno escluse dall’accesso a servizi e prestazioni, con un’evidente e ingiustificata discriminazione, basata sull’età e non sui bisogni di cura.” CGIL che nell’Audizione sulla non autosufficenza presso la XII Commissione della Camera dei deputati aveva presentato un articolato documento: https://files.cgil.it/version/c:OTVhOGU1YTYtMTVjNy00:MmY2Mzg1ODgtNzNjNC00/Memoria_CGIL_audizione_XII_Commissioni_Camera_Deputati.pdf.

Ora, mentre le Commissioni di Camera e Senato procedono con le audizioni e la discussione del decreto legislativo sulle politiche in favore delle persone anziane e non autosufficienti, ecco che dalla Conferenza delle Regioni non arriva l’intesa sullo schema di decreto.  La contrarietà delle Regioni (che comunque hanno presentato proposte emendative) si basa innanzitutto sulla mancata previsione di risorse finanziarie aggiuntive e strutturali, che “inficia la portata innovativa della riforma depotenziandone l’efficacia sia nel processo di ampliamento dell’accesso ai servizi, sia nell’intensità e nella durata dei servizi offerti”. Inoltre, “le Regioni Campania, Puglia, Toscana ed Emilia-Romagna esprimono avviso contrario, non solo per l’assenza di una copertura finanziaria della Riforma, ma sull’impianto complessivo del provvedimento e sul mancato coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome nella stesura dello schema di decreto legislativo.” La Conferenza contesta anche la riduzione della platea dei possibili beneficiari delle prestazioni socio-sanitarie e dei LEPS collegati “alle persone che abbiano compiuto 70 anni” che non rientra nei principi della Legge di delega che contempla solo “l’adozione di una definizione di popolazione anziana non autosufficiente” e non prevede dei limiti all’accesso alle prestazioni per fasce di età. “Per di più – sottolineano le Regioni e le Province Autonome – tale disposizione è in contraddizione con il decreto stesso laddove, definendo la persona anziana come “la persona che ha compiuto 65 anni”, specifica che le persone anziane hanno diritto all’accesso alle prestazioni di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria qualora valutate non autosufficienti. Se l’articolo 40 rimanesse inalterato, significherebbe escludere dall’assistenza tutte le persone non autosufficienti tra i 65 e 69 anni di età, molte già in carico ai servizi con le risorse FNA.”

Un nuovo modo per assistere gli anziani, integrato, che non sia sbilanciato solo sulla parte sanitaria o su quella sociale. Una riforma nella quale agli ospedali e alle Rsa viene affidato un nuovo ruolo, con l’intenzione di assistere la persona il più possibile a casa, mantenendo i suoi rapporti con la comunità ed evitando quelle situazioni di solitudine che spesso aggravano la condizione di chi è in là con gli anni (…) Questa legge – che pone il nostro Paese all’avanguardia dell’assistenza agli anziani – prevede un profondo cambio di paradigma: si tratta di prendersi cura di tutti gli anziani attraverso un “continum assistenziale” centrato sulla casa, sul cohousing, su centri diurni polifunzionali, su lungodegenze temporanee, in modo che nessuno sia lasciato solo e senza cure.” Così si era espresso monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Commissione per l’attuazione della riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana.

Che gran bei propositi! Ma per ora siamo più dalle parti del  solito “matrimonio con i fichi secchi” o della “montagna che ha partorito un topolino.”

Qui i documenti regionali: https://www.regioni.it/materie/sociale/anziani/.