In Ungheria gli insegnanti vogliono scioperare, ma Orbán reagisce con un provvedimento che lo vieta.

Nonostante i “generosi regali”, la marcia elettorale di Viktor Orbán inizia a perdere colpi: gli insegnanti gli stanno rendendo difficile la campagna elettorale. Anche se all’inizio dell’anno si è cercato di rabbonirli con un aumento di stipendio del dieci per cento, rimane il loro malcontento, in quanto, anche con l’aumento, gli insegnanti che hanno da tre a cinque anni di esperienza ricevono uno stipendio base pari al salario minimo spettante ai lavoratori qualificati (circa 720 euro).

Gli insegnanti sono quindi pronti alla lotta. Già il 31 gennaio c’è stato uno “sciopero di avvertimento” di due ore, e per il 15 marzo ne è previsto uno di un’intera giornata. E questo, a tre settimane dalle elezioni, piace molto poco a Orbán, che ha reagito avvalendosi delle leggi dello stato di emergenza da Coronavirus, come per lo sciopero programmato dai controllori di volo .

Un provvedimento di prevenzione dello sciopero

Il nuovo provvedimento sui servizi per l’infanzia prevede che nei giorni lavorativi interessati dallo sciopero gli alunni debbano essere sorvegliati da un insegnante qualificato, tra le ore 7 e le 17 nelle scuole primarie e almeno fino alle 16h nelle altre scuole. Inoltre, ogni alunno deve rimanere nello stesso gruppo o classe di prima dello sciopero e questo rende impossibile unire classi diverse durante lo sciopero. Il governo Orbán lo ha giustificato con la “protezione dalla diffusione dell’epidemia”.

La resistenza si mette in moto

Il nuovo provvedimento sui servizi per l’infanzia è stato definito dai sindacati degli insegnanti PSZ e PDSZ rispettivamente un “abuso del diritto” e un “decreto di stampo dittatoriale”. Il secondo ha anche annunciato di voler portare la questione di fronte a un tribunale internazionale.

Anche gli insegnanti di diverse scuole superiori di Budapest hanno reagito spontaneamente contro il “Decreto anti-sciopero”, incrociando le braccia contro il nuovo provvedimento che rende più difficile in futuro la possibilità per gli insegnanti di scioperare. “Si tratta di disobbedienza civile che non ha niente a che fare con i sindacati”, sostiene un insegnante del liceo Szent-László a Kőbánya, dopo che nei giorni scorsi lui stesso e altri undici colleghi si sono rifiutati di lavorare, proclamando un mini sciopero di un giorno nell’aula magna dell’istituto. Al liceo St. László quel giorno campeggiava uno striscione con la scritta: “Lo sciopero è un diritto fondamentale!”

Traduzione dal tedesco di Barbara Segato. Revisione di Diego Guardiani.

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