Jacopo, vuoi esprimerci il tuo pensiero rispetto al conflitto bellico in corso in Ucraina?

Siamo di fronte a una costruzione del disastro. I gerarchi, gli oligarchi, hanno ricevuto dalla Presidenza della Repubblica Italiana trenta riconoscimenti come cavalieri, come commendatori…

In un’intervista recente Padre Alex Zanotelli ribadisce il rischio reale e concreto di un escalation nucleare. Tu cosa pensi in merito? Siamo tutti in pericolo?

Sinceramente penso di no, che non si arriverà a questo punto, sarebbe una follia umana. Sicuramente ci sono gli arsenali pieni e hanno necessità di smaltire le armi.

Sabato 4 giugno a Roma al Festival del libro per la pace e la non violenza ci sarà il tuo spettacolo “Sesso, Zen Remix” il cui ricavato devolverai all’Associazione Nazionale vittime dell’Uranio Impoverito ( ANVUI), una battaglia cara anche a tua madre Franca Rame, che si è spesa molto su questa vicenda. Vuoi parlarcene meglio?

E’ una battaglia che portiamo avanti da tempo, da anni, sull’uranio impoverito ci sono tantissimi morti e molte persone contaminate, ci sono circa 280 cause che grazie all’Avvocato Tartaglia, un eroe dei nostri tempi, sono state vinte. Nonostante queste 280 cause vinte lo Stato continua a fare resistenza. Nel momento in cui si parla di guerra, rendiamoci conto che il blocco occidentale dei guerrafondai è talmente poco interessato alla vita dei popoli, alla vita umana, che nel momento in cui è dovuto andare a salvare il popolo afghano, il popolo iracheno, il popolo kosovaro, ha bombardato i territori con sostanze radioattive, contaminanti, velenose. Oggi nessuno ha modo di sapere quante migliaia di persone sono morte a causa dei proiettili con l’uranio impoverito nelle terre liberate. Penso che questo sia un affresco di quanto con tutti i discorsi che stanno facendo oggi per giustificare l’invio di armi in realtà non ci sia nessun interesse per le popolazioni. Se avessero avuto mai un interesse per I popoli e per gli esseri umani, non avrebbero mai fatto quello che hanno fatto. E’ una cosa di un’ipocrisia colossale.

La guerra crea anche zone di forte ambiguità, Jacopo, dove i nemici diventano alleati. A tal proposito hai da darci delle informazioni importanti.

Si, infatti fonti democratiche irachene ci dicono che è esploso il fenomeno dei Signori della guerra, come nel Medioevo italiano: dei signorotti che controllano parti di territorio, ponti, pezzi di strada, per cui il territorio iracheno è in mano a bande che vedono incredibilmente alleati i nemici. Così trovi gruppi di contractor statunitensi, mercenari russi, israeliani, Isis, iraniani, turchi, mafiosi, mescolati, mischiati, a volte americani alleati con i russi che sparano contro israeliani alleati con gli iraniani. Questa è la verità della guerra in questo momento.

Ad Alcatraz state realizzando un’importante iniziativa, ospitando donne, famiglie, bambini ucraini che scappano dalla guerra.

Il merito è tutto di mia figlia Mattea e di suo marito Stefano Berta: sono riusciti con una quantità incredibili di volontari a riaprire la struttura di Alcatraz, che è stata chiusa per due anni a causa del Covid, a riattivare tutta la situazione, facendo un accordo con Il Fatto Quotidiano, la cui fondazione ha finanziato tutta l’operazione e ci ha dato modo di ospitare persone ucraine che scappano dalla guerra, di cui vediamo concretamente e direttamente la disperazione. Saranno e sono poi queste donne ucraine che portano e porteranno avanti tutto l’aspetto culinario ad Alcatraz. E’ poi quello che abbiamo sempre fatto, sostenere i più deboli, lo abbiamo fatto anche con il Nobel per i disabili.

Alcatraz quindi riprende di nuovo vita?

Si e pian piano riattiveremo tutti i corsi, di teatro, corsi di scrittura creativa, di zen, yoga demenziale, ci sarà una gestione in collaborazione anche con le donne ucraine che sanno cucinare molto bene e si occuperanno dell’aspetto culinario insieme a atri cuochi e cuoche nazionali, diciamo.

Jacopo, quest’anno sono nove anni che tua mamma Franca Rame non c’è più. Ha lasciato tantissimo a me e a tante altre persone. Vuoi regalarci un ricordo, un suo insegnamento?

Quello che posso dire è che continuo a incontrare persone che mi dicono che ringraziano mamma perché dopo la sua denuncia dello stupro anche altre donne, loro, sono riuscite a parlare dello stupro che hanno subito. Credo che sia veramente un segno, nel senso che mia madre è riuscita a sopravvivere a questa violenza non certo facilmente e in maniera semplice. E’ riuscita a farlo anche grazie al coraggio di recitare questa storia, si è curata con la gente. Il senso della solidarietà è un aspetto molto interessante: noi abbiamo bisogno degli altri, abbiamo bisogno di sentirci parte di una collettività, è la relazione con gli altri che può lenire il dolore. Questa è una lezione importante, anche poco considerata dalla sinistra italiana. Mi ha stupito il fatto che in Italia non si sia capita la lezione di Mandela, che invece di cercare di punire i colpevoli di crimini contro l’umanità dello Stato razzista sudafricano, ha creato dei tribunali in cui si portassero i colpevoli a confessare nel dettaglio quello che avevano fatto, dopo che i testimoni e le vittime avevano raccontato gli abusi subiti. Questo non è perdonismo. Per loro la vendetta, la prigione, la fucilazione di questi responsabili non aveva senso. Nella loro cultura si riconosce che soltanto la condivisione del dolore, il fatto che la collettività ascolti quello che tu hai patito possono lenire il dolore provocato dalla violenza.

