Ad ottobre 2023 la destra venezuelana ha eletto Maria Corina Machado, fondatrice e leader del partito Vente Venezuela, in vista delle attese elezioni presidenziali del 2024 per affrontare il Grande Polo Patriottico chavista di Nicolas Maduro. Ufficialmente Machado non potrebbe candidarsi alle presidenziali, dato che non può ricoprire cariche pubbliche e politiche per i numerosi reati commessi. Si autodefinisce da sempre una “liberale centrista profondamente anticomunista”, ma in passato ha sostenuto pubblicamente la destituzione di Maduro a tutti i costi, anche attraverso “processi non democratici”. Il suo nome è infatti legato alle violenze paramilitari e golpiste delle guarimbas del 2014 e del 2017, dove fascisti venezuelani misero a ferro e fuoco le città del Venezuela in funzione anti-chavista colpendo i cittadini, bruciando vivi i militanti chavisti e commettendo femminicidi politici contro le femministe bolivariane. Nel 2019 ha giocato un ruolo fondamentale nella creazione del “governo parallelo”, avallato da istituzioni artificiali costruite ad hoc, che avrebbe portato all’ “autoproclamazione” del golpista Juan Guaidó: il tutto permesso grazie all’espulsione del Venezuela dagli organismi multilaterali in seguito alla morte di Chavez.

La Corte Suprema del Venezuela, il 26 gennaio 2024, ha confermato l’interdizione a ricoprire cariche pubbliche per 15 anni per la Machado, confermando l’ineleggibilità anche del supplente della Machado, il due volte candidato alle presidenziali Henrique Capriles. La Corte Suprema ha ridichiarato che la Machado è stata interdetta “per essere stata coinvolta… nel complotto di corruzione orchestrato” dall’ex leader dell’opposizione Juan Guaido (fautore del tentato golpe del 2019) legato alla compagnia energetica transnazionale ExxonMobil[1].

Il 29 gennaio 2024, la stessa Machado ha dichiarato che, nonostante la conferma della sua ineleggibilità per 15 anni, andrà avanti sottolineando che “i venezuelani hanno votato per me per sconfiggere (il presidente) Nicolás Maduro, e questo loro lo sanno”. “La gente ha deciso così – ha ancora detto – e noi andremo avanti fino alla fine, perché è una lotta spirituale, e il bene trionfa sempre sul male. È ovvio che faranno di tutto per impedire la mia candidatura”, ma Maduro deve sapere che “non sarà lui a scegliere il candidato del popolo, perché già lo ha scelto, e basta”. Parole retoriche in quanto non è la prima volta che la destra venezuelana abbaia e il popolo non la segue, come nelle presidenziali del 2018.

Le reazioni di USA ed Unione Europea non si sono fatte addendere e il Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato il ripristino di alcune sanzioni contro il Venezuela e il suo settore minerario. Il presidente del Comitato per le relazioni estere del Senato degli Stati Uniti, Ben Cardin, si è detto “profondamente deluso” dalla sentenza del tribunale venezuelano ed ha affermato: “Poiché l’assurda esclusione della Machado viola chiaramente l’Accordo di Barbados, gli Stati Uniti devono reimporre le relative sanzioni fino a quando non saranno garantite elezioni pulite”.

Anche l’Unione Europea ha dichiarato in un comunicato ufficiale di essere “molto preoccupata” per l’esclusione di Machado e Capriles. “Le decisioni volte a impedire ai membri dell’opposizione di esercitare i loro diritti politici fondamentali non possono che minare la democrazia e lo Stato di diritto” – ha dichiarato, sollecitando l’Accordo di Barbados.

Le reazioni di USA e UE dimostrano ancora una volta che Machado è stata ed è tutt’ora la costola di USA e UE, i quali si abbassano a difendere l’indifendibile pur di avere la loro candidata e di interferire negli affari nazionali venezuelani. Da anni Machado propone, per affrontare la profonda crisi economica venezuelana, di privatizzare la compagnia petrolifera statale PDVSA e l’azienda siderurgica Sidor ed ottenere finanziamenti da enti internazionali come la Banca Mondiale per far ripartire l’economia: proposte che all’Occidente imperialista a trazione atlantista fanno molta gola.

Il 9 febbraio il Parlamento Europeo ha ribadito – in una risoluzione approvata con 446 voti favorevoli, 21 contrari e 32 astensioni – che non riconoscerà il risultato delle elezioni presidenziali venezuelane se il governo di Nicolas Maduro non consentirà la partecipazione alle consultazioni della principale candidata dell’opposizione, María Corina Machado. Si tratta di un’evidente interferenza esterna dell’Europa negli affari venezuelani, aggravata dal fatto che gli eurodeputati hanno sottolineato come la decisione della Corte Suprema del Venezuela (Tsj) di squalificare Machado sia “priva di fondamento giuridico”.  Ci rimane da chiederci se sia lo stesso Occidente che parla di “democrazia” a sostenere personaggi come Machado e Capriles che in vent’anni hanno cercato di prendere il potere con strumenti illegali e violenti?

https://rivistapaginauno.it/venezuela-la-destra-clerico-liberista-anti-maduro/

https://www.farodiroma.it/venezuela-maria-corina-machado-e-la-liberta-che-piace-ai-chicago-boys-di-g-colotti/

 

[1] Come noto, il Procuratore Generale della Repubblica, Tarek William Saab, ha emesso mandati di arresto contro Yon Goicochea, Juan Guaidó, Julio Borges, Andrés Izarra, David Smolanski, Carlos Vecchio, Léster Toledo, Savoi Jandon Wright, Leopoldo López e Rafael Ramírez , identificati come operatori all’estero. https://www.cubainformazione.it/?p=86516