La manifestazione di stamattina a Torino è stata una partecipata risposta alla domanda “Dove sono i pacifisti?”: migliaia di persone delle più diverse organizzazioni politiche e civili, singoli e gruppi si sono riuniti in piazza Castello convocate dal coordinamento AGiTe.

Non è stato facile mettere insieme una così vasta platea: se tutti sono contro la guerra ci sono una miriade di distinguo su tutti gli altri argomenti correlati – ruolo della NATO, risposte all’aggressività di Putin, metodi di difesa della popolazione civile ucraina ecc. Per questa ragione gli interventi da parte degli organizzatori hanno cercato di mantenere l’accento sulle richieste presenti nel documento di convocazione del presidio, ovvero

  • il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina;
  • un accordo politico negoziato nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutte le popolazioni coinvolte;
  • la rinuncia a fare entrare l’Ucraina nella Nato;
  • riportare la gestione della crisi all’interno dell’ONU;
  • cessare le forniture di armi alle parti in conflitto;

Gli interventi che si sono succeduti per quasi due ore accolti da una platea variegata ed attenta hanno evidenziato plasticamente le varie sensibilità, dimostrando comunque che ci sono dei margini di convergenza.

Sono intervenuti Paolo Candelari (Coordinamento AGiTe), Enrico Peyretti (Centro Studi Sereno Regis), Angela Dogliotti Marasso (Mir e MN Piemonte e Valle d’Aosta), Enrica Valfré (Segretaria generale CGIL Torino a nome anche di UIL Torino e CISL Torino), Stefano Allasia (Presidente Consiglio regionale Piemonte), Maria Boffetta (Senzatomica), Marisa (Emergency), Raffaella Dispensa (ACLI Torino), Giampiero Leo (Coordinamento Interconfessionale), Anna Calabresi (Unione Studenti Universitari), Luisa Mosso (FIDAPA), Fausto Cristofari (Rifondazione Comunista), Pietro Polito (Centro Gobetti), Marcello Mazzu’ (segretario metropolitano Partito Democratico), Laura Onofri (Se non ora quando?), Tatiana (cittadina ucraina residente in Italia), padre Luca Minuto (Insieme per la pace), Silvana Sacchi (Mir e MN), Nino Boeti (ANPI), Mariachiara (Non una di meno).

Oltre alla partecipazione fuori dal comune, certamente dovuta alla preoccupazione che la crisi ucraina ha generato nell’opinione pubblica, fuori dal comune è stato anche l’interesse dei media main-stream, questa volta presenti in forze per coprire l’evento.

Bisogna evitare il rischio che il movimento pacifista venga in questo specifico caso usato per giustificare in qualche modo un intervento di reazione militare all’attacco russo: penso di interpretare senza errore il sentimento comune degli attivisti dicendo che nessuno si presterà a questa manipolazione, se in questo momento la richiesta è quella del ritiro delle truppe di occupazione nessuno scorda l’obiettivo generale del disarmo nucleare e convenzionale con il conseguente smantellamento di eserciti ed organizzazioni militari (per citarne una, la NATO).

Verso la fine è intervenuto al presidio il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo che, su richiesta esplicita di Zaira Zafarana (MIR-MN e Coordinamento AGiTe) ha promesso l’illuminazione della Mole Antoneliana con i colori della Pace (che è stata resa operativa da stasera n.d.r.) come segno tangibile dell’impegno della città. Al Sindaco è stata richiesta anche un’attenzione particolare per evitare che la nostra città si trasformi in un polo tecnologico militare, come alcune comunicazioni ufficiali del Ministero della Difesa lasciano trapelare.

Come continuare? Su delega del coordinamento AGiTe mi sono occupato dell’intervento conclusivo facendo due semplici proposte: la prima è l’apposizione di bandiere arcobaleno o di simboli di pace sui balconi della città, in quelli delle sedi istituzionali ed ovunque sia possibile per dimostrare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema.

La seconda, il lancio di un progetto organizzativo ed assembleare, già a partire dalla prossima settimana, che consenta a realtà così diverse di convergere verso la pace ed il disarmo: tempi così difficili richiedono uno sforzo organizzativo e di convergenza in un movimento pacifista ampio ed internazionale che da solo può tentare di fermare la corsa sempre più veloce verso la guerra totale e la minaccia nucleare.