Non ci si salva da soli, Jacopo. La verità è questa?

Si, non ci si salva da soli, ma è un concetto che la nostra cultura non ha. Noi siamo ancora all’“occhio per occhio, dente per dente”. Siamo cresciuti all’interno della cultura della vendetta, per questo non si riesce a ragionare poi con chi sostiene la guerra. L’idea che se io fossi stato al posto del Presidente ucraino mi sarei arreso, perché un confine, una bandiera, il concetto di patria non possono valere la morte di una o di cento, mille, diecimila, centomila, esseri umani, è un concetto che non esiste nella nostra cultura.

La strada di non percorrere la vendetta è un insegnamento dato anche a te, a noi, dai tuoi genitori. Quanto ha influenzato la tua vita, le tue scelte?

Non è stato un percorso facile, perché comunque noi veniamo anche dalla cultura partigiana, della Resistenza. Distinguere poi i motivi e i modi è molto complicato, sarebbe un discorso molto lungo da fare. Io ho fatto un post, subito dopo l’invasione dell’Ucraina, ricordando tre storie. La prima riguarda l’invasione della Danimarca da parte dei nazisti, dove il re si arrende, ma allo stesso tempo continua a resistere salvando tante vite di ebrei. E’ la prima volta nella storia in cui c’è una resistenza passiva che diventa potente. Riescono appunto a salvare tutti gli ebrei danesi e anche quelli che erano scappati all’estero. L’altra storia è quella che mi ha raccontato la Banda Bardò sul Chapas. Anche qui abbiamo una storia incredibile di persone che hanno deciso di non reagire a violenze inaudite, è la storia della consegna alla polizia di Stato messicana di due criminali che avevano ammazzato 28 donne e bambini. Li hanno consegnati dicendo: “Sappiamo che li libererete subito perché questi sono i vostri killer, perché voi li avete armati per uccidere i nostri figli e le nostre mogli, ma noi facciamo la cosa giusta e voi fate la cosa sbagliata”. E l’altra storia raccolta da me attraverso un’intervista è di questa Repubblica Cinese del 200 D.C. che viene attaccata dal potere e loro invece di combattere, scappano, scappano lasciando tutto intatto, perché la guerra avrebbe solo danneggiato il popolo. Il Generale Imperiale resta talmente colpito da questa civiltà che alla fine c’è un matrimonio tra due famiglie di questi due popoli e così riescono a dare continuità a questo esperimento sociale unico. Una vera Repubblica socialista nel 200 D.C, la collettivizzazione di parte dei raccolti perché tutti avessero da mangiare è qualcosa di straordinario.

Ritornando al tuo spettacolo che vedremo il 4 giugno al Festival, “Sesso Zen Remix”, quanto la sessualità è ancora un problema, non è vissuta bene e pienamente nella nostra società?

Oggi più che mai la sessualità è centrale nel pianeta, siamo in una situazione in cui lo slogan pacifista “Fate l’amore non la guerra” è di grande attualità e credo non sia stato capito fino in fondo. Ma siamo di fronte anche a una realtà dove c’è tantissima miseria sessuale, una miseria veramente pazzesca.

Infatti, Jacopo, io sto lavorando a un saggio sulle parafilie sessuali femminili, dove la sessualità è vissuta in maniera brutta, ripetitiva, triste e anche violenta. La società sembra avere paura dell’intimità? Secondo te si ha paura di una sessualità, di un incontro intimo, sincero, vero con l’altro?

Si, abbiamo paura dell’intimità con l’altro, di confrontarci con il nostro corpo. Rendiamoci conto che non esiste l’educazione sessuale e dei sentimenti da nessuna parte, come nelle scuole, manca totalmente una cultura alla sessualità e ai sentimenti.

Ti ringrazio, Jacopo per la bella importante intervista che ci hai regalato. Ricordiamo il 4 giugno alle 21,00 il tuo Spettacolo Sesso Zen Remix, il cui ricavato sarà devoluto all’Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito, all’interno del Festival del libro per la pace e la nonviolenza che si terrà a Roma nel quartiere di San Lorenzo. Ed io personalmente verrò a trovarti ad Alcatraz quest’estate. Lasciamo ai lettori tutti I link di riferimento. Ricordando che la Fondazione Fo Rame e L’Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito sono tra i collaboratori, promotori, partner del Festival, insieme a tante altre realtà ed Associazioni. Ci vediamo sabato 4 giugno.

https://www.eirenefest.it/

https://www.jacopofo.com/

https://www.fondazioneforame.org/

https://www.associazionenazionalevittimeuranioimpoverito.it/