Mancano quattro giorni alla prossima udienza del processo dell’attivista a lungo detenuto in carcere nel Paese nordafricano.

“Sulla base della mia esperienza non ho aspettative e credo che la sentenza verrà rimandata ancora una volta. Spero che tutto questo finisca presto e di poter tornare in Italia il prima possibile”. Così Patrick Zaki, attivista e studente dell’Università di Bologna Alma Mater Studiorum a lungo detenuto in carcere nel Paese nordafricano, a quattro giorni dalla prossima udienza del suo processo, prevista per martedì 5 aprile nella sua città, Mansoura. L’occasione per queste dichiarazioni è stata un’intervista al programma Forrest, su Rai Radio 1

Zaki, rilasciato dal carcere lo scorso dicembre dopo 22 mesi, è stato sollecitato sulla possibilità di poter tornare in Italia.

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L’attivista ha detto che in teoria “potrebbe lasciare l’Egitto”, ma ha specificato di “voler avere l’autorizzazione delle autorità egiziane” e di essere anche “in attesa” che gliela concedano. Come osservato da diversi attivisti, il rischio per Zaki è quello di essere nuovamente detenuto nel tentativo di lasciare l’Egitto, visto il procedimento ai suoi danni ancora in corso. L’attivista, collaboratore dell’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), è accusato di aver “diffuso notizie false in patria e all’estero con l’obiettivo di destabilizzare il Paese”.

Zaki, nel corso dell’intervista, ha ribadito più volte l’affetto sentito negli ultimi due anni da tanti attivisti italiani e bolognesi. “Rivolgo un abbraccio a tutti in Italia, anche a chi non mi sostiene“, ha affermato il ricercatore rispondendo a una domanda che gli è stata posta sugli italiani che non ritengono giusto concentrare tante energie su un’attivista che non è un loro connazionale. “C’è tanto da fare nel campo della difesa dei diritti umani: dobbiamo fare tutto il possibile per liberare le persone in carcere a causa di violazioni dei diritti umani”, ha aggiunto Zaki.

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