La repressione israeliana continua senza tregua in tutta la Cisgiordania occupata. Una moschea di un villaggio della provincia di Nablus è stata demolita dall’esercito israeliano, con il solito pretesto della mancanza di licenzia edilizia. Scontri con i fedeli: 41 feriti. Altri scontri sempre a Nablus hanno provocato la morte di un giovane colpito con un colpo di pistola in testa.

Coloni ebrei hanno invaso una località palestinese, dove sorge una tomba risalente a 200 anni fa di un uomo pio musulmano di nome Yussuf (Giuseppe). La narrazione israeliana vorrebbe che quella sia la tomba del profeta Giuseppe e, quindi, un retaggio della storia ebraica. Ad Al-Khaleel (Hebron), le autorità militari hanno demolito una scalinata storica della moschea Ibrahimia, per la costruzione di un ascensore. Le provocazioni di Tel Aviv in tema della fede mirano ad innescare una guerra di religione.

Il Consiglio di sicurezza ha convocato una riunione informale sul caso delle uccisioni dei giornalisti, con particolare riferimento all’assassinio di Shireen Abu Aqile per mano dell’esercito israeliano. Durante la seduta è intervenuto un delegato dell’emittente del Qatar, Al-Jazeera, e il consigliere giuridico del responsabile ONU per il diritto all’informazione e la libertà dei giornalisti. È stato appurato che a sparare sono stati i soldati israeliani e si deve creare il meccanismo corretto perché gli assassini non rimangano impuniti. Un’inchiesta dell’AP ha dimostrato che le pallottole non potevano provenire se non dalla camionetta dell’esercito israeliano, dove c’era un cecchino con un fucile di alta precisione dotato di cannocchiale. Parallelamente è giunta alla stessa conclusione – che conferma la versione palestinese – anche l’emittente CNN. Davanti alla Corte Penale Internazionale giacciono diverse richieste, avanzate dall’ANP e da organismi internazionali di difesa della libertà di stampa, per rivendicare un’inchiesta seria, trasparente, approfondita e soprattutto indipendente.