SUDAN. SI COMBATTE DA 100 GIORNI, ANCHE COCA-COLA È IN ALLARME
CROLLA EXPORT GOMMA ARABICA, ESSENZIALE PER PREPARARE SOFT DRINK

(DIRE) Roma, 24 lug. – Non c’è pace senza bollicine. O forse il contrario: senza pace, niente bollicine. Una battuta che può diventare realtà a causa del conflitto armato in corso da aprile in Sudan, uno dei primi produttori mondiali di gomma arabica di alta qualità, quella che dagli alberi di acacia finisce nei bicchieri di Coca-Cola, Pepsi e altre popolari bevande gassate.
La notizia è stata rilanciata a ridosso del centesimo giorno di combattimenti dall’emittente tedesca Deutsche Welle e, per certi versi, sembra stridere con la drammaticità di ciò che sta accadendo alla vita delle persone. In Sudan dal 15 aprile da una parte ci sono i reparti dell’esercito fedeli al generale Abdel Fattah Al-Burhan, dall’altra i paramilitari delle Forze di supporto rapido legate al suo rivale, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemeti. A pagare il prezzo del conflitto sono anzitutto i civili, con bombardamenti anche in aree residenziali.
Gli scontri, intensi nella capitale Khartoum, nelle città della regione del Darfur e ora anche in zone del Sud Kordofan e del Nilo azzurro, hanno costretto circa tre milioni di persone a lasciare le proprie case, comprese 700mila fuggite in Egitto, Ciad, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan ed Etiopia. Secondo il ministero della Sanità, i morti accertati sono almeno 1.136 ma fonti concordanti indicano che potrebbero essere molti di più.
Nel fine-settimana le Forze di supporto rapido sono avanzate in alcuni villaggi a sud di Khartoum, una metropoli di circa cinque milioni di abitanti che è ora perlopiù sotto il loro controllo.
Combattimenti sono in corso anche a Nyala, capoluogo del Darfur meridionale, dove da giovedì stando a fonti sanitarie le vittime sono state almeno 20 e le persone sfollate sono circa 5mila.
La gomma arabica, dunque. E’ raccolta dagli agricoltori anche a mani nude, dopo un’incisione nel tronco, ed è classificata come E414: nell’antico Egitto era utilizzata pure nelle mummificazioni, oggi impedisce allo zucchero di cristallizzarsi sul fondo del bicchiere. Fino a pochi mesi fa la gomma arabica valeva circa il 70 per cento dell’export del Sudan, ma dopo l’inizio del conflitto tra due fazioni militari le vendite attraverso il mar Rosso si sono ridotte in modo drastico.
Ora l’allarme arriva dalle multinazionali, attraverso l’Association for the International Promotion of Gums che ha base ad Amburgo, in Germania: “Stiamo monitorando da vicino con i partner locali e speriamo che possa essere trovata presto una soluzione pacifica in modo che il mercato della gomma, fonte di reddito essenziale per la popolazione sudanese, possa tornare alla normalità”.