Oggi si è tenuta la novantaquattresima presenza di pace in piazza Carignano a Torino: le presenze di pace sono iniziate dal sabato successivo l’inizio della guerra in Ucraina come risposta razionale alla paura di essere di fronte all’inizio di un nuovo conflitto mondiale, pericolosamente vicino a trasformarsi in un conflitto nucleare; in questi mesi ho scritto diversi articoli su questo appuntamento.

All’interno del Coordinamento Agite ci siamo dati la regola di continuare le presenze fino alla fine del conflitto in Ucraina; purtroppo, ad oggi, questo evento non si è ancora verificato, anzi, a partire da ottobre si è aggiunto al fosco panorama internazionale il conflitto asimmetrico tra Israele ed Hamas.

Nella presenza di oggi si è letto l’inizio dell’articolo La guerra vista dal mondo arabo: intervista a Paola Caridi[1] per approfondire il contesto del conflitto tra Israele ed Hamas, l’articolo Gli imperi terminali e le guerre inutili[2] di Pino Arlacchi sul Fatto Quotidiano; si è ricordata l’ICE promossa da Stop Border ViolencePer costringere la Commissione Europea a garantire e applicare anche nei confronti dei migranti quanto previsto nell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali della UNIONE EUROPEA” oltre a vari interventi e testimonianze sulla campagna di supporto agli obiettori di coscienza e sui passati progetti di supporto alle donne di Gaza.

Sul finale si è ricordata la Presentazione del libro DISARMO NUCLEARE di Francesco Vignarca di lunedì prossimo alle ore 1730 presso il centro studi Sereno Regis.

Alcune considerazioni generali

Per affrontare i complessi problemi che ci si pongono innanzi dobbiamo approcciarli nella loro totalità, coordinando le campagne di tutti gli attuali movimenti sociali (clima, genere, pacifismo, equa distribuzione delle risorse ecc.).

Una strategia possibile è quella di partire da quanto di meglio le società umane hanno prodotto negli anni passati per definire un nuovo gradino del processo umano: per l’Italia la nostra Costituzione, per il mondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; questo nuovo gradino deve essere in grado di far nascere nuove speranze per il futuro, perché la mancanza di speranza e di immagini chiare per il futuro rende complicata e frammentata qualsiasi azione sociale.

Queste speranze non possono essere legate a vecchi valori che già sono stati vanificati dalla storia come Dio, Patria e Famiglia; un approccio radicalmente nonviolento risulta fondamentale nella definizione di questa nuova visione.

Queste immagini, traccianti per il futuro e rivoluzionarie, vanno costruite ora, insieme, in maniera intergenerazionale, in momenti di discussione aperti come potrebbero essere le presenze di pace e devono essere forti ed appassionanti, in grado di muovere folle che al momento sopravvivono limitando i danni nella solitudine delle bolle social e mediatiche.

 

[1] Per ulteriori approfondimenti Conoscere la questione Palestinese – Incontro con Paola Caridi

[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/12/12/gli-imperi-terminalie-le-guerre-inutili/7380465/ contenuto in abbonamento