Negli articoli del mainstream si leggono richieste di ulteriori abbattimenti di cinghiali da parte di allevatori, cacciatori specializzati nella caccia al cinghiale e politici filo-venatori, con il pretesto di una fantomatica prevenzione di diffusione dell’epidemia da Peste suina africana.
Si chiede cioè l’uccisione dei selvatici a prescindere: un pretesto per legittimare ancora l’attività venatoria. Eppure varie ricerche scientifiche tra le quali anche dell’European Food Safety Authority (EFSA) riportano che la caccia non è uno strumento efficace per ridurre le dimensioni della popolazione di cinghiali selvatici in Europa e i cacciatori possono fungere da vettori meccanici del virus 1 , con il trasporto di carni infette degli animali cacciati e le loro prassi di eviscerazione.
I cacciatori possono diffondere in maniera incontrollata il virus della PSA e degli altri agenti patogeni degli animali cacciati.
Di questo ne parliamo con Raffaella Baroni, ambientalista e attivista della Lega Abolizione Caccia (LAC) Brescia.
Ha fondato Emergenza Cinghiali, una campagna di sensibilizzazione avviata da LAC e Rifugio Miletta sul tema dei danni strutturali della caccia al cinghiale e delle sue conseguenze sull’ecosistema.

Cosa è la Peste Suina Africana e in quali specie si sta diffondendo?
È un pericolo per l’essere umano?

La PSA (Peste Suina Africana) è una malattia che spaventa tutti gli allevatori europei di suini per il danno economico che può derivare da una sua possibile epidemia. È una malattia virale, non trasmissibile agli esseri umani, contagiosa e spesso letale, che colpisce suini e cinghiali. Cinghiali e suini sono della stessa specie: il cinghiale è l’ancestrale progenitore del nostro suino commerciale, di conseguenza, i patogeni dei suini sono trasmissibili al cinghiale e viceversa.

Quali sono le sue cause? La caccia può esserlo?

La trasmissione avviene fra animali per contatto diretto, da suino malato a sano, tramite vomito, diarrea, zecche dei suini infetti, da cinghiale a maiale detenuto allo stato brado o semi-brado. Vi è poi la trasmissione indiretta che si verifica attraverso attrezzature e indumenti contaminati, che possono veicolare il virus, oppure con la somministrazione ai maiali di scarti di cucina contaminati,
pratica vietata dai regolamenti europei dal 1980, o smaltendo rifiuti alimentari, specie se contenenti carni suine, in modo non corretto. Da varie ricerche si è appurato che il contagio avviene anche all’interno dell’allevamento dall’introduzione di nuovi suini non sufficientemente controllati, durante il trasporto da allevamento ad allevamento se non si rispettano misure di igiene e biosicurezza. Nei documenti della EFSA e del Ministero della salute sono riportati casi di infezione dovuta a importazione di suini malati provenienti da Paesi dell’est dove le misure di biosicurezza non sono state rispettate. Questa modalità di diffusione, definita appunto “fattore umano” è stata all’origine di casi nella Repubblica Ceca, in Ungheria e, presumibilmente, dei casi in Belgio. C’è chi chiede di abbattere cinghiali per combattere la PSA, ma in realtà, sottolineato che non è la soluzione sparare alla ceca ai cinghiali, magari sani, chi va a caccia può causare la diffusione dell’epidemia. I cacciatori infatti, possono fungere da vettori meccanici del virus, durante gli spostamenti, con il trasporto di carni infette degli animali cacciati e attraverso le loro prassi di eviscerazione.
Le battute di caccia inoltre, fanno disperdere i branchi di cinghiale per decine e decine di chilometri e veicolando l’eventuale virus e diffondere il contagio, non solo della Peste suina africana, ma anche di altri agenti patogeni degli animali cacciati.
Riassumendo, è vero che i cinghiali, se infettati, si possono ammalare di PSA, ma possono veicolare la malattia agli animali allevati solo se e quando vengono a contatto diretto con questi e tutto ciò può accadere solo con maiali allevati allo stato brado o semi-brado lasciati senza adeguata recinzione.
E infine, non può accadere negli allevamenti intensivi, chiusi a doppia mandata, tanto diffusi nelle nostre Regioni.

Quale è la risposta delle istituzioni a questa situazione sanitaria?

Per sconfiggere la PSA si utilizzano misure di prevenzione quali monitoraggio, igiene/biosicurezza, una corretta gestione dei rifiuti di origine animale e controllo delle importazioni e i maiali
all’entrata negli allevamenti. C’è purtroppo ancora chi, come il presidente della Coldiretti Prandini, invoca fucilate verso i selvatici, ma questa come spiegato non è la soluzione. Sono diverse le malattie trasmissibili dagli animali all’uomo al mondo, ma questo non si affronta con lo sterminio di tutte le specie non umane, ma con buone pratiche di igiene e di rispetto del nostro ecosistema.
Chiaro e lampante esempio è la pandemia di covid.
Citando la giornalista Sabrina Giannini che ha fatto un’inchiesta a tal proposito:” Dal pipistrello, al pangolino, fino ai visoni e agli animali degli allevamenti. In un anno di emergenza sanitaria dovuta alla diffusione della pandemia di coronavirus, sono state accusate a turno diverse specie, “colpevoli” di aver passato il Sars-Cov-2
all’essere umano. Ma abbiamo puntato il dito verso chiunque, tranne che su noi stessi. L’unico vero motivo per cui la Covid-19 è arrivata fino alla specie umana è che abbiamo distrutto tutto quello che
ci circonda. Abbiamo abusato di habitat che non erano nostri; maltrattato in modi indecenti gli animali selvatici, ma anche quelli degli allevamenti; bruciato ogni connessione con il mondo naturale, dimenticandoci che ne facciamo parte anche noi. Per questo, “Se pensiamo che gli spillover dei virus avvengano solo nei mercati del Sud-est asiatico ci sbagliamo di grosso”.

Quale sarebbe l’intervento politico ideale in soluzione a questa malattia?

L’intervento politico corretto è quello stabilito in questi giorni in Piemonte, dopo la notizia di un cinghiale abbattuto risultato positivo alla PSA. L’assessorato alla Sanità di questa Regione ha subito fatto scattare le “procedure d’emergenza” per delimitare la zona infetta e la zona di sorveglianza. La Regione Piemonte ha chiesto ai sindaci di “vietare sul loro territorio l’esercizio venatorio a tutte le specie” e di “innalzare al livello massimo di allerta la vigilanza sulle misure di biosicurezza nel settore domestico, con particolare riguardo a tutte le operazioni di trasporto e di movimentazione degli animali, di mangimi, prodotti e persone”.

Linee guida EFSA su Peste suina africana
https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/african-swine-fever
https://resolveveneto.it/category/sanita-animale/malattie/peste-suina-africana/mappe-peste-suina-africana/

I cinghiali selvatici possono rappresentare uno dei mezzi di diffusione del virus qualora dovessero entrare in contatto con allevamenti che non rispettano le norme di biosicurezza.

https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?menu=notizie&id=3471

Documento EFSA su Peste Suina Africana
https://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/interactive_tools/asf/factsheets/en/Factsheet.pdf

Campagna Emergenza Cinghiali https://www.emergenzacinghiali.org/psa-e-suidi/

Valutazione di possibili misure di mitigazione per prevenire l’introduzione e la diffusione del virus
della peste suina africana attraverso il cinghiale
https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2014.3616