Andrea Costa, presidente di Baobab Experience, associazione romana impegnata da anni nell’accoglienza dei migranti, è stato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver pagato di tasca sua il biglietto del treno a sette rifugiati. Per questo atto di generosità rischia fino a 18 anni di carcere.

Dopo Mimmo Lucano, Lorena e Gian Andrea di Linea d’Ombra di Trieste – per citare i casi più noti – anche Andrea Costa viene perseguitato per il “reato di solidarietà”.

Sono persone che, senza nessun guadagno, dedicano tempo e risorse, insieme agli altri volontari, portando aiuto e soccorso a chi si trova in difficoltà.

Altro che denuncia, una medaglia meriterebbero perché anche chi non è favorevole all’accoglienza dovrebbe essere consapevole che le persone abbandonate a loro stesse, senza riferimenti e sostegni, sono più pericolose per la convivenza civile e per il famoso “decoro” di quanto lo sia chi riceve una forma di assistenza, di accoglienza e di solidarietà anche limitata.

Prendersi cura di queste persone, oltre che un atto umano doveroso, previene o limita pericoli maggiori, contiene il disagio sociale, colma parzialmente le lacune delle istituzioni, in un sistema di accoglienza statale decisamente inefficiente e inadeguato alle reali necessità. In questi giorni l’assistenza ai profughi ucraini sta rendendo evidente questa inadeguatezza: rivelando umanità e solidarietà, tanta gente si è mobilitata per sostenere il popolo ucraino in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla miseria e dai pericoli.

Come è possibile non capire che il sentimento che muove Andrea, Lorena, Mimmo è lo stesso? Una donna che fugge dall’Afghanistan è meno meritevole di una donna che scappa dall’Ucraina? Un bambino nigeriano vale meno bambino di uno di Kiev? Un uomo siriano o yemenita che vuole proteggere la sua famiglia è diverso da uno di Mariupol?

Andrea è accusato di aver fornito, insieme ad altri volontari di Baobab, biglietti di treni e bus e l’occorrente per affrontare il viaggio verso altre destinazioni a dei viaggiatori migranti. Non armi o droga, ma cibo e vestiti, biglietti di Flixbus e forse qualche Tachipirina.

Anche noi volontari di Como Accoglie siamo colpevoli dello stesso reato.

Anche noi abbiamo acquistato biglietti, anche noi abbiamo aiutato – e continuiamo a farlo – le persone che incontriamo e che hanno bisogno. Li aiutiamo come possiamo, anche a districarsi nella contorta burocrazia italiana che spesso li proietta in situazioni kafkiane.

Se questo è violare la legge allora ci autodenunciamo: siamo tutti fuori legge. Non volere fare distinzione tra chi guadagna sulla pelle dei più fragili e chi invece cerca di aiutarli questo si è criminale.

Como Accoglie

